Bakari Sako ucciso dal branco in strada a Taranto, il gip: “Senso di impunità e disprezzo della vita altrui”

"Senso di impunità e disprezzo della vita altrui", così il gip del tribunale di Taranto descrive il comportamento del branco di giovani e giovanissimi accusati dell'omicidio di Bakari Sako, il 35enne bracciante maliano ucciso all'alba del 9 maggio scorso tra le strade della città vecchia di Taranto. Un'aggressione tanto violenta quanto caratterizzata da un generale senso di impunità, secondo gli inquirenti, visto che è avvenuta quasi di giorno, in strada e senza preoccuparsi minimamente di nascondersi o occultare i volti, inseguendo la vittima fin dentro un locale.
Considerazioni messe nere su bianco dal giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza di custodia cautelare emessa ieri pomeriggio nei confronti del 22enne, sesto indagato, e scaturite dall'analisi dei video delle telecamere di videosorveglianza che hanno permesso poi di incastrare gli aggressori del trentacinquenne in poco tempo. "Sebbene l’odierno fermato non sia stato l’autore materiale dell’accoltellamento fatale, è possibile comunque ritenere sussistente, a suo carico, una responsabilità concorsuale in ordine all’uccisione del Sako" scrive il Gip che ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere.
"Il fermato ha, semplicemente e deliberatamente, scelto di assecondare gli impulsi criminosi dei suoi amici, sfogati – in maniera del tutto estemporanea – su un soggetto che ha avuto la semplice sfortuna di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato" sostiene il giudice, che aggiunge: "Particolarmente allarmante è che, dall'analisi dei filmati in atti, traspare limpidamente la sensazione di impunità con la quale il branco ha agito: essi, infatti, hanno pestato un soggetto sconosciuto in pieno centro città, quasi in orario diurno, non preoccupandosi minimamente di essere visti da testimoni oculari o di essere immortalati dalle telecamere di videosorveglianza. Non si sono minimamente premurati, ad esempio, di occultare il proprio viso, tramite cappucci o caschi, mostrandosi liberamente mentre ponevano in essere una condotta gravemente sprezzante della vita altrui".
Secondo l'inchiesta, sono sei i giovani che hanno aggredito Bakari Sako. Oltre al 22enne, vi è un 20enne, anche lui in carcere, e quatto minorenni tra i 15 e i 16 anni che sono in un istituto minorile. Sabato mattina il trentacinquenne è stato prima circondato e colpito a pugni e quindi inseguito in un bar, dove aveva cercato di rifugiarsi, e infine accoltellato con tre fendenti al petto che lo hanno ucciso.
Tra gli indagati per favoreggiamento anche il gestore del locale in cui la vittima si era rifugiata perché di ragazzi non ha avvertito le forze dell'ordine e inoltre non avrebbe fatto il nome dei ragazzi pur conoscendoli. Intanto attesa per martedì l'affidamento dell'autopsia sul corpo del 35enne ma anche la consulenza ai preferiti sui file video del bar di Piazza Fontana e sui cellulari dei due maggiori e della vittima per cercare di capire se ci fossero stati dei precedenti contatti.