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“Il maggiordomo del Papa non è l’unico corvo del Vaticano. I corvi sono tanti, più di 20 persone, tutte legate alla Santa Sede. Siamo donne e uomini, laici e prelati. Se abbiamo fatto uscire i documenti dall’Appartamento del Papa è stato per compiere un’operazione di trasparenza nella Chiesa. Ora, dopo la rinuncia di Benedetto XVI al pontificato, e alla vigilia del Conclave, il caso Vatileaks continua a tenere banco. E per noi è venuto il momento di tornare a parlare”.

E’ quanto afferma un autodefinito "ex corvo" al quotidiano Repubblica, che scrive di averlo intervistato in un bar del quartiere Parioli a Roma. Ovviamente la sua è una testimonianza assolutamente anonima (tranne per il fatto che è "una persona credente, fedelissima alla Chiesa, ha una perfetta conoscenza della macchina vaticana, dei suoi protagonisti, e spiccate competenze in materia finanziaria" scrive Marco Ansaldo) nella quale rivela che "i documenti fuoriusciti avevano portato a un'atmosfera di tutti contro tutti in Curia. E il Papa voleva capire cosa stesse succedendo, e se il malumore che aveva spinto quelle persone a utilizzare il suo maggiordomo fosse stata la molla di un disagio più grande". Il sedicente corvo precisa un punto importante e cioè che l'operazione Vatileaks, i cui mandanti andrebbero cercati "nelle alte sfere" vaticane, non ha portato alle dimissioni di Benedetto XVI, che "non si è dimesso per Vatileaks. Anzi, la sua presenza continuava a giustificare un determinato andazzo che invece Ratzinger voleva scardinare". La rinuncia del Papa "è una sfida per ripartire da zero" prosegue il corvo.

Cosa contiene quel dossier segreto?  Nel rapporto c'è la storia della lobby gay, che "è verissima: potrei fare nomi e cognomi di cardinali e monsignori, di vescovi e funzionari" continua l'uomo. Ci sono poi "questioni finanziarie legate allo Ior", prosegue il corvo, evidenziano l'esistenza di altri documenti oltre a quelli già venuti alla luce: "Il libro ‘Sua Santità' non contiene tutti i documenti in possesso di Nuzzi (l'autore del libro che sta facendo tremare la Santa Sede, ndr)".  Ma l'operazione Vatileaks quando è cominciato? “Bisogna fare un passo indietro a circa un paio di anni fa – rammenta il corvo -, nel momento in cui il Santo Padre decise di realizzare attraverso monsignor Carlo Maria Viganò un’operazione di razionalizzazione nelle attività economiche dalla Santa Sede, unite all’opera di trasparenza affidata a Gotti allo Ior”.
Il successo di Vatileaks, aggiunge, "dipende da chi sarà il Papa eletto, da quale fazione verrà votato, e da chi sarà alla testa della prossima Segreteria di Stato".