Borghi italiani tra memoria e futuro, la Presidente di Archeoclub: “Più servizi e conoscenza per fermare spopolamento”

Negli ultimi anni il tema della tutela dei piccoli borghi italiani è tornato al centro del dibattito pubblico, soprattutto in relazione al fenomeno dello spopolamento che interessa molte aree interne e montane del Paese. I borghi rappresentano infatti un patrimonio complesso, che non riguarda soltanto l’architettura e il paesaggio, ma anche tradizioni, saperi artigianali, dialetti e forme di vita comunitaria che rischiano di indebolirsi con il progressivo calo degli abitanti. Per questo motivo, negli ultimi anni si è letto di diverse proposte, come case in vendita a 1 euro o incentivi per spronare gli italiani a ripopolare questi borghi. Abbiamo intervistato la dottoressa Maria Rita Acone, consigliera e responsabile del progetto Primavera nei borghi per Archeoclub d’Italia e presidente della sede dell’Aquila, che ci ha spiegato le idee necessarie per la protezione di questi luoghi così importanti. L’Archeoclub d’Italia è infatti un’associazione impegnata nella tutela, valorizzazione e diffusione della conoscenza del patrimonio culturale e archeologico italiano, con particolare attenzione alla salvaguardia dei beni materiali e immateriali.
Perché conservare i borghi significa preservare qualcosa che va oltre l’architettura?
Il patrimonio architettonico dei borghi italiani è estremamente ricco e vario perché è il risultato di una storia millenaria che ha visto il susseguirsi di popoli e culture in tutto il territorio nazionale. Questa stratificazione storica si riflette nelle forme costruttive, nelle tecniche edilizie e nei paesaggi urbani, ma anche nelle tradizioni culturali e nei diversi modi di vivere. Preservare i borghi significa quindi mantenere viva una memoria collettiva che non è solo materiale, ma anche sociale e culturale. È proprio in questa continuità tra passato e presente che si riconosce il senso di comunità.
Quali rischi si corrono quando il patrimonio immateriale si indebolisce o scompare?
La perdita del patrimonio culturale immateriale, inteso come insieme di saperi, tradizioni e pratiche condivise, indebolisce la comunità nel suo complesso. Venendo meno questi elementi, si rischia di perdere il legame con un passato comune che costituisce una base importante di coesione sociale. Senza questa memoria condivisa diventa più difficile riconoscersi in un’identità collettiva, con possibili conseguenze anche sulla qualità della convivenza civile.
In che modo i borghi possono diventare luoghi vivi e sostenibili per le nuove generazioni?
I borghi sono spesso associati al passato perché custodiscono e conservano la memoria storica in modo più evidente rispetto alle città. Questo però non significa che debbano essere considerati realtà destinate al declino. Per renderli luoghi vivi è fondamentale partire dall’educazione, introducendo nelle scuole una maggiore conoscenza della storia e del valore dei territori in cui si vive. Una consapevolezza più forte può rendere più desiderabile restare e investire in questi luoghi. Accanto a questo, è necessario intervenire sui servizi, migliorando infrastrutture e accesso alla sanità, soprattutto nelle aree più isolate o montane, dove le difficoltà di collegamento sono maggiori.
Qual è l’obiettivo reale degli incentivi economici contro lo spopolamento?
Non è semplice valutare l’efficacia delle singole misure economiche, ma in generale iniziative come quelle legate alle abitazioni a basso costo possono rappresentare un aiuto, senza però essere sufficienti da sole. La presenza di una casa non basta infatti a garantire la permanenza delle persone in un territorio. Sono necessari lavoro stabile, servizi essenziali, infrastrutture adeguate e una rete di trasporti efficiente. Allo stesso tempo, i borghi offrono già elementi di qualità della vita importanti, come il rapporto diretto con la natura, ritmi meno frenetici e un contesto spesso armonico dal punto di vista paesaggistico. Tuttavia, senza condizioni economiche e sociali adeguate, questi fattori non sono sufficienti a invertire lo spopolamento.
Le case a un euro e incentivi simili sono davvero efficaci?
Le agevolazioni legate alle abitazioni possono avere un ruolo, ma non possono essere considerate una soluzione risolutiva. Senza servizi come scuole, presidi sanitari, attività commerciali e spazi di aggregazione, è difficile che un territorio torni realmente attrattivo. Il rischio è che queste iniziative generino aspettative che poi non trovano riscontro nella realtà quotidiana dei luoghi interessati.
Su cosa bisognerebbe investire per il futuro dei borghi?
Una strategia efficace deve partire dalla conoscenza. Conoscere la storia di un borgo, il suo patrimonio artistico e architettonico e le sue specificità significa sviluppare consapevolezza e quindi rispetto. Questa consapevolezza può anche diventare uno strumento di sviluppo, favorendo forme di turismo culturale e naturalistico e una migliore valorizzazione delle risorse esistenti. È inoltre fondamentale investire nell’istruzione, mantenendo presidi scolastici anche nei piccoli centri, perché la scuola rappresenta non solo un luogo di formazione, ma anche un presidio di comunità. Accanto a questo, è importante coinvolgere gli abitanti nei processi decisionali, promuovendo partecipazione e progettualità condivisa. Solo attraverso studio, conoscenza e partecipazione è possibile costruire una prospettiva di sviluppo che non sia necessariamente legata allo spopolamento, ma alla valorizzazione delle differenze e delle potenzialità di ciascun borgo. La strategia più importante resta comunque quella di preservare la bellezza e la cultura millenaria di questi luoghi, che rappresentano una risorsa fondamentale per il futuro del Paese.