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Lidi in spiaggia cosa possono proibire, Massimiliano Dona: “Sì a cibo e bevande, bagno solo per clienti”

L’estate è alle porte e, tra la crisi energetica e i prezzi folli delle compagnie aeree, gli italiani si chiedono quale sarà la situazione per gli stabilimenti balneari. Massimiliano Dona, presidente Unione Nazionale Consumatori, ha spiegato a Fanpage.it quali sono i principali diritti dei bagnanti, dalla consumazione del cibo all’accesso ai servizi igienici.
Intervista a Massimiliano Dona
Presidente Unione Nazionale Consumatori
A cura di Elisa Capitani
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Massimiliano Dona
Massimiliano Dona

Tra caro prezzi carburante, sovrapprezzo biglietti aerei dopo l'acquisto, e vari rincari per i servizi extra, mai come quest'anno i consumatori dovrebbero avere chiari i propri diritti. Con l'estate che si avvicina e un panorama davvero incerto per le vacanze estive, molti italiani decidono di ripiegare per la classica vacanza al mare, tra relax, buon cibo e abbronzatura. Se la maggior parte degli stabilimenti balneari stanno già riaprendo e dando il via alla stagione, alcune persone non possono fare a meno di chiedersi se la situazione del caro prezzi generale influenzerà anche questo settore, visto e considerato che ha già intaccato anche il consumo energetico. Per fare chiarezza, abbiamo chiesto a Massimiliano Dona, Presidente Unione Nazionale Consumatori, quali fossero i diritti dei bagnanti: dalla possibilità di portare cibo e bevande personali nei lidi, all'utilizzo dei servizi igienici anche se non si è clienti.

Quali regole e quali diritti hanno i bagnanti all’interno dei lidi? Ad esempio, è consentito portare cibo e bevande da casa oppure i gestori possono imporre limitazioni?

Tradizionalmente, uno dei diritti più spesso violati durante l’estate dai gestori delle concessioni balneari è quello del libero accesso alla spiaggia. In molte spiagge italiane accade che venga impedito ai cittadini di attraversare lo stabilimento per raggiungere il mare, ma questa è una violazione evidente dei loro diritti. La legge prevede, infatti, che anche in presenza di uno stabilimento balneare debba essere sempre garantito il libero transito. Le persone devono poter attraversare il lido per raggiungere la battigia e fare il bagno, senza essere costrette a pagare. Diverso è il caso in cui si scelga di usufruire dei servizi dello stabilimento, come lettini e ombrelloni, che ovviamente sono a pagamento. Bisogna però fare attenzione alle regole sulla battigia, cioè la fascia di circa cinque metri dove si infrangono le onde, che è riservata al transito. Non è quindi possibile piantare ombrelloni, sdraio o stendere il telo, ma si possono lasciare temporaneamente i propri effetti personali per il tempo del bagno; il rispetto di queste regole spetta alla Capitaneria di Porto, non al personale dello stabilimento. Anche in presenza di strutture galleggianti come zattere o scivoli, che sono riservati ai clienti paganti, resta comunque il diritto di fare il bagno liberamente. Un altro diritto spesso violato riguarda anche il cibo. I cartelli che vietano di introdurre alimenti o bevande dall’esterno sono scorretti: la concessione balneare riguarda infatti i servizi di spiaggia, non la ristorazione. Quindi i bagnanti possono portare con sé cibo e acqua, anche se può invece essere legittimo limitare il consumo di cibo sotto l’ombrellone, per ragioni di ordine e pulizia, prevedendo eventualmente spazi dedicati. Vietare l’ingresso del cibo, però, resta una pratica scorretta.

Per quanto riguarda i servizi igienici, dovrebbero essere accessibili anche a chi non affitta lettini o ombrelloni?

La questione è più complessa. Nei pubblici esercizi, come i bar, i servizi igienici devono essere messi a disposizione solo della clientela, quindi è legittimo richiedere una consumazione per utilizzarli. Negli stabilimenti balneari, in linea generale, può valere lo stesso principio. Tuttavia, la loro collocazione sulla spiaggia, dove non sempre sono disponibili alternative, potrebbe far pensare a una maggiore responsabilità nel garantire l’accesso. Molto dipende dalle singole concessioni: in alcuni casi potrebbe essere previsto l’obbligo di offrire i servizi anche al pubblico. La valutazione, quindi, va fatta caso per caso, anche in base alla presenza di strutture alternative nelle vicinanze. Resta comunque auspicabile una maggiore disponibilità verso soggetti che potrebbero averne più bisogno, come donne incinte o persone con problemi di salute.

Se questi comportamenti non leciti si verificano, a chi possono rivolgersi i consumatori?

L’autorità principale è la Capitaneria di Porto, che si occupa del controllo delle spiagge, in alcuni casi si può contattare anche la Guardia di Finanza o la Polizia Municipale. È vero che non sempre tutte le forze dell’ordine sono pienamente aggiornate su queste norme specifiche, ma restano comunque punti di riferimento per la tutela dei diritti dei cittadini. Inoltre, oggi anche le recensioni e la visibilità mediatica possono essere strumenti utili, se utilizzati in modo corretto e responsabile.

Il contesto internazionale, come la guerra in Iran, potrebbe spingere più persone a restare in Italia. Questo può comportare un aumento dei prezzi dei lidi?

È possibile. Gli stabilimenti balneari stanno già affrontando aumenti dei costi, soprattutto energetici e legati alle materie prime. Se la domanda interna cresce, è naturale che i prezzi possano salire. Il rischio, però, è che si verifichino nuove speculazioni, come già accaduto dopo il Covid, quando si sono registrati aumenti molto elevati. A questo si aggiunge l’incertezza sulle concessioni, che frena gli investimenti ma non impedisce l’aumento delle tariffe. Il risultato può essere un aumento dei prezzi senza un miglioramento dei servizi. Va detto che, in Italia, dimostrare e sanzionare la speculazione è molto difficile, perché mancano strumenti normativi efficaci. Senza regole più chiare, il fenomeno rischia di restare senza controllo.

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