C’è un fermo per l’omicidio di Mohammad Ibrahim, il 25enne lavapiatti originario del Bangladesh ucciso nel suo appartamento di Torino nella notte tra martedì e mercoledì. Gli uomini della Squadra Mobile guidata da Luigi Mitola, della Questura di Torino, avrebbero fermato un connazionale del giovane ucciso. Importante nelle indagini la collaborazione della comunità del Bangladesh con le forze dell'ordine. Il movente del delitto non è ancora chiaro, ma tra le ipotesi si fa largo quella della vendetta per un debito che non sarebbe stato pagato dalla vittima. Un debito contratto forse per celebrare un matrimonio combinato in Bangladesh, che poi all'ultimo era saltato. Secondo la ricostruzione del quotidiano Repubblica, chi aveva prestato i soldi a Mohammad li rivoleva indietro ma la pandemia lo aveva fermato a lungo senza stipendio e lui non era ancora riuscito a recuperare quella somma.

Il giovane pugnalato al collo e sgozzato, a trovarlo il coinquilino – Il 25enne, secondo la ricostruzione, è stato pugnalato al collo e poi sgozzato. A scoprire il delitto, nell’appartamento di corso Francia 95 a Torino, è stato il coinquilino della vittima al ritorno dal lavoro. C’era sangue ovunque e nell’unica camera della casa il corpo senza vita del 25enne. Il coinquilino, sconvolto, ha chiamato la polizia e degli amici. Per gli uomini della squadra mobile il primo scoglio è stato quello di prendere le impronte digitali e di sequestrare le scarpe di quanti avevano inquinato la scena del crimine. Gli investigatori stanno visionando anche le immagini catturate da una telecamera nell’androne del palazzo. Diverse persone inoltre sono state ascoltate e tra i vari racconti sarebbe emerso quello che potrebbe essere il movente del delitto. Ibrahim lascia la moglie che vive in Bangladesh: la coppia aspettava un figlio.