"I bambini sono maschi, le bambine sono femmine. La natura non si scioglie, stop gender nelle scuole". Con questo slogan il Bus della Libertà sta portando avanti il suo tour in diverse città italiane (Bologna, Bari, Roma, Napoli, Milano ). Ad annunciare l'arrivo dell'autobus antigender cartelloni pubblicitari che vedono delle lunghe mani nere porgere ad una bambina un paio di baffi e a un bambino un reggiseno, il tutto sovrastato dalla frase "basta violenza di genere", nell'evidente tentativo di fare una gran confusione e utilizzare i temi delle battaglie contro la discriminazione sessuale e la violenza maschile contro le donne declinandoli con tutt'altro significato

A promuovere l'iniziativa sono quelli di Generazione Famiglia, il network erede di Manif Pour Tous Italia, la sigla che rilanciava nel nostro paese la mobilitazione contro i matrimoni omosessuali in Francia tra i promotori delle manifestazioni e le campagne profamily e antigender. Ma da dove vengono i soldi per sostenere l'iniziativa e l'idea del tour su quattro ruote antigender? Sul bus arancione in questi giorni in giro per l'Italia spicca la réclame del sito internet citizengo.org: basta cliccare per scoprire che si tratta di una sorta di change.org dell'oltranzismo di destra ultracattolico. Una piattaforma per raccogliere firme, presentata come uno spazio aperto ai cittadini e alla partecipazione online, dove è possibile sottoscrivere le petizioni presentate che hanno sempre lo stesso tenore e gli stessi temi: gender, aborto, vaccini (si c'è spazio anche per la propaganda no vax). Le raccolte firme non sono promosse solo da CitizenGo.org – come ci ha fatto notare il responsabile campagne Filippo Savarese e come riportato inizialmente nell'articolo – ma anche da altri soggetti come il Movimento per la Vita (che lotta contro la legalizzazione dell'aborto), l'Onlus Porte Aperte (che si occupa dei cristiani perseguitati nel mondo) o il Moige (importante associazione di genitori, spesso non esattamente su posizioni progressiste), e da chiunque voglia utilizzare CitizenGo come megafono.

Cos'è CitizenGo Italia?

CitizenGo Italia – ci sono sezioni in lingua per molti paesi europei e ovviamente in tutti quelli a maggioranza cattolica – nel 2016 ha presentato un bilancio (consultabile sul sito) di 1.853.950 euro, di questi 209.233 provengono dai "donatori regolari", ovvero da chi ha sottoscritto un accordo per la donazione diretta e mensile di una piccola somma, ma la ben più sostanziosa cifra di 1.644.726 euro è arrivata da non meglio altrimenti specificati "donatori". Una cifra notevole per una fondazione tutto sommato misconosciuta, che ha in buona sostanza l'obiettivo di fare attività di lobby sui temi cari al fronte cattolico più oltranzista: la difesa della famiglia tradizionale, la difesa della vita contro la libertà delle donne ad abortire, e ovviamente contro i diritti della comunità LGBTQ. Il tutto in nome della libertà d'espressione.

Un network ultracattolico internazionale nato in Spagna

La piattaforma però non è una creatura italiana. Il network nasce in Spagna nel 2001, per poi prendere piede nell'opposizioni alle leggi del governo Zapatero (prima fra tutte il matrimonio tra persone dello stesso sesso), trasformandosi nel 2013 in una fondazione "nata dall’esperienza e dall’amicizia di un gruppo di persone desiderose di lavorare al servizio della società, per promuovere il rispetto in tutti i contesti della dignità umana e dei diritti che scaturiscono da essa", recita il sito. "A partire da una visione cristiana dell’essere umano dell'ordine sociale, vogliamo offrire a tutti i cittadini uno strumento per contribuire al miglioramento della nostra società. – si legge ancora – L’uomo è un essere razionale (cioè intelligente), libero (responsabile delle sue azioni), morale (capace di distinguere il bene dal male) e creato a immagine di Dio. Quindi l’uomo va considerato superiore al resto dell’universo e rappresenta un valore in sé".

HazteOir (questo il nome spagnolo di CitizenGo) è stata dichiarata dal governo del Partido Popular (d'ispirazione cattolica) un ente di "pubblica utilità", potendo così godere di significativi sgravi fiscali. Una scelta che ha provocato non poche polemiche, anche e soprattutto dopo che un'analoga iniziativa a quella in atto in Italia con il Bus della Libertà aveva provocato tensioni e manifestazioni di sdegno in diverse città del paese. Ignacio Arsuaga Rato è il portavoce e fondatore del network. È anche l'amministratore e socio unico dell'agenzia di pubblicità "Grass Communications", specializzata in social media e in campagne per la raccolta fondi. Classe 1973, avvocato della buona società, proveniente da una famiglia di imprenditori, Arsuaga ha un aspetta calmo e rassicurante. La stessa veste che è riuscito a dare ai contenuti estremisti delle petizioni online che lancia sulla sua piattaforma multilingue, riuscendo a raggiungere milioni di persone (avrebbe raccolto 7,5 milioni di indirizzi email di cittadini sensibili ai temi che propaganda) e ad attrarre fondi.