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Caso Unabomber del Nordest, cala il sipario: archiviata l’inchiesta di Trieste, “nessun colpevole”

Il Gip di Trieste ha disposto l’archiviazione del procedimento sul cosiddetto “Unabomber del Nordest”, l’attentatore che per oltre un decennio ha seminato il panico tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
A cura di Davide Falcioni
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Gli investigatori sul luogo in cui venne trovato uno degli ordigni di Unabomber.
Gli investigatori sul luogo in cui venne trovato uno degli ordigni di Unabomber.

Si chiude ufficialmente, e senza nessun colpevole, uno dei capitoli più oscuri della cronaca nera italiana. Il Giudice per le indagini preliminari di Trieste ha infatti disposto l’archiviazione del procedimento sul cosiddetto "Unabomber del Nordest", l'attentatore che per oltre un decennio ha seminato il panico tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’inchiesta, riaperta nel 2022 su istanza del giornalista Marco Maisano e di due vittime, Francesca Girardi e Greta Momesso, non ha portato alla svolta sperata.

Il pilastro della richiesta di archiviazione, avanzata dalla Procura e ora accolta dal Gip, risiede negli esiti della complessa superperizia genetica discussa lo scorso ottobre. Gli esperti hanno analizzato il materiale biologico estratto dai reperti storici, confrontandolo con il DNA di 63 profili, inclusi gli 11 indagati. L'esito è stato categorico: nessuna corrispondenza. Al contrario, le analisi hanno evidenziato tracce pilifere appartenenti a membri della polizia giudiziaria, segno di una verosimile contaminazione avvenuta durante le fasi investigative dell'epoca.

Per l’ingegner Elvo Zornitta, per anni il principale sospettato, la decisione del Gip rappresenta una liberazione totale. Il suo legale, Maurizio Paniz, ha tenuto a precisare che l'inchiesta "si è chiusa in maniera perfetta, senza prescrizione". Zornitta, infatti, aveva formalmente rinunciato alla prescrizione per tutti gli episodi contestati, esigendo una decisione nel merito che attestasse l'estraneità ai fatti. Una scelta coraggiosa per evitare l'estinzione dei reati per decorrenza dei termini e cancellare l'ombra del sospetto legata alla manomissione di una prova chiave operata in passato dall'ispettore Ezio Zernar, già condannato in via definitiva per quel gesto.

Dodici anni di paura causati da Unabomber

La scia di sangue di Unabomber conta complessivamente 32 ordigni piazzati tra il 1994 e il 2006. Una strategia terroristica crudele, basata su trappole esplosive mimetizzate in oggetti quotidiani come tubetti di maionese, bottiglie d'acqua o ovetti Kinder, spesso indirizzate a colpire i più piccoli. Il primo episodio risale al 21 agosto 1994 a Sacile (Pordenone), durante la "Sagra degli Osei", quando l'esplosione di un tubo metallico ferì Daniela Pasquali e i suoi due figli. Il 6 maggio 2006 a Porto Santa Margherita (Caorle), l'ultimo attentato ai danni dell'infermiere Massimiliano Bozzo, che perse tre dita manipolando una bottiglia contenente un ordigno.

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