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Influencer della solitudine: stare soli non è un tabù, il successo social della vita solitaria

La solitudine è di tendenza: non è più momento di vergognarsi delle proprie vite “imperfette”, c’è spazio anche per chi trascorre il sabato sera a casa da solo.
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L'estate è quel momento dell'anno in cui, ancor più che negli altri mesi, sembra che tutti siano felici: tutti alle prese con vacanze da sogno, tutti in giro a divertirsi con gli amici o col partner, tutti in viaggio dall'altra parte del mondo. O almeno, questo è quello che vediamo sui social. Ne scaturisce una sorta di ansia sociale che porta a doversi divertire per forza, per mettersi in pari, per non essere da meno, per sentirsi come gli altri e non fare la parte degli sfigati. Perché: "Dai è estate, devi fare più cose possibile quando sei in ferie, devi divertirti al massimo, se non ora quando?".

La psicologa Fabiana Sanseverino ha spiegato a Fanpage.it che è una convenzione di cui siamo diventati schiavi: "Ma non bisogna sforzarsi, bisogna seguire il proprio ritmo" ha chiarito la dottoressa. Vale d'estate ma vale nel resto dell'anno e sembra che sempre più persone stiano giungendo a questa consapevolezza.

Perché un tempo sarebbe stato impossibile ammettere serenamente di essere a casa da soli il venerdì sera, di trascorrere il sabato sul divano invece che in discoteca. Invece ultimamente i social si stanno affollando di testimonianze di questo tipo: non come vanto, non come indicazione assoluta di vita, non presentata come il giusto modo di vivere la vita.

TikTok @lanaisaaa
TikTok @lanaisaaa

Molte persone stanno semplicemente mostrando uno spaccato di normalità, una quotidianità che per quanto diffusa, sembra si faccia ancora fatica ad esternare, proprio perché diventa imbarazzante, espone al giudizio. Percepiamo come strano che una persona vada al cinema da sola o che rincasi alle 23 piuttosto che il mattino dopo, che non abbia un infinito elenco di numeri da contattare per un'uscita serale.

Lo percepiamo come strano: ci costa ammettere che è una condizione molto generalizzata tra i giovani di oggi. Se prima si preferiva allontanare sguardi indiscreti da questa "diversità", ora quegli sguardi vengono cercati, mettendoci la faccia sui social e raccontando in prima persona la propria vita solitaria. È uno stile di vita sicuramente poco patinato, ma molto vero, autentico, che rispecchia una grande fetta di realtà.

Non avere un partner o una cerchia stabile di amici è considerato imbarazzante, parlarne apertamente non si può: è un tabù. E invece è una situazione che accomuna molte persone, difatti si è creata una comunità sui social che si ritrova in quelle esperienze di vita in solitaria: finalmente ci si può riconoscere, ci si può sentire compresi e capiti, per non sentirsi più quelli perennemente "strani".

Difatti molti parlano di "influencer della solitudine": ma non sono donne tristi, sole, senza figli, senza compagno, che soffrono e che vivono perennemente in crisi, chiuse nel loro grigiore. Non sono nemmeno donne che romanticizzano l'isolamento sociale, che incoraggiano a isolarsi, a non avere contatti. Anzi: sono donne che quando ne hanno voglia vanno nei locali da sole, che partono per viaggi improvvisati con sconosciuti, che hanno voglia di incontrare persone. Semplicemente, non provano imbarazzo nell'ammettere di non avere una vita perfetta da postare.

Tiktok @devonandwillo
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La solitudine cronica e patologica è diversa da chi ha la maturità di sceglierla consapevolemente in alcuni momenti, di accoglierla in alcune fasi di vita, percependone il valore e preferendola a un divertimento fittizio che deve solo ingolosire gli altri. Trascorrere del tempo da sole e non vergognarsene è possibile.

Troppo spesso, invece, ci si sente in colpa a dire di no a un'uscita, ci si sente dei falliti se non si è perfettamente integrati in un gruppo. È la FOMO, la paura di trovarsi esclusi, di perdersi qualcosa. "Se non pubblichiamo quello che stiamo facendo, se non lo raccontiamo in tempo reale, è come se non l'avessimo fatto" ha spiegato il dottor Merigo a Fanpage.it: si verifica anche a Capodanno, per esempio, altra circostanza in cui si deve per forza fare qualcosa in cui per forza ci si deve divertire e bisogna farlo vedere.

La compagnia è un bisogno, ma non è un dovere, non è una condizione da imporsi solo per poter condividere uno scatto di gruppo sui social e fare incetta di like. Sicuramente rimanere intrappolati in un ciclo di perenne isolamento può essere dannoso per la salute psicofisica; fa parte dell'essere umano il bisogno di stringere legami e connessioni. Eppure ci sono bisogni che cambiano nella vita, ci sono fasi di passaggio, ci sono momenti in cui si predilige la qualità alla quantità, o semplicemente in cui si decide di mettere se stessi e la propria indipendenza al centro, al primo posto, sacrificando un'uscita in più.

In Corea del Sud esiste un temine specifico, una vera e propria filosofia di vita incentrata sul valore della solitudine, nella sua accezione più positiva. Usano la parola Honjok, la risposta alla pressione sociale di comunità estremamente competitive e iperconnesse. Significa rallentare, significa sapersi godere il tempo in solitudine con se stessi, significa stare bene anche da soli, se se ne sente il bisogno.

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