In Piazza San Carlo a Torino il 3 giugno del 2017, quando oltre 1500 persone rimasero ferite nella calca per il fuggi fuggi generale e perse la vita la 38enne Erika Pioletti, fu omicidio preterintenzionale. Lo ha ribadito nelle scorse ore la Corte di Cassazione confermando così la validità dell'ipotesi accusatoria formulata dalla Procura del capoluogo piemontese contro la banda di rapinatori che avrebbero scatenato il panico tra la folla. La suprema Corte infatti ha respinto i ricorsi presentati dai legali degli imputati, cinque giovani accusati di essere componenti della cosiddetta "banda dello spray al peperoncino". Per i pm il gruppo spruzzava spray urticante nelle manifestazioni affollate in modo da creare scompiglio e poter rubare indisturbato e così avrebbe fatto anche quella sera a Torino dove si assisteva in piazza alla finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid  in un maxi-schermo allestito appositamente. Il gesto però ebbe come effetto di creare il panico tra le persone radunate, molte delle quali rimasero schiacciate. Durante l'udienza, il procuratore generale presso la Cassazione si è detto d’accordo con i pm ricordando nel  suo intervento anche la tragedia di sabato sera nella discoteca di Corinaldo dove sarebbe stato proprio uno spray urticante spruzzato tra la folla a mettere i presenti in subbuglio e causare le condizioni che hanno portato alla morte di sei persone.

Intanto un altro capitolo giudiziario dei fatti di Piazza San Carlo, quello relativo alle carenze nell’organizzazione e nella gestione dell’evento, si è chiuso con l’archiviazione per l’allora prefetto Renato Saccone e altri sei indagati tra cui il vicecomandante della polizia municipale di Torino e cinque componenti della Commissione provinciale di vigilanza. Il gip Irene Gallesio infatti ha respinto il ricorso presentato dai legali delle parti civili contro l'archiviazione chiesta dai pm stabilendo che sia il Prefetto sia  la Commissione di vigilanza hanno agito correttamente  e non potevano fare altro.  Proseguirà invece 20 dicembre con l’udienza preliminare il procedimento a carico della sindaca Chiara Appendino, dell’ex questore Angelo Sanna e degli altri tredici imputati accusati di lacune organizzative.