Apre un nuovo Starbucks a Roma: non solo caffetteria, è il primo d’Italia dedicato a libri e book crossing

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La caratteristica del nono store romano è la presenza di uno spazio permanente dedicato ai libri e al book crossing: è la prima volta in Italia.

Starbucks nella Capitale possiede diversi punti vendita: otto, per la precisione. Il nono è stato appena inaugurato nel quartiere Parione. Si trova in Corso Vittorio Emanuele II 152 ed è uno store che si sviluppa su una superficie di circa 300 mq all'interno di Palazzo Pichi Manfroni Lovatti, edificio quattrocentesco molto caratteristico con i suoi soffitti a volta e altri elementi architettonici originali (il portale con lo stemma, le facciate). Quello attuale è in realtà una copia dell'originale edificio di Gerolamo Pichi demolito nel 1881. Gli interni non hanno nulla di vistoso: arredamento in tonalità neutre, vetrine affacciate su via del Corso mentre al centro trova posto il bancone di legno.

La particolarità di questo negozio, però, ciò che lo rende unico è il fatto di non essere solo una caffetteria. E a proposito di caffè, Howard Schultz il fondatore di Starbucks ai microfoni di Fanpage.it ha ammesso qualche anno fa: "L'espresso italiano è stato la mia ispirazione". Entrando qui i clienti troveranno sì le famose bevande che hanno reso celebre la catena in tutto il mondo, ma avranno anche modo di godersi un'esperienza più vicina a quella di un caffè letterario. Il marchio porta avanti da anni l'idea del Book Club nei suoi punti vendita italiani, ma questa volta il formato è continuativo. La novità di questa famosa caffetteria, infatti, è la presenza di uno spazio permanente dedicato ai libri e al book crossing. Nessuno store sul territorio italiano offre lo stesso servizio: è una prima assoluta per Starbucks in Italia.

La possibilità di visionare e leggere i libri esposti, di prendere in prestito volumi e lasciarne altri non sarà quindi limitata a singoli eventi periodici. Si tratta di un'iniziativa permanente: è proprio questo il cuore dello store, la sua anima. L'idea è incentivare le persone allo scambio, è far sì che i lettori possano entrare in connessione più profonda tra loro attraverso i libri, magari creando nuove amicizie, condividendo del tempo insieme. Gli interni non hanno nulla di vistoso: arredamento in tonalità neutre, vetrine affacciate su via del Corso,

Starbucks, in partnership con Percassi (il licenziatario esclusivo del marchio in Italia) ha ben pensato di unire due mondi, regalando l'esperienza di una rilassante pausa caffè in mezzo ai libri. Di base, questo consolida la reputazione del brand come luogo di incontro, andando dunque oltre il legame col solo mondo del beverage, in cui spicca come icona e punto di riferimento: un vero e proprio colosso a livello globale. La dimensione, nel nono store romano, si amplia all'ospitalità, all'accoglienza, alla condivisione tra persone con una passione in comune, quella per la lettura, che fa da collante. È un modo per superare il concetto di RTD (Ready-To-Drink) tipico dei vari locali in giro per il mondo: si vendono le famose tazze dk bevande calde o fredde, perfette da bere mentre si cammina in giro per la città. Il nuovo punto vendita italiano è fatto per fermarsi, per prendersi una pausa dalla frenesia quotidiana, dalla veloce vita di città.

L'idea di leggere in presenza di altre persone che fanno lo stesso, sta prendendo sempre più piede. Si parla proprio di silent reading party. Secondo Marco Pedroni, sociologo della cultura e professore associato all'Università di Ferrara, è un modo per riappropriarsi della lentezza che appartiene sempre meno alle nostre vite. Siamo abituati a fare tutto di corsa. A Fanpage.it l'esperto ha spiegato che dedicarsi alla lettura è un ottimo modo per fermarsi, placare la mente, smetterla di stare dietro a pensieri, incombenze, preoccupazioni e anche allo smartphone e ai social. E perché in compagnia funziona così bene? La risposta è semplice ma disarmante: "Probabilmente siamo troppo deboli per farlo da soli. Gli altri sono una risorsa, ma sono anche il giudice che ti giudica se abbandoni la missione, quindi è un forte incentivo".

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