Perché lo sbadiglio è contagioso? Il neurologo Oldani: “Capita quando c’è un legame emotivo”

Spesso lo facciamo senza neanche accorgercene, a volte ridiamo perché è tanto puntuale quanto assurdo, ma non sappiamo cosa si nasconde dietro: basta vedere qualcuno sbadigliare per sentire, quasi inevitabilmente, lo stesso impulso. Un gesto automatico, quotidiano, che però nasconde meccanismi complessi e anche ancora in parte misteriosi. Forse in pochi se lo sono chiesti, ma perché lo sbadiglio è contagioso? E quale funzione ha davvero nel nostro organismo? Dalle teorie scientifiche al legame con l’empatia, gli studiosi hanno provato a dare diverse risposte a uno dei comportamenti più comuni e meno compresi del corpo umano. Ne abbiamo parlato con Alessandro Oldani, neurologo e responsabile di Unità Funzionale presso il Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro.
Perché sbadigliamo quando vediamo qualcun altro sbadigliare? Esiste una spiegazione scientifica?
Negli ultimi anni si è consolidata la teoria dei neuroni specchio, cioè quei neuroni che permettono di imitare i comportamenti delle persone che osserviamo. Lo sbadiglio è particolarmente imitabile e questo meccanismo è legato anche alla sfera emotiva.
Quindi c’entra anche l’empatia?
Sì, molto. Lo sbadiglio tende a essere contagioso soprattutto tra persone che hanno un legame, come familiari o amici. È molto meno probabile imitare lo sbadiglio di uno sconosciuto, ad esempio in metropolitana.
Qual è la funzione dello sbadiglio dal punto di vista scientifico?
Non esiste una spiegazione univoca. Una delle teorie più accreditate è che sia legato alla sonnolenza e che contribuisca a regolare la temperatura del cervello attraverso la dispersione di calore. Le teorie legate all’ossigenazione non sono state confermate.
Ci sono altre spiegazioni possibili?
Sì, alcune teorie collegano lo sbadiglio all’ansia, perché si verifica anche prima di situazioni stressanti, come una gara o una prestazione. Altre ipotesi lo legano a riflessi gastrointestinali. In generale, però, non esiste una motivazione unica condivisa: ci sono diverse interpretazioni, ma nessuna definitiva.