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Siamo nel 2022 e Aurora Ramazzotti deve ancora spiegare che le donne hanno i capezzoli

Una foto di Aurora Ramazzotti ha scatenato polemiche e commenti sui social per via dei capezzoli: arriveremo mai al punto in cui la banale anatomia femminile non farà più notizia?
A cura di Beatrice Manca
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Che fatica. Che fatica essere donne, avere due milioni di follower su Instagram e dover spiegare com'è fatto un corpo. Questa mattina la mia rassegna stampa online era dominata da Aurora Ramazzotti per via…dei capezzoli. Che a dirla così sembra che abbia avuto un momento Femén e sia scesa in piazza a seno nudo. Scelta rispettabilissima, per carità, ma poi vai a vedere e scopri che si tratta di un banale top che lasciava vagamente intravedere la forma del seno, scatenando gli appetiti del web. Al che Aurora Ramazzotti, a cui per fortuna non manca la risposta pronta, ha dovuto mettersi di santo impegno e spiegare ai suoi follower le basi dell'anatomia umana. Il che mi porta a chiedermi: ma nel 2022 dobbiamo ancora giustificarci di avere i capezzoli?

Il fatto è questo: storicamente il corpo delle donne è molto più sessualizzato di quello degli uomini, a maggior ragione il seno. Il seno femminile è oggetto di lascivia e strumento di seduzione, tanto è vero che quanto le donne si permettono di allattare (la funzione per cui è stato "inventato" il seno e il capezzolo) ecco che gli uomini vengono disgustati e chiedono alle signore di farlo in privato. Gli stessi uomini che poi usano il seno pubblicamente per qualsiasi altra cosa, incluso vendere auto o pubblicizzare locali. Per decenni ci ha pensato il reggiseno a proteggere lo sguardo maschile dall'anatomia femminile: un po' aiutava, un po' mascherava. E mentre il capezzolo maschile era libero imperversare ovunque, dalle spiagge ai social, quello femminile era costantemente censurato. Nasce così il movimento Free The Nipple (ma ci arriviamo) nato sui social per protestare contro l'ingiusta e sproporzionata del nudo femminile.

Cosa c'entra tutto questo con Aurora Ramazzotti? Innanzitutto, bisogna darle ragione: i capezzoli fanno parte dell'anatomia della natura umana, maschile e femminile. Poi, bisogna darle tregua: Aurora non ha mostrato il seno su Instagram, ha indossato una maglietta senza reggiseno perché lei – e per fortuna moltissime altre donne – non considerano il capezzolo un feticcio né un tabù, ma solo quello che è: un capezzolo. “Volevo tranquillizzarvi – ha scritto nelle storie di Instagram – Sì, ho dei capezzoli, penso sia abbastanza diffuso. Allego esempi per correttezza”. Tra l'altro, niente che la moda non abbia già visto e proposto negli anni Settanta.

la risposta di Aurora Ramazzotti via Instagram
la risposta di Aurora Ramazzotti via Instagram

A quel punto anche lei è diventata paladina del movimento Free The Nipple, citandolo nella didascalia di un post Instagram in cui mostra l'ultimo look, un cardigan scaldacuore giallo limone. Facciamo subito ammenda: nel turbinio di articoli e di notizie che riguardano i capezzoli di una bravissima donna di spettacolo ci sono cascata anche io, e il risultato ce lo avete sotto gli occhi. Aspetto con ansia il momento in cui i capezzoli saranno come i gomiti e non faranno più notizia. Anzi, come i capezzoli maschili. Però una cosa mi preme dirla, in quanto donna capezzolo-munita: se le ragazze oggi si sentono più libere di mostrare i capezzoli non lo fanno per il piacere dello sguardo maschile. Una delle più grandi vittorie della nostra generazione è stato la riconquista del corpo (o almeno, il tentativo) per modellarlo a piacere nostro, non altrui. Se vedete un capezzolo in più spuntare dalle magliette è perché abbiamo riconquistato il diritto di scegliere se indossare o no il reggiseno. Volete mettere, che liberazione.

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Nata a Roma nel 1992 e cresciuta a pane e libri a Viterbo, sono giornalista professionista dal 2019. In tasca una laurea in Editoria e un master in giornalismo alla Scuola Rai di Perugia. Lavoro a Fanpage nella sezione Stile e Trend. Mi occupo di questioni di genere e di moda, con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale. Prima al Fattoquotidiano.it e Fq Millennium.
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