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Crisi carburante, il piano d’emergenza delle compagnie aeree: stop voli il sabato, tagli su rotte brevi

Le compagnie, per far fronte alla crisi portata dalla guerra e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, stanno valutando se sacrificare delle rotte e dei voli.
A cura di Giusy Dente
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Che ne sarà dei voli in programma nelle prossime settimane? Cresce la preoccupazione dovuta alla chiusura dello Stretto di Hormuz, che causa una grossa difficoltà in termine di forniture. Per le compagnie, l'attuale situazione geopolitica è un grosso problema e sta generando non poche perdite economiche. Tutto il settore travel e trasporti è in crisi, gli stessi viaggiatori sono in allarme: chi ha già prenotato dei voli, ma anche chi vorrebbe farlo, ma non sa come muoversi. Difficile dire come si evolveranno le cose: di certo, c'è una carenza di cherosene che riguarda tutti gli aeroporti. Le compagnie devono farci i conti e con loro, anche i viaggiatori, che potrebbero subire notevoli rincari sui costi dei biglietti, imposti appunto per far fronte alla crisi.

Ryanair sta mettendo in piedi un piano di emergenza. Attualmente, esiste una bozza di progetto, di cui ha parlato al Corriere Michael O'Leary, amministratore delegato di Ryanair. Si è svolto un incontro con la stampa al quartier generale della compagnia low cost vicino Dublino, in cui è stata chiarita un po' meglio la situazione attuale e i suoi possibili sviluppi. "Al momento non c'è nulla di concreto, ma con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso il problema delle forniture diventa, settimana dopo settimana, più serio per il nostro settore" ha ammesso Michael O'Leary.

A detta sua, attualmente non si è ancora in una fase di vera emergenza. Quest'ultima potrebbe però farsi concreta tra un mesetto, qualora la situazione non si dovesse sbloccare. Della stessa opinione è anche Apostolos Tzitzikostas, commissario europeo ai Trasporti: "Al momento non ci sono prove di una carenza di approvvigionamento di carburante per aerei. La situazione è piuttosto critica e dobbiamo essere pronti a tutti gli scenari. La situazione rimane instabile e incerta e la collaborazione tra gli Stati membri è fondamentale".

O'Leary ha chiarito: "Stiamo facendo degli approfondimenti, sappiamo dove si potrebbe intervenire da subito nel caso fosse necessario". Il riferimento è a eventuali rotte "sacrificabili" di cui forse esiste già una lista.  "Innanzitutto toglieremmo i voli di metà giornata che avrebbero un impatto minore sui movimenti. L'obiettivo è salvare soprattutto la connettività della mattina e quella del tardo pomeriggio/prima serata, con un occhio anche alla clientela business" ha spiegato. Rientrerebbero in questo raggio d'azione anche "i voli nei giorni con meno traffico, ad esempio martedì, mercoledì o sabato". Stessa sorte per le rotte domestiche, quelle interne ai Paesi, dunque i voli brevi "dove esiste un'alternativa, come i treni, meglio se ad alta velocità". Viceversa: "Verrebbero protetti i voli verso le isole", le più difficili da raggiungere. Non si dovrebbe agire sulle partenze di lunedì, venerdì e domenica. Restano dubbi su cosa fare del giovedì.

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