Caos a Torino in Piazza San Carlo
23 Giugno 2020
22:48

Morta dopo caos in piazza San Carlo, radiologi indagati: “A causa loro Marisa rimase tetraplegica”

Sono indagati dalla Procura di Torino con l’accusa di omicidio colposo due radiologi dell’ospedale Maria Vittoria e delle Molinette per la morte di Marisa Amato, la 64enne travolta dalla folla in piazza San Carlo, la sera del 3 giugno 2017 durante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, e morta nel gennaio del 2019. Secondo l’accusa, i due camici bianchi non avrebbero visto la microfrattura a livello cervicale che avrebbe determinato la paralisi e di conseguenza il decesso della donna.
A cura di Ida Artiaco
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Omicidio colposo: è questa l'accusa che i pm di Torino hanno mosso contro due medici radiologici per la morte di Marisa Amato, la 64enne travolta dalla folla in piazza San Carlo, la sera del 3 giugno 2017 durante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, mentre si trovava con il marito Vincenzo, e deceduta diciannove mesi più tardi. I due camici bianchi, uno in servizio al Maria Vittoria e l'altro all'ospedale Molinette, non avrebbero visto la frattura a livello cervicale che ha reso di fatto la donna tetraplegica. Per questo le fu tolto il collare e fu spostata con manovre del personale sanitario che le causarono prima la tetraplegia e poi, per conseguenza di quella situazione di fragilità, la morte per broncopolmonite avvenuta il 25 gennaio del 2019.

Il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo ha chiuso l’inchiesta e ha inviato ai due indagati l’avviso di conclusione indagine. Per il Maria Vittoria si tratta di Andrea Rusciano (difeso dall’avvocato Gian Maria Nicastro), che "la notte del 4 giugno, refertando negativamente l’indagine del neurocranio e del rachide cervicale, omise di rilevare la lesione cervicale consistente in una frattura dell’apofisi traversa di C6 con frattura della faccetta articolare di C6 con frammento di apofisi articolare isolata e detroncazione dell’apice della faccetta articolare superiore di C6″. In altre parole, il radiologo non si accorse della presenza di una frattura dei processi articolari delle vertebre cervicali. Anche alle Molinette fu commesso lo stesso errore, quando la paziente venne trasferita: la donna qui fu seguita dal radiologo Augusto Russo (assistito dall'avvocato Roberto Trinchero). In assenza di fratture rilevate, non le fu fatta una risonanza magnetica e le fu tolto il collare. Così la frattura "non fu stabilizzata" e Marisa Amato "non venne operata". La mattina del 6 giugno la donna si sveglia completamente paralizzata. Secondo la tesi della procura, entrambi "concorrevano a cagionare la morte avvenuta per shock settico, favorita dalla condizione di tetraplegia e dall’essere rimasta forzatamente a letto". Ma il legale Nicastro difende il suo assistito: "Riteniamo di riuscire a dimostrare, già in sede di udienza preliminare che quella disgraziata notte non vi erano all’ospedale Maria Vittoriale condizioni oggettive per rendere una prestazione più attenta a causa dell’enorme afflusso di pazienti che si verificò. Il dottor Rusciano fece tutto quello che, in quel contesto, era umanamente possibile".

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