Infermiere lascia il lavoro e gira il mondo, Gianluigi: “Mi svegliavo triste, ora sto realizzando i miei sogni”

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Gianluigi Cammilleri è l’infermiere siciliano che a 36 anni ha deciso di cambiare vita. Ha lasciato il lavoro e ha cominciato a girare il mondo: a Fanpage.it ha raccontato la sua storia.

Quante volte avete pensato di abbandonare tutto e di cominciare a viaggiare in giro per il mondo? Gianluigi Cammilleri lo ha fatto: di origini siciliane, fino a qualche anno era un infermiere di rianimazione ma, non sentendosi "imprigionato" in quella vita convenzionale che stava conducendo, a 36 anni ha deciso di licenziarsi e di inseguire la sua vera passione, quella per i viaggi. Oggi va alla scoperta dei luoghi più veri e nascosti del globo, invitando le persone a riflettere sulle convenzioni sociali che troppo spesso ci spingono a inseguire desideri, obiettivi e bisogni standardizzati. Fanpage.it lo ha intervistato: ecco cosa ci ha raccontato della sua esperienza.

Cosa ti aveva spinto a fare l'infermiere e come mai a un certo punto hai capito che non era il lavoro per te?

Io fin da bambino volevo viaggiare, finivo la scuola e tornavo a casa a vedere i programma di Licia Colò, per me quello era un momento di speranza. Ho vissuto un'infanzia difficile, ma nel senso che non mi sentivo capito dalla mia famiglia e dalla società. Quei programmi, invece, mi facevano capire che fuori esisteva ed era possibile un mondo diverso. Purtroppo viviamo in una società in cui non sono importanti i tuoi sogni, sono importanti solo il tuo lavoro e quello che vai a produrre. Anche io mi sono ritrovato ad assecondare le richieste della società: ho trovato lavoro come infermiere, che mi ha assicurato facilmente un posto fisso. Qualche anno dopo ho capito che quella non era la mia strada. Il lavoro dell'infermiere è un lavoro meraviglioso, anche molto difficile, ma non soddisfava la mia natura, la mia personalità. Mi svegliavo al mattino ed ero triste arrabbiato, non sentivo quella vita realmente la mia. Era come se tutto quello che avevo costruito fino a quel momento non valesse nulla. È una cosa difficile da accettare perché significa che devi cambiare tutto.

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La "vecchia vita" di Gianluigi

La domanda pratica che probabilmente tutti ti pongono è: ora che hai lasciato il lavoro come sopravvivi? Come paghi i tuoi viaggi?

Le persone mi scrivono dicendo "Tu hai i soldi, è facile viaggiare, io ho i figli, un mutuo, non potrei mai farlo". È vero, io non ho figli, non ho un mutuo, posso fare questa esperienza senza pensieri, ma in tutti i casi si tratta sempre di scelte. La colpa, però, non è delle persone ma della società che non ci insegna fin da bambini a inseguire i nostri sogni, ad assecondare la nostra natura, a essere felici. Io lavorato in rianimazione per 14 anni, poi non mai avuto particolari vizi o particolari esigenze: compravo un solo paio di scarpe all'anno e non andavo mai al ristorante (ma perché a me piace cucinare, è un modo per rilassarmi). Così facendo, sono riuscito a risparmiare tanto soldi, quindi adesso li sto usando, ho intenzione di consumarne al massimo il 70%. Nei miei viaggi non spendo tanto, la mia filosofia è quella del togliere, del ridurre gli sprechi economici e le cose materiali di cui in realtà non ho bisogno, fino ad ora, in 28-29 mesi ho speso 16.000 euro. Certo, è un viaggio con molte meno comodità (da tre anni giro il mondo solo con uno zaino di 12 kg), ma rispecchia il mio modo di vivere. Trovandomi a contatto con le più svariate culture del mondo, ho capito che la serenità e la felicità non sono legate al denaro. In tre mesi in India, ad esempio, ho speso 400 euro.

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Gianluigi Cammilleri

Quali sono stati i primi viaggi che hai fatto dopo aver lasciato il lavoro?

Ho rassegnato le dimissioni il 21 febbraio e il 2 maggio sono partito per Londra. In quei mesi di stop ho studiato mattina e sera per imparare l'inglese. Una volta arrivato in Inghilterra, ho fatto volontariato in un ostello e ho capito che bene o male riuscivo a parlare. Da Londra, quindi, sono andato nei paesi baltici, ho fatto Lettonia, Estonia, Lituania, poi sono entrato in Russia con il bus, dalla Russia ho preso la Transiberiana fino alla Siberia, dalla Siberia sono andato in Mongolia, dalla Mongolia alla Cina, poi Nepal, India, Sri Lanka. In tutti questi posti mi sono fermato fino a quando il visto me lo permetteva. Avendo lavorato per tutta la vita, non ho mai avuto così tanto tempo libero, dunque sto vivendo questo viaggio senza fretta, ho tutto il tempo a disposizione.

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Gianluigi Cammilleri

Quali sono stati i viaggi e le esperienze che ti hanno emozionato di più?

Ho vissuto con una famiglia di pescatori nelle Filippine in un'isola abbandonata, ho avuto la fortuna di vivere con i mentawai, una tribù delle foreste indonesiane, e con i waorani nella foresta amazzonica dell'Equador. Loro rispetto a noi non hanno niente ma hanno la consapevolezza di chi sono e di qual è il loro posto nel mondo. Per loro la cosa più importante è trovare il cibo, poi, una volta trovato, non gliene frega più niente, passano tutto il giorno nella comunità, nella famiglia, con i figli. A livello di luoghi quelli più belli fino ad ora sono stati l'India, l'Indonesia, la Thailandia, la Cina, la regione autonoma tibetana. La nazione che mi ha conquistato di più fino ad ora, però, è stata la Mongolia.

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Gianluigi Cammilleri

C'è qualche paese o qualche attrazione che ti ha deluso?

No: si hanno delle delusioni quando si hanno delle aspettative su qualcosa. Io non ho aspettative, a me piace studiare le cose e, nel momento in cui me le ritrovo di fronte, ci trovo sempre la bellezza. A lasciarmi deluso è stata solo l'umanità della popolazione degli Stati Uniti: è una società malata, triste, dove si odiano tutti. Le persone lì sono così da sole, così frustrate, così competitive che non hanno più umanità.

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Gianluigi Cammilleri

I social hanno cambiato il concetto di viaggio, facendo perdere la sua vera essenza?

Con i social anche il viaggio è diventato un bisogno effimero per tante persone: veniamo bombardati ogni giorno da TikTok e Instagram, con video di gente sempre felice, sempre figa, che fa mille esperienze, ma non rispecchia mai la vita reale. Magari la persona che vediamo felice sui social non voleva viaggiare o scegliere quella meta ma viene bombardano ogni giorno e comincia a pensare che viaggiare in quel luogo sia un'esigenza. Le Maldive, ad esempio, le sconsiglio a tutti: fa sempre freddo, piove in ogni mese. L'unico momento di sole è febbraio ma la gente viene bombardata dai reel sui social e sente il bisogno di andarci a dicembre, a Natale, che è il periodo peggiore. La vita su Instagram non è perfetta, la vita su Instagram nella maggior parte dei casi è una vita falsa: una vita è meravigliosa solo se ci rende soddisfatti, se soddisfa i nostri veri bisogni.

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Gianluigi Cammilleri

Se anche tu hai fatto un viaggio particolare, hai visitato luoghi lontani con mezzi di trasporto inconsueti, hai visto luoghi indimenticabili o vissuto in un posto remoto del mondo, raccontaci la tua esperienza, condividila con noi cliccando qui.

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