In queste ore una notizia sta letteralmente facendo il giro del Web, totalizzando in pochissimo tempo decine di migliaia di condivisioni. Una semplice immagine, di qualità pessima, annuncia che il Senato ha dato il via libera a una legge che introduce la possibilità, per i soli immigrati, di ottenere la patente di guida gratis, con 30 punti iniziali anziché i normali 20 punti assegnati agli italiani. "Adesso basta siamo stanchi di queste ingiustizie magari poi dobbiamo vederli ubriachi che fanno stragi per le strade #Condividi se sei indignato", scrive nel post d'accompagnamento la pagina Facebook "Italiani compatti I", che conta oltre 60.000 follower. Nel testo dell'immagine condivisa da una moltitudine di utenti invece si legge: "Mentre eravamo tutti distratti dalla tragedia del terremoto, proprio ieri il Senato ha approvato – con ben 303 voti a favore e solo 116 contrari – la modifica dell'art. 126 ter del codice della strada, che prevede l'ottenimento della patente GRATIS per tutti gli immigrati che la richiedono, e con ben 30 punti iniziali anziché 20 come NOI ITALIANI". Sebbene il messaggio sgrammaticato contenga non solo errori di punteggiatura, ma anche di contenuto – per fare un esempio, il numero dei senatori è sbagliato. Il numero totale dei parlamentari di Palazzo Madama è 315, infatti, più eventuali senatori a vita si arriva a massimo 320, mentre 303 + 116 fa 419 – il post ha raggiunto 22.990 condivisioni e oltre 600 commenti indignati.

"Sono tutti bravi al senato perché tanto aumentano le tasse all'italiano e non toccano il loro stipendio bravi ma e ora che la smettete di tirare la corda perché l'italiani hanno le scatole pieni …aiutati prima noi italiani e se rimane gli stranieri", scrive Maurizio. "Se fosse possibile scrivere di lato a destra anziché Repubblica Italiana (e l'Africa fosse una nazione come noi) potremmo scrivere Repubblica Africana sarebbe meno improprio. CHE VERGOGNA!!!!!!!!!", commenta invece Carlo. "Ma allora siete proprio dei pazzi irrecuperabili e traditori , siete contro il popolo italiano . State dando la patente per ucciderci a tutti basta che ve la chiedano", sostiene Luigi.

Tra i vari commenti postati sotto l'immagine, si rilevano anche quelli di svariati utenti che cercano di far ragionare gli indignati condivisori della bufala, senza successo. "Ma la smettete di condividere stupidaggini? Ma perché non state a casa a leggere un buon libro per cercare di inculcare un po' di intelligenza alle vostre idee invece di fomentare solo odio e razzismo?", scrive Antonella. "Mi meraviglio di chi in un momento così tragico trova il tempo per pubblicare queste cavolate. Vergognatevi!", commenta Antonella.

Nonostante i messaggi di debunking, però, le condivisioni e i commenti indignati aumentano a vista d'occhio, ora dopo ora. La notizia è ovviamente falsa: nessuna legge del genere è stata mai approvata, il numero dei senatori è sbagliato e l'articolo 126 ter del codice della strada non esiste. Esistono tuttalpiù un 126 e un 126 bis, che però regolano la durata della patente di guida.

Aggiornamento.

Nel corso della giornata, a molte ore di distanza dalla pubblicazione del post, quando ormai le condivisioni erano arrivate a circa 82.000 unità, la pagina Italiani Compatti I ha modificato la didascalia di accompagnamento alla bufala scrivendo: "La bufala che gira sul Web: fate attenzione a ciò che condividete". Non solo, ma contrariamente a quanto evidenziato nelle ore successive alla pubblicazione del post su Facebook, la bufala non avrebbe avuto origine dalla pagina Italiani Compatti I, ma sarebbe stata creata da Gianluca, un utente Facebook che nulla c'entra con la pagina che ha poi rilanciato il post, allo scopo di analizzare il fenomeno che sarebbe derivato dalla pubblicazione della notizia falsa, una sorta di esperimento sociale.

Come spiega Gianluca sul suo profilo Facebook, non pensava che il post potesse davvero originare un fenomeno del genere: "Mi arrendo: ha vinto l’ignoranza populista, intrisa di odio e razzismo, ha vinto il gentismo, ha vinto la cattiveria che acceca ed induce a condividere qualsiasi cosa senza averla non solo capita, ma nemmeno letta fino in fondo. Hanno vinto i siti che di queste cose ci campano: snaturando quello che era nato come un mix tra “burla-sfottò” ed esperimento sociale, scaricando e condividendo solo la bufala senza il mio commento, facendola loro, trasformandola
così nell’ennesima esca acchiappa-click (e soldi) a sfondo razzista".

"Non era assolutamente questo, il mio intento, ma non avevo fatto i conti con gli “sciacalli” del web, sempre pronti a sfruttare, a fin di lucro, il malcontento e la pochezza del popolo-bue. Il mio “esperimento-burla” è ormai fuori controllo: le  condivisioni sui vari social sono centinaia di migliaia (su Twitter ieri la mia bufala è stata-ahimè-il trend topic del giorno). Mi spiace anche che i vari siti e pagine esperte del settore-bufale
(tranne David Puente, che ringrazio pubblicamente, e pochi altri), non abbiano verificato la vera natura di questa bufala ed abbiano in un certo senso contribuito alla “malainformazione” che loro stessi combattono", prosegue Gianluca.

"Che dire poi delle migliaia di abominevoli commenti, quasi tutti a sfondo razzista? Sicuramente ho peccato di superficialità e di ingenuità: ma l’ho fatto in buona fede, ed in casa mia (ho postato questa cosa solo sulla MIA pagina Facebook). Tutto questo mi spaventa parecchio: pensare che decine di migliaia di persone abbiano condiviso questa cosa credendoci (pur essendo scritto in maiuscolo che è una bufala !) è davvero inquietante. Questa è gente che educa figli, magari qualcuno è perfino un’insegnante, ma soprattutto è gente che ha diritto di voto, quindi il potere di contribuire a decidere il nostro futuro. Tutta questa vicenda mi ha fatto riflettere sul fatto che non  sempre la democrazia è una cosa positiva, anzi! Forse sarebbe il caso di istituire una sorta di ‘esame di educazione civica', prima di concedere il diritto di voto proprio a tutti. Chiedo scusa a chi si sia in qualche modo sentito offeso o ferito da questo mio ‘esperimento' o da queste mie parole", conclude Giancluca.