Case a 1 euro a Bracca: come acquistare un immobile a prezzo simbolico nel bergamasco
Vendere case disabitate da anni, dare nuova linfa vitale al paese: sono gli obiettivi che si è posto il sindaco Giacomo Gentili, quando ha pensato di mettere in vendite case a 1 euro nel Comune di Bracca (720 abitanti in provincia di Bergamo). Il prezzo è ovviamente simbolico, ma risponde a una duplice esigenza: da un lato quella di proprietari che non hanno voglia e tempo di occuparsi di case disabitate, dall'altro lato quella di chi è in cerca di un'abitazione o di un investimento per il futuro.
L'iniziativa segue quella messa in atto già da molti paesi italiani: ci sono case in vendita a 1 euro a Norma, stessa iniziativa di ripopolamento anche a Caltanissetta. Il Comune di Bracca pubblicherà un annuncio a breve: il regolamento è già stato approvato in Giunta, bisogna solo convocare i proprietari degli immobili interessati ad aderire all'iniziativa. Per loro è una grossa opportunità. Possedere un immobile abitabile, ma magari in cattive condizioni e disabitato, è un peso, anche economico: bisogna comunque sostenere spese periodiche di messa in sicurezza, ci sono le tasse. Al tempo stesso si va incontro all'esigenza di chi invece è alla ricerca di casa. Non solo: parallelamente, si recupera anche il decoro cittadino. Gli immobili venduti a 1 euro, infatti, hanno tutti bisogno di ristrutturazione. È l'unico vincolo.
L’iniziativa nasce dalle tante richieste pervenute al sindaco da parte di persone interessate a cedere immobili al Comune, soprattutto emigrati all’estero, dunque persone lontane. "Sono richieste che non abbiamo potuto accettare – ha spiegato Giacomo Gentili a L'Eco di Bergamo – perché quegli edifici sono comunque da ristrutturare e il Comune oggi non ha necessità di nuovi spazi. Così abbiamo pensato a un’operazione che ha già avuto effetti positivi in altre realtà del nord Italia. Probabilmente è il primo esperimento di questo tipo nella nostra provincia: il Comune farà da intermediario ai privati che vorranno vendere casa, ma al prezzo simbolico di un euro".
Fare da intermediario, significa "togliere al proprietario, generalmente un emigrante che non ha più legami con il nostro paese, l'obbligo di intervenire per la manutenzione e di pagare le tasse sulla casa. Nell'operazione il Comune sarà in certo modo garante: l’acquirente dovrà infatti versarci una fidejussione come impegno a rispettare l’obbligo di ristrutturazione".
Il regolamento dell'iniziativa
Il regolamento prevede una prima fase di raccolta di interesse. Verificata la disponibilità, gli immobili verranno pubblicizzati sul sito del Comune e sui canali social. Gli immobili saranno messi in vendita al prezzo simbolico di 1 euro. L'acquisto è rivolto a privati ma anche associazioni (sportive, culturali, di volontariato), ditte o agenzie. L'interessato dovrà poi manifestare la volontà di recuperare la casa e versare una fidejussione di 10mila euro al Comune, come garanzia della volontà di procedere alla ristrutturazione dell'edificio. Il vincolo è completare l’intervento entro tre anni. Qualora non si verificasse questa condizione, la fidejussione rimarrà al Comune che potrà metterla a disposizione di eventuali interventi di messa in sicurezza dello stesso immobile. Al nuovo proprietario resterebbe comunque la casa.
"È una soluzione costo zero per il Comune ma che potrebbe, invece, risolvere un problema a qualche proprietario privato, dare più decoro ad alcune zone del paese e far conoscere Bracca" ha concluso il Sindaco. Dare nuova linfa vitale a questi piccoli borghi, farli conoscere, salvarli dall'isolamento e ripopolarli è l'unico modo per salvarli.
Perché è importante salvare i borghi
Come ha spiegato Maria Rita Acone, consigliera e responsabile del progetto Primavera nei borghi per Archeoclub d'Italia: "Preservare i borghi significa mantenere viva una memoria collettiva che non è solo materiale, ma anche sociale e culturale. È proprio in questa continuità tra passato e presente che si riconosce il senso di comunità. Senza questa memoria condivisa diventa più difficile riconoscersi in un’identità collettiva, con possibili conseguenze anche sulla qualità della convivenza civile".
Ma iniziative come le case a 1 euro non sono l'unica strategia da mettere in atto, non è sufficiente: "È necessario intervenire sui servizi, migliorando infrastrutture e accesso alla sanità. Le agevolazioni legate alle abitazioni possono avere un ruolo, ma non possono essere considerate una soluzione risolutiva".