Nel vicentino case in vendita a 1 euro: il progetto di Unione Montana Pasubio per ripopolare le Piccole Dolomiti

Da anni, in diverse aree d’Italia, piccoli borghi svuotati dall’emigrazione e dall’invecchiamento della popolazione provano a invertire la rotta con una proposta tanto semplice quanto simbolica: vendere case a prezzi bassissimi, a volte anche a un euro, e attuare politiche che invoglino al ripopolamento. È successo in Molise, in Sicilia, in Sardegna, in alcune zone del nord Italia, dove amministrazioni locali hanno tentato di trasformare immobili abbandonati in occasioni di rinascita. Il fenomeno nasce da una crisi più ampia, quella demografica, che vede i centri minori perdere abitanti mentre le grandi città continuano a crescere, spesso e volentieri oltre misura. In questo scenario si inserisce oggi anche il Veneto, con un progetto che arriva dal cuore delle Piccole Dolomiti e che punta non solo alla vendita, ma a un vero ripensamento del vivere in montagna.
Come funziona il progetto
A promuovere l’iniziativa è l’Unione Montana Pasubio, un ente locale veento della provincia di Vicenza che unisce vari comuni e che ha messo in campo un bando finanziato dal PNRR nell’ambito del programma Green Communities. L’obiettivo è chiaro: trasformare edifici abbandonati, oggi un costo importante per i proprietari, in una risorsa capace di attrarre nuovi residenti. Su una prima mappatura di 385 immobili inutilizzati, sono stati selezionati 24 edifici messi in vendita al prezzo simbolico di un euro. Il cuore dell’operazione è Recoaro Terme, dove si trovano infatti 20 edifici su 24, che concentra la maggior parte delle abitazioni disponibili.

Accanto a questo piccolo centro, che conta circa cinquemila abitanti, partecipano anche realtà più piccole come Valli del Pasubio e Posina, dove lo spopolamento è ancora più evidente. Alla chiusura del bando sono arrivate 78 proposte di acquisto e oltre 500 richieste di informazioni, con una partecipazione non solo italiana, ma anche internazionale. Tuttavia, va specificato che non si tratta di un’operazione priva di condizioni. Chi acquista si impegna infatti a ristrutturare immobili che spesso si trovano in uno stato critico, affrontando costi significativi per la ristrutturazione e scegliendo consapevolmente uno stile di vita diverso. Come ha sottolineato il presidente dell’Unione Montana Pasubio, Mosè Squarzon, non è solo un investimento finanziario, ma anche e soprattutto un investimento di vita, che implica tempi più lenti, meno servizi immediati e una quotidianità più semplice.
La storia di questi luoghi immersi nella natura
Le aree coinvolte nel progetto si trovano nelle Piccole Dolomiti vicentine, un territorio che per decenni ha vissuto una progressiva perdita di popolazione, ma che offre uno scenario naturale davvero pazzesco tra pareti altissime e numerose sorgenti d’acqua. Ma qui la montagna non è solo paesaggio, è anche storia di lavoro, comunità e grande adattamento: durante la Grande Guerra sono stati territori fondamentali, furono infatti teatro di una guerra di posizione davvero terribile.

Negli ultimi anni invece, l’invecchiamento demografico ha raggiunto livelli critici, tanto che in alcuni comuni, un abitante su tre ha più di 65 anni. Scuole, uffici postali, negozi dipendono da una presenza stabile di residenti, che oggi fatica davvero molto a mantenersi. In questo contesto, il recupero degli immobili abbandonati diventa anche un modo per preservare l’identità stessa del territorio: non si tratta solo di ristrutturare case, ma di riattivare comunità che rischiano di scomparire. La diffusione del lavoro da remoto ha reso più concreta la possibilità di vivere lontano dalle grandi città e c’è da dire che leggendo bene alcuni segnali vanno in questa direzione, come il caso di professionisti che hanno scelto di trasferirsi stabilmente in questi borghi, trasformando la montagna in uno spazio abitativo e non più solo turistico o stagionale.