Courier spiega perché vede in Sinner un killer: “Arriva alle spalle e sei morto. Seppellisce le emozioni”

Jim Courier non ha scelto una formula morbida per raccontare Jannik Sinner. Con il Roland Garros nelle sue fasi iniziali, il 55enne americano, ex numero 1 del mondo e due volte campione a Parigi, ha descritto il tennista italiano con un'immagine brutale, ma usata nel senso più alto possibile dal punto di vista sportivo: quella del killer freddo, del giocatore che non concede segnali, non mostra crepe e non lascia all'avversario il tempo di capire dove sta andando la partita.
"Jannik ha lo sguardo dell'assassino. Arriva alle spalle, senza farsi sentire e, bang, sei morto. Ti taglia la gola o ti fredda con un colpo di pistola, poco cambia, poi passa alla prossima vittima. È così focalizzato sul lavoro da fare che seppellisce le emozioni, una ad una. Se si permettesse di provarle, rischierebbe di perdere lucidità". È questa la frase più forte dell'intervista rilasciata al Corriere della Sera da Courier, oggi analista e voce tra le più ascoltate del circuito.

Per Courier la grandezza di Sinner numero uno al mondo non sta soltanto nel diritto, nel rovescio o nella capacità di comandare lo scambio. Sta soprattutto nella testa. Nella capacità di prendere una partita, dividerla in momenti più piccoli e affrontare ogni punto come se fosse un problema separato dal resto. Senza lasciarsi trascinare dal punteggio, dalla pressione o da quello che accade fuori dal campo.
Perché Courier considera Sinner un "killer professionista"
Il classe '70 della Florida insiste proprio su questo aspetto: Sinner è l'unico vero avversario di Sinner. "Sa ragionare per compartimenti stagni: è come se prendesse il match e lo scomponesse in tanti momenti decisivi, ciascuno da affrontare nel presente", ha infatti spiegato l'ex campione americano. Una qualità che, secondo lui, si è vista anche nella gestione del caso doping, affrontato mentre continuava a vincere e a mantenere altissimo il proprio rendimento.

La mente, per Courier, è il vero superpotere dell'altoatesino. Anche nella sconfitta più dura, quella al Roland Garros contro Carlos Alcaraz, non ha visto un crollo emotivo. "Molti ne sarebbero usciti a pezzi: Jannik tre settimane dopo conquistava Wimbledon. Considero la sua capacità di tenere sotto controllo il battito del cuore nei momenti di tensione una qualità magica. Da killer professionista, appunto" ha difatti aggiunto il due volte vincitore del Roland Garros.
Ed a questo punto il paragone con i Big Three diventa inevitabile. Courier vede in Sinner qualcosa di Djokovic per l'impostazione del tennis, qualcosa di Nadal per il rifiuto della sconfitta e una struttura mentale rarissima. Non una freddezza vuota, ma una forma di controllo. Il modo in cui Jannik cancella il rumore, nasconde la fatica e continua a giocare come se l'emozione fosse una variabile da eliminare.

Anche la rivalità con Alcaraz, per Courier, ha già una dimensione speciale. Più che ai Big Three, gli ricorda Evert-Navratilova: due stili opposti, due personalità diverse, due poli capaci di dividere il tifo. Ma a Parigi, senza Carlos, la narrazione è tutta su Sinner. E proprio per questo il Roland Garros diventa un altro test sulla sua qualità più importante: restare se stesso anche quando tutti guardano solo lui.