I casi di covid-19 aumentano in tutto il mondo e in ogni Paese imperversa il dibattito sul modo migliore di affrontare l’emergenza. Alcuni, come la Svezia, hanno deciso di affidarsi all’immunità di gregge; altri, come la Francia, hanno optato per misure più restrittive (lockdown totale). C’è però anche una terza soluzione. Negli ultimi giorni si è fatta fa strada l’idea di introdurre una serie di blocchi preventivi, ognuno della durata di una o due settimane.

Lockdown una/due settimane al mese, come funziona

Con un lockdown programmato le chiusure sarebbero pianificate per coincidere con le vacanze scolastiche, in modo da minimizzare le conseguenze negative per il mondo dell’istruzione. La possibilità di conoscere in anticipo le date del blocco darebbe alle imprese la possibilità di organizzarsi e in qualche modo ridurrebbe l’impatto delle restrizioni sull’economia. E, ancora, una durata breve e la scadenza predeterminata sarebbero più accettabili per la popolazione (ed eliminerebbe le incertezze e i dubbi, tipici dell'ansia e delle difficoltà emotive). Resta però da capire l'efficace di un simile provvedimento: chiudere tutto per una settimana e poi permettere alla gente di uscire di casa, vedere amici e familiari, andare al bar e al ristorante – in altre parole, fare una vita normale – è la soluzione giusta per arginare la diffusione del Coronavirus e, nel contempo, attenuare gli effetti sulla salute mentale e sull’economia?

La proposta piace ai virologi

La proposta è stata avanzata dall’immunologa Antonella Viola: "Il lockdown funziona solo se è totale, altrimenti dobbiamo trovare delle misure di convivenza con il virus – ha detto – dico solo che a Padova questa settimana gli aperitivi si facevano alle 16. La settimana al mese servirebbe a smaltire la diffusione del contagio, se non una settimana, almeno 10 giorni. Adesso una settimana non basta, bisogna intervenire con almeno due settimane, ma l'importante è evitare questi decreti caotici, non vediamo gli effetti di uno e subito ne vediamo un altro: programmiamo". Una proposta che piace anche al virologo dell’Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco. "Un andamento periodico ben venga – ha detto ad Agorà su Rai Tre – è un elemento che dovremo tenere in conto, modulandolo in modo rapido rispetto all’evoluzione della situazione. Questa patologia ci terrà compagnia a lungo – conclude il virologo – e sarà importante abbassare la quota di casi per riuscire a recuperare il contact tracing”.