Un grosso coltello da cucina di quelli usati per tagliare il pane, sarebbe questa l’arma usata per il delitto di Mohammed Ibrahim, il 25enne del Bangladesh strangolato e decapitato nel suo appartamento in uno stabile di corso Francia, a Torino. L’arma bianca è stata rinvenuta dai carabinieri del capoluogo piemontese, che indagano sul caso, durante la perquisitone a carico del fermato e unico indagato per il delitto, un 24enne bengalese bloccato giovedì alla stazione di Torino Porta Nuova e arrestato con l’accusa di omicidio del connazionale. L’uomo aveva portato con sé il coltellaccio nella valigia con cui si era recato in stazione, probabilmente per fuggire, secondo gli inquirenti.

Il coltello nascosto in valigia

La lunga lama del coltello era pulita e avvolta con della carta. All’interno della stessa valigia, i militari dell’arma hanno rinvenuto anche capi di abbigliamento tra cui scarpe e vestiti e altri elementi di rilievo probatorio che ora sono finiti sotto sequestro. Sia sul coltello che sugli abiti rinvenuti infatti saranno effettuate ora tutte le analisi del caso per individuare eventuali resti biologici e tracce di sangue.  Sulle responsabilità dell’uomo, le forze dell’ordine però non sembrano avere dubbi.

Il movente dell'omicidio

Il 24enne arrestato infatti ha rilasciato una sorta di ammissione indiretta. Durante l’interrogatorio in cui ha affermato: “Sono ancora sconvolto da tutto il sangue che ho visto quando gli ho tagliato la testa". Sul movente invece, non ha dato spiegazioni ma per gli inquirenti si tratterrebbe di questioni economiche. In particolare, come rivela La Stampa, quando i due erano coinquilini l’aggressore avrebbe dato dei soldi  alla vittima per sposare una sua cugina, nozze combinate che però non sono mai avvenute e per le quali il 24enne pretendeva un risarcimento.