Come annunciato pochi giorni fa, il presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, ha ufficialmente riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele. "Gerusalemme è la capitale di Israele: è giunto il momento. Non possiamo risolvere la questione mediorientale con il vecchio approccio, ne serve uno nuovo. La scelta di oggi su Gerusalemme è necessaria per la pace e la pace in Medio Oriente è necessaria per espellere il radicalismo", ha dichiarato il presidente Trump motivando la sua decisione. "Israele è uno Stato sovrano e ha il diritto di determinare la propria capitale. Gerusalemme è sede del governo israeliano, casa del Parlamento israeliano, così come della Corte suprema, della residenza ufficiale del premier e di quella del presidente. Quindi è il quartier generale di tutte le istituzioni e dei ministeri", ha proseguito Donald Trump, dando inoltre ordine al dipartimento di Stato di sviluppare un piano per trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

"Dio benedica gli israeliani, Dio benedica i palestinesi", ha concluso il presidente degli Stati Uniti d'America. La presa di posizione di Trump è stata positivamente accolta dal premier Benyamin Netanyahu, il quale a caldo l'ha definita "una pietra miliare, una decisione storica, un atto giusto e coraggioso". Di diverso avviso, ovviamente, Hamas, che ha duramente criticato gli Stati Uniti e dichiarato: "Trump ha aperto le porte dell’Inferno". 

In realtà, la decisione dà seguito a una legge del 1995, con la quale si riconosceva Gerusalemme come capitale di Israele, che però finora non era mai stata pienamente attuata, rinviando di sei mesi in sei mesi il riconoscimento ufficiale proprio perché rischiosa dal punto di vista del mantenimento dei precari equilibri geopolitici in Medioriente. Intanto, però, nonostante la decisione, il Dipartimento di stato americano ha invitato tutto il suo personale a non viaggiare in Israele, Gerusalemme e Cisgiordania almeno fino al prossimo 20 dicembre, se non per estrema necessità, per paura di eventuali ritorsioni a seguito dell'annuncio di Trump.

La decisione del presidente degli Stati Uniti potrebbe infatti provocare fortissime tensioni in Medioriente e già pochi giorni fa Hamas, l'organizzazione palestinese che controlla Gaza, criticando Trump, ha dichiarato di non aver gradito le parole del presidente americano e minacciato una nuova Intifada: "Si tratta di una decisione che sarebbe vista come un attacco alla città da parte di Washington. Mettiamo in guardia da tali sviluppi e facciamo appello al popolo palestinese di rilanciare la lotta armata se queste ingiuste decisioni riguardo Gerusalemme fossero adottate". 

Le reazioni politiche.

L'Organizzazione per la liberazione della Palestina ha duramente contestato Trump: "Riconoscendo Gerusalemme capitale di Israele e preannunciando lo spostamento dell'ambasciata americana da Tel Aviv, Donald Trump ha distrutto ogni speranza di soluzione di pace sulla base del principio dei due Stati come previsti dagli accordi di Oslo del 1993". Ancora più duro il presidente palestinese Abu Mazen, che in un discorso alla Nazione ha detto: "La decisione odierna di Trump equivale a una rinuncia da parte degli Stati del ruolo di mediatori di pace" e ordinato alla delegazione diplomatica palestinese di lasciare Washington e di rientrare in patria. "Gerusalemme è la capitale eterna dello Stato di Palestina", ha concluso Abu Mazen, accusando Trump di aver offerto un premio immeritato a Israele "che pure infrange tutti gli accordi".

Per nulla d'accordo con la decisione di Trump il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres: "Dal mio primo giorno qui mi sono costantemente dichiarato contrario a ogni misura unilaterale che metta a repentaglio la prospettiva della pace. Solo realizzando la visione di due Stati che convivono in pace e sicurezza, con Gerusalemme capitale di Israele e della Palestina, tutte le questioni sullo status saranno risolte in via definitiva attraverso negoziati, e le legittime aspirazioni di entrambi i popoli saranno raggiunte". 

Durissima anche la reazione del presidente francese, Emmanuel Macron: "La Francia non approva la deplorevole decisione del presidente Us", ha dichiarato Macron invitando però alla calma.

"L'Egitto denuncia la decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele e respinge ogni effetto di questa decisione", mentre la Turchia commenta: "Irresponsabile e illegale la decisione dell'amministrazione americana. Condanniamo questa dichiarazione irresponsabile dell'amministrazione americana la decisione è contro il diritto internazionale e contro importanti risoluzioni Onu".

Anche il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, ha esortato a definire il futuro di Gerusalemme "nell'ambito del processo di pace basato sui due Stati, Israele e Palestina".