Niente geolocalizzazione nei post: così proteggiamo dall’overtourism i luoghi incontaminati prima che diventino virali
Se bazzicate le community online riguardanti la musica o il cinema, più di una volta avrete sentito parlare di "gatekeeping" e, anche se la parola non vi suona familiare, è molto probabile che abbiate assistito alla dinamica. Si tratta del tentativo di proteggere un'opera o un artista che si considera di nicchia, o comunque ancora incontaminato dalle grandi masse. Spesso, discorsi di questo tipo vengono visti come un pretenzioso tentativo di sembrare diversi a ogni costo. Ci sono casi, però, in cui questa "protezione" è più che necessaria e che vedono la nascita di fenomeni come #nogeotag. Si tratta di uno stratagemma messo in atto dai turisti, soprattutto influencer, che evitano di geolocalizzare i luoghi che compaiono nei loro post su Instagram, per evitare che questi diventino virali. Stratagemmi come questo sono spia di una nuova sensibilità che sta nascendo attorno al fenomeno dell'overtourism, che negli ultimi anni sta soffocando diverse località, in particolare quelle che attirano l'attenzione del vasto pubblico dei social.
#nogeotag sulle Dolomiti e il caso Timothée Chalamet
In Italia, uno dei territori che negli ultimi anni sono stati più colpiti dal turismo di massa sono le Dolomiti. Località come il Lago di Braies o le Tre Cime di Lavaredo hanno visto arrivare centinaia di migliaia di turisti che non erano lì per una semplice escursione o per ammirare il paesaggio, ma per poter dire di essere stati anche loro nel luogo che avevano visto in un reel da milioni di visualizzazioni. Ci sono poi i fenomeni social come i krapfen del Rifugio Friedrich August, che hanno fatto della bellezza delle Dolomiti solo lo sfondo per le foto di un bancone pieno di prelibatezze.
Lo scorso 12 settembre, poi, l'attore Timothée Chalamet aveva pubblicato un post che documentava la sua vacanza fatta con il padre proprio sulle Dolomiti. Molte persone hanno criticato il gesto, sostenendo che, per un attore con un profilo da 21 milioni di follower, mostrarsi in quel luogo non avrebbe fatto altro che aumentare la pressione del turismo di massa. Chi invece ha voluto vedere oltre la polemica ha fatto notare che l'attore, nel suo post, non aveva inserito la geolocalizzazione dei luoghi in cui sono state scattate le foto. Un gesto che, da parte sua, molto probabilmente era mirato più a salvaguardare la privacy, ma che ha indirettamente acceso i riflettori proprio su #nogeotag, che diversi influencer, soprattutto quelli specializzati sul tema dei viaggi, stavano già adottando da qualche tempo.
Nelle zone già sovraesposte servono rinforzi
Sebbene questa nuova pratica sia efficace nel comunicare la gravità raggiunta dal problema dell'overtourism e sia un giusto invito alla sensibilità, dal punto di vista pratico la situazione è più complessa. In primo luogo perché la geolocalizzazione non sempre è un male, anzi, per alcune zone in cui il turismo fatica a fiorire può essere una svolta. Invece, per quanto riguarda le città e i luoghi che ormai sono virali già da tempo, è difficile riuscire a diminuire la pressione del turismo di massa solo con questo nobile ma piccolo gesto.
Proprio per questo motivo, in Alto Adige ci si è preparati a gestire più che a prevenire. Già dall'estate 2026, sono stati introdotti dei nuovi ranger chiamati Südtirol Alto Adige Ranger. Si tratta di un totale di 22 operatori aggiuntivi, distribuiti nelle aree più critiche, che avranno il compito di guidare la miriade di visitatori ad un turismo responsabile, evitare il volo di droni e assicurarsi che il rapporto con la fauna avvenga in modo sicuro e rispettoso degli animali.
A livello internazionale, invece, si è iniziato a operare anche in ottica predittiva. In diversi parchi naturali di Svizzera, Germania e Austria, infatti ci si sta dotando di veri e propri "Digital Ranger". Si tratta di figure incaricate di svolgere un attento monitoraggio dei trend digitali, cercando di prevedere, tramite analisi statistiche, quali luoghi rischiano di andare incontro a una viralità estrema. In questo modo è possibile organizzarsi preventivamente alla gestione di un afflusso di turisti molto più consistente del normale.