Bakari Sako ucciso a pugni a Taranto, dopo il delitto la baby gang fumava una sigaretta: “Aggredito senza motivo”

Mentre Bakari Sako moriva a terra a Taranto dopo l'aggressione di un gruppo di ragazzini, il 20enne Fabio Sale ha continuato a fumare una sigaretta accanto al giovane bracciante agonizzante, conversando con gli amici. Questo è quanto emerge dalle indagini legate alla morte del bracciante di Massafra, ucciso mentre lasciava la bicicletta per prendere il treno e andare al lavoro.
Il 20enne, unico maggiorenne, si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha deciso di rendere delle dichiarazioni spontanee con le quali ha respinto ogni accusa. Sale ha sostenuto di essere arrivato sul luogo dell'aggressione solo a omicidio avvenuto, mentre per gli inquirenti sarebbe proprio lui uno dei giovani ripresi dalle telecamere di videosorveglianza a bordo di uno scooter mentre tagliavano la strada alla vittima, mimando una pistola con le dita prima di aggredirlo a pugni e coltellate.
L'aggressione è nata dal nulla se non dalla volontà di sopraffare un soggetto recepito in quel momento come più debole e solo. Bakari era in attesa di due figli, esattamente come il 20enne che lo ha ucciso che tra qualche mese diventerà padre. Per il giudice, Sale e i suoi amici, hanno aggredito il 35enne per "sfogare un impulso violento", probabilmente specchio di una personalità incline alla violenza.
Il pestaggio sarebbe espressione, secondo i magistrati, di una freddezza e una brutalità che sono valsi al gruppo la misura della custodia cautelare in carcere. La baby gang avrebbe inoltre agito d colpire a volto scoperto, sicura della propria impunità.
Il gruppo è stato fermato anche grazie alla collaborazione di un barista di un locale nei pressi del luogo dell'omicidio. Anche l'uomo aveva rifiutato di aiutare Sako, che gli aveva chiesto di rimasto nel bar perché "molto impaurito". Qui il bracciante si sarebbe accasciato a terra prima di essere trascinato fuori dal branco.