Cosa sono i rifugi climatici e la mappa con i luoghi nelle città italiane per scappare dal caldo

Un’ondata di calore senza precedenti ha colpito tutta l’Europa a partire dalla fine di giugno, con temperature che hanno anche superato anche i 40 gradi in molte città italiane. Tra malori dovuti al troppo caldo, blackout causati dal sovraccarico energetico per i troppi condizionatori accessi e uno stato d’emergenza generale, la situazione non è delle migliori, soprattutto perché nei prossimi giorni c’è il rischio che le temperature tornino ad alzarsi nuovamente. Indubbiamente, che siano progettati o naturalmente freschi, i rifugi climatici sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento. Si tratta infatti di spazi gratuiti pensati per dare sollievo e riparo dalle ondate di calore estremo, dato che non tutti hanno accesso ai sistemi climatizzi a causa dei costi elevati. Se Barcellona in questo senso è stata la città pioniera già dal 2019, sono sempre di più le destinazioni europee che l’hanno seguita, da Parigi a Londra fino ora anche a quelle italiane. Bologna, Roma, Venezia e Milano si stanno attrezzando già dall’anno scorso a creare dei rifugi sicuri per salvare i cittadini dal caldo opprimente. Quindi chi non ha l’aria condizionata in casa, chi soffre particolarmente e i soggetti più a rischio possono consultare le mappe o liste apposite create per ogni città, nelle quali sono indicati i luoghi più sicuri.
Che cosa sono i rifugi climatici
In questi tempi in cui la crisi ambientale e climatica inizia a farsi sentire di più, le domande sui rifugi climatici sono tra le principali sui motori di ricerca. Si tratta di spazi all’aperto o al chiuso accessibili gratuitamente, progettati per offrire sollievo durante le ondate di calore estremo. Può trattarsi di biblioteche, musei, centri civici, parchi ombreggiati o edifici dotati di climatizzazione e ventilazione. L’obiettivo è ridurre l’esposizione delle persone alle temperature elevate, soprattutto nei centri urbani dove l’afa è amplificata dal cemento e dall’asfalto, ovvero dalle cosiddette isole di calore. In questi luoghi si trovano generalmente acqua potabile, climatizzazione e condizioni più vivibili rispetto all’esterno, creando uno spazio sicuro in modo particolare per le fasce più vulnerabili della popolazione come anziani, bambini e persone con patologie croniche.
Storia del rifugio climatico
Il concetto di rifugio climatico ha una duplice valenza, da una parte ha infatti significato ecologico: il termine è usato da biologi per descrivere microclimi protetti, zone che naturalmente scampano al riscaldamento globale. Con l’aumento delle temperature e le isole di calore, il concetto si è spostato poi nell’ambito sanitario e urbanistico, venendo poi inevitabilmente tradotto in una strategia di adattamento per proteggere la salute. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) negli ultimi anni sta cercando di finanziare progetti per la creazione di questi ripari, considerandoli come misure di prevenzione sanitaria necessarie durante le ondate di calore estremo. Tra le città europee, il caso emblematico è quello del governo Sanchez in Spagna e in particolare della città di Barcellona, la quale ha avviato il progetto già dal 2019 e oggi dispone di una rete altamente distribuita, con oltre 400 rifugi climatici: l’obbiettivo è quello di avere in ogni quartiere almeno un rifugio climatico accessibile gratuitamente alla popolazione.
I ripari in Italia: mappe e liste
In Italia la mappa nazionale dei rifugi climatici è ancora in fase di sviluppo, ma negli ultimi anni ha iniziato a strutturarsi in modo più strutturale grazie a mappature comunali e piattaforme digitali consultabili dai cittadini. A Milano, ad esempio, il Comune ha segnalato 116 Spazi Freschi, una rete diffusa nei municipi che comprende biblioteche, parchi ombreggiati e giardini pensati per offrire sollievo gratuito durante le ondate di calore e raggiungibili facilmente sul territorio cittadino. Anche altre città stanno ampliando progressivamente le proprie reti: a Bologna a giugno 2026 i rifugi climatici sono arrivati a 24, tra case di quartiere, biblioteche e giardini, tutti geolocalizzati in una mappa che consente di individuare il punto più vicino e verificare servizi come acqua e accessibilità. A Firenze il sistema conta 53 luoghi tra biblioteche e parchi, anch’essi distribuiti nei diversi quartieri e selezionati in base all’ombra, alla presenza di acqua e praticità ambientale. La logica è simile anche nelle altre città che si stanno muovendo: tra gli altri, a Roma con il progetto RESPIRO dell'Università Sapienza e a Venezia con un piano informazione e prevenzione avviato dal Comune. L'obbiettivo è quello di avere mappature locali che individuano musei, biblioteche, centri civici e spazi pubblici climatizzati come punti di rifugio durante le giornate più difficili. In molti casi le amministrazioni stanno puntando su mappe online aggiornate in tempo reale, per facilitare l’accesso ai cittadini nei momenti di emergenza climatica. Il modello resta però disomogeneo: mentre alcune città hanno già reti strutturate e capillari, in altre i rifugi sono ancora una sperimentazione.