Miriam, 75 Paesi in 2 anni: “Fermata dai talebani perché sola senza un uomo, ma più momenti belli che brutti”

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Miriam in Kyrgyzstan
Miriam Ferrarin è tornata in Italia dopo due anni da sola in giro per il mondo. A Fanpage.it ha detto che il mondo è migliore di come ci viene raccontato.

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Qualcosa dentro di sé le ha detto che era il momento di partire e lei lo ha fatto: senza una meta prestabilita, senza una data di ritorno. Ha fatto la valigia, con l'essenziale, convinta di stare via circa sei mesi: e invece Miriam Ferrarin è stata via più di due anni. In questi 830 giorni ha visitato oltre 70 Paesi del mondo, collezionando esperienze incredibili: tanti bei ricordi, qualcuno sgradevole. Perché certo, viaggiando può succedere di tutto: ci sono pericoli, inconvenienti, imprevisti, brutti incontri. Ma sono solo una minima parte, rispetto a tutto il resto. Lei ha deciso di non voler stare ferma: la sua vita la immagina in movimento ed è già pronta a ripartire. A Fanpage.it ha raccontato di aver trovato molta umanità, anche in Paesi raccontati tradizionalmente come pericolosi. La sua speranza è che il mondo possa recuperare un po' di fiducia nel prossimo.

Miriam sei appena rientrata in Italia dopo 830 giorni di viaggio in solitaria. Innanzitutto: perché nel 2024 ti è venuta questa idea di partire?

Ho sempre avuto la passione per i viaggi, sono sempre stata molto curiosa. Quando ho iniziato a lavorare ho iniziato a fare i miei primi viaggi, però sempre con altre persone, perché il mio inglese all'epoca non era fluente. Il punto di svolta è stato nel 2015 quando mi sono trasferita a Bristol, proprio per imparare la lingua inglese e lì sono iniziati anche i miei primi viaggi in solitaria: piccoli test qua e là in Europa, weekend lunghi, una settimana da sola nel sud est asiatico. Sono partita il 30 di giugno del 2024 da Londra: ho deciso di dedicare un lungo periodo della mia vita a viaggiare. Inizialmente la mia intenzione era di starmene via solo 6 mesi, invece sono rientrata 10 giorni fa, ma solo perché mi avevano invitato a un evento. Tra qualche settimana mi rimetto lo zaino in spalla.

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Miriam in Arabia Saudita

Quanti Paesi hai attraversato?

Ho visitato tutti i i Paesi della ex-Jugoslavia. Poi ho fatto Grecia, Turchia, tutta la penisola araba, Iraq. Dopo sono andata nel sud est asiatico: ho fatto Thailandia, Laos, Cina. Sono entrata in Asia centrale, Afghanistan, poi Caucaso, Azerbaijan, Georgia. Lì faceva freddissimo e quindi ho preso l'aereo e sono andata al caldo in Bangladesh. Poi India, però non l'India famosa, ma vicino al confine con la Cina e il Myanmar. Sono stata tre mesi in Cina, poi sono ritornata nel Caucaso e ho fatto Georgia e Armenia. Infine Moldavia, Romania, Bulgaria e Italia.

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Miriam in Georgia

Qual è il Paese che ti è rimasto più impresso, la popolazione che ti è rimasta nel cuore?

L'Afghanistan è stato abbastanza emotivo. Lo conosciamo tutti solo per le notizie negative di guerra, instabilità. Invece c'è un'intera popolazione che non è fatta solo di talebani. Io lì ho trovato una popolazione molto accogliente.

Non hai mai avuto paura in questi mesi in viaggio da sola?

Rispetto ad tanti altri Paesi, soprattutto inglesi o olandesi che viaggiano tantissimo da soli, in Italia siamo un po' più paurosi. Io però non mi sono mai sentita in pericolo viaggiando da sola. Certamente ci sono state delle situazioni difficili, ma la metti in conto. Però i momenti belli sono molti di più rispetto a questi tre esempi negativi. In questi due anni ho trovato sempre un mondo molto più generoso, sicuro ed umano di quello che ci viene raccontato. Mi sono spostata spesso in autostop e ho trovato delle persone che mi hanno aiutato senza chiedermi niente in cambio. Ho incontrato persone che mi hanno invitato a casa, mi hanno dato una brandina, mi hanno invitato a pranzo senza conoscermi, senza chiedermi niente in cambio. In Italia lo sconosciuto viene visto un po' come una minaccia. Non ho avuto grossi problemi, ho trovato sempre delle belle persone. Poi certo, l'episodio negativo c'è ma è isolato, non è all'ordine del giorno.

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Miriam in Georgia

Qual è stato il momento più difficile?

Ricordo quando sono stata fermata dai talebani tre volte. La prima volta era perché secondo loro avevo il visto scaduto, ma non era così e dopo mezz'ora di negoziazione mi hanno lasciato andare. Un'altra volta stata fermata perché viaggiavo da sola senza un uomo, però anche lì dopo 10 minuti di negoziazione è andata. L'ultima volta era perché stavo facendo delle foto. Nessuno parlava inglese, ho trovato un ragazzo che gentilmente mi ha fatto da traduttore; ho mostrato tutti i documenti ed è finita lì. Per fortuna non mi hanno fatto cancellare le foto.

Un ricordo bello, invece?

L'Iraq viene sempre descritto come un Paese instabile, pericoloso. Io nelle paludi mesopotamiche ho incontrato questo signore che si chiama Mohammed a cui ho raccontato che il giorno seguente sarei andata in Siria. Mi ha fatto il nome di alcuni hotel, ma io ne avevo già prenotato uno. Quel giorno ci siamo scattati una foto. Lui ha mandato quella foto a tutti gli alberghi di Nassirya per cercarmi, perché ha voluto pagarmi la stanza! Un altro esempio: in Arabia Saudita stavo facendo l'autostop. Questo signore di nome Saif si è fermato, ha telefonato al suo datore di lavoro e gli ha chiesto un giorno off per portarci in giro.

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Miriam in India

Economicamente quanto ti è costato girare mezzo mondo in questi due anni?

Sono rimasta a Londra cinque anni, lavoravo per prestigiose aziende del settore musicale. Quando io preso la residenza permanente ho dato le dimissioni. Avevo messo da parte 12mila poud, che sono stati la base per il viaggio. Poi ho fatto la cat-sitter ogni tanto, così da non pagare l'alloggio.

Il tuo obiettivo è vivere viaggiando?

Sì. Sto creando un sito mio dove vorrei dare delle consulenze, ho iniziato a scrivere guide di viaggio da vendere online.

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Miriam a Istanbul

Qual è il tuo messaggio?

Il messaggio che voglio lanciare è che dobbiamo recuperare la fiducia verso gli altri che abbiamo perso. E che il mondo devi viverlo sulla tua pelle in prima persona per capirlo, non bisogna viverlo per sentito dire.

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