La vittima, Mohammad Ibrahim
in foto: La vittima, Mohammad Ibrahim

"Sono ancora sconvolto da tutto il sangue che ho visto quando gli ho tagliato la testa". Suona come una confessione l'affermazione che il giovane originario del Bangladesh, arrestato nel corso delle indagini per l'omicidio del connazionale e coetaneo, Mohammad Ibrahim, 25 anni, in Corso Francia a Torino, ha fatto nel corso del lungo interrogatorio reso Ai pubblici Ministeri Valentina Sellaroli e Marco Sanini. Il giovane, fermato alla stazione di Porta Nuova questa mattina, in un primo tempo non voleva rendere dichiarazioni, ma successivamente ha rilasciato una sorta di ammissione indiretta. Il presunto killer e la vittima erano arrivati insieme in Italia nel 2014 dopo essere passati attraverso la Libia. Per un lungo periodo hanno vissuto insieme nell' alloggio dove è avvenuto l'omicidio, poi il giovane fermato ha trovato lavoro come aiuto cuoco in un ristorante di Rosta e si è trasferito a Poirino. Mohamed invece è rimasto in città e lavorava come lavapiatti in una pizzeria di Collegno.

Il movente del terribile omicidio

Sul movente non ha dato, ancora, spiegazioni: "Non voglio dire nulla, ho mal di testa. Sono ancora sconvolto". Come riporta La Stampa, la prima ipotesi è che possa esserci un matrimonio combinato, forse con una parente dell'omicida, e saltato all’ultimo dietro all’omicidio del bengalese. E non è escluso anche un debito di denaro, che avrebbe scatenato la vendetta. Tuttavia stando a quanto trapelato Mohamed non aveva nessun precedente noto, nessun problema economico. Stando alla ricostruzione della polizia scientifica, la vittima sarebbe stata prima tramortita, quindi l'assassino gli avrebbe tagliato la testa  con un grosso coltello da macellaio. L'accanimento sul corpo, ipotizzano gli investigatori, starebbe a simboleggiare il massimo disprezzo nei suoi confronti.