Luigi Di Maio
in foto: Luigi Di Maio

Sarebbe una commedia buffa il pensiero di come i maggiori difensori politici della famiglia, di fronte ad alcune di queste famiglie in mezzo al mare, si prodighino contro quelle stesse famiglie. Lo sarebbe, buffo, se quel pensiero non fosse una rappresentazione del reale, che essendo tale diventa tragico: Salvini rifiuta in blocco l'accoglienza, mentre Di Maio, bontà sua, propone di dividere le famiglie fra Stati diversi.

Di Maio propone di accogliere quattro donne e tre bambini di uno, tre e sette anni, su un totale di 39 persone. E poi di lavarsi le mani di fronte a tutti gli altri, fra cui quattro minori non accompagnati, evidentemente già troppo grandi per essere definiti bambini. Non sappiamo l'età, sappiamo solo che sono quattro minori non accompagnati. Magari hanno tredici anni, o quindici. Insomma, Di Maio a quindici anni si sentiva già uomo, è giusto che anche loro si sentano grandi e tornino in Libia, no? Questo, mi pare di capire, è il suo ragionamento, sono le sue mani sciacquate nella stessa bacinella del fu Ponzio, di fronte alla folla elettrice e urlante.

Eppure quando nella Storia qualcuno ha provato a dividere le persone sulla base di una discriminazione il finale non è mai stato allegro.

A destra donne e bambini, dall'altra gli uomini. Da una parte i salvati e dall'altra i sommersi. Non erano bei tempi quando si dividevano le famiglie, i parenti, i popoli. Vi ricordate? Finì che alla maggioranza rasarono i capelli per farci l'imbottitura per gli stivali della Luftwaffe, l'aviazione militare tedesca. Fa impressione pensarci, vero? Potevo scegliere un altro esempio? Purtroppo sì perché ce ne sono a dozzine, alcuni anche più atroci.

In Libia oggi non rasano i capelli, o almeno non ne abbiamo notizia. Però nelle carceri libiche ti danno un telefono, ti puntano una pistola alla testa, ti obbligano a chiamare casa e mettono la chiamata in viva voce.
"Ciao mamma, sono io".
"Ciao Samir, come stai?"
E a quel punto i carcerieri iniziano a torturarti, per far arrivare le tue grida fino in famiglia, all'altro capo del telefono. Tu all'inizio provi a non urlare, ci provano tutti al principio, ma alla fine urli e supplichi la mamma che ti mandino dei soldi che sai già non hanno, che è poi il motivo per cui sei partito: la ricerca di una possibilità. I carcerieri vengono da te ogni giorno, fino a che quei soldi non te li mandano, oppure non hanno più nessuno vivo da torturare. Ogni giorno. Il rumore dei passi, il telefono in mano e le botte con i bastoni corti, quelle specie di manganelli appuntiti tirati sui calcagni. Succede questo nelle carceri libiche. Succederà presumibilmente questo, ai migranti in mezzo al mare, se uno Stato europeo non alzerà la testa per dire: "Noi ci stiamo, noi vi accogliamo".

L'Europa deve interessarsene, questo è un punto fermo nel quale credo. Ma chiamare l'Europa alla responsabilità non può essere una chiamata concepita su una base ricattatoria fatta sulla pelle dei più deboli, anche perché abbiamo già provato – negli anni – l'inefficacia del gesto.

Perciò sì, cara Europa, muoviti. Ma questi diseredati dalla vita hanno bisogno di essere salvati ORA. Non dopo. Poi tratteremo, parleremo, batteremo i pugni sul tavolo, e se necessario su quei tavoli ci metteremo in piedi, urlando, e io sarò con voi. Ma ora vanno salvati. Ora, non poi. Perché il poi in questo caso non avrà futuro, se non verranno salvati ORA.

"Prima le donne e i bambini" può andare bene alla cassa del supermercato, perché è complicato tenere un bambino piccolo in braccio, che magari piange, e a cui sicuramente non interessa la spesa della mamma perché lui il latte ce l'ha già pronto nella tetta. Ma in quel caso l'uomo in fila paga alla cassa il turno dopo, roba di cinque minuti di differenza, un tempo paragonabile a quello della pipì di una farfalla.

Rifiutare l'accoglienza degli uomini in mezzo al mare, oggi, significherebbe rifiutare l'Uomo nella sua totalità. Non è una questione di genere ma di razza, e come diceva Einstein di razza ne esiste solo una, quella umana.