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Iniziano i saldi estivi 2026, Massimiliano Dona su regole: “Negoziante non obbligato a fare cambio”

Il 4 luglio 2026 cominciano i saldi estivi. Massimiliano Dona ha illustrato a Fanpage.it i diritti degli acquirenti e come bisogna muoversi per evitare truffe.
Intervista a Massimiliano Dona
Presidente Unione Nazionale Consumatori
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Il 4 luglio 2026 è la data che i fashion addicted attendevano, per poter fare una sessione di shopping approfittando di sconti e promozioni: è la data di avvio dei saldi estivi 2026 in quasi tutta Italia. Ma la frenesia dell'acquisto può essere una leva controproducente in questi casi: il desiderio di comprare fine a se stesso, può spingere in direzione di spese inutili o di affari tutt'altro che convenienti. I saldi gestiti nella giusta maniera sono una buona occasione per fare o farsi un regalo, per accaparrarsi quell'oggetto che si era magari puntato tempo prima. Ma bisogna conoscere bene le regole del gioco, per non farsi fregare, perché la truffa è dietro l'angolo. Fanpage.it ha fatto chiarezza con Massimiliano Dona, Presidente Unione Nazionale Consumatori. Sui saldi, infatti, si è soliti cadere in alcuni errori che possono compromettere l'effettiva convenienza dell'acquisto: chi compra deve conoscere i propri diritti, ma anche il commerciante ha i suoi doveri verso il cliente.

La merce che acquisto in saldo si può cambiare sempre o solo a certe condizioni?

Bisogna distinguere. Se il prodotto è difettoso, il consumatore ha sempre diritto alla garanzia legale: il fatto che sia in saldo non cambia nulla. Se invece il capo è perfetto ma abbiamo semplicemente cambiato idea, il negoziante non è obbligato a cambiarlo. L’eventuale cambio per taglia, colore o ripensamento è una scelta commerciale del negozio, quindi conviene informarsi prima dell’acquisto.

Abiti e calzature in saldo si possono provare sempre in camerino?

No, non esiste un obbligo di legge, una sorta di "diritto di camerino". La possibilità di provare un capo o una scarpa è rimessa all’organizzazione del negozio. Molti esercizi lo consentono, ma possono anche limitarlo per ragioni pratiche o igieniche. Il mio consiglio è semplice: chiedere sempre prima di acquistare, soprattutto durante i saldi.

Che può fare il cliente se il negoziante si rifiuta di cambiare la merce o di far provare un capo?

Dipende dal motivo del rifiuto. Come detto, se il capo è difettoso, il negoziante non può negare i diritti previsti dalla garanzia legale. Se invece si tratta di un cambio per ripensamento o della prova in camerino, salvo promesse fatte dal negozio, il commerciante è libero di stabilire la propria politica. Se però le informazioni sono poco chiare o ingannevoli, il consumatore può chiedere spiegazioni, conservare lo scontrino e, nei casi più gravi, segnalare una pratica commerciale scorretta all'Autorità Antitrust.

I commercianti possono modificare i prezzi prima dei saldi?

La legge vieta gli sconti fittizi. Il prezzo barrato deve essere quello realmente praticato prima dell’inizio dei saldi e, secondo la normativa europea recepita anche in Italia, deve corrispondere al prezzo più basso applicato nei 30 giorni precedenti. Aumentare artificialmente il prezzo pochi giorni prima per simulare uno sconto maggiore costituisce una pratica commerciale scorretta sanzionabile dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Come può capire il consumatore che è davanti a una truffa? E come deve comportarsi?

Ci sono alcuni campanelli d’allarme molto semplici a cominciare da sconti esagerati, ad esempio del 60-70% su prodotti molto richiesti. Un altro sono i cartellini poco chiari ad esempio senza riferimento al prezzo precedente. Attenti poi a siti senza recapiti, partita IVA o condizioni di vendita. In queste occasioni si punta molto sulla pressione ad acquistare immediatamente, sopratutto online. Il consiglio è sempre lo stesso: fermarsi un minuto, confrontare i prezzi con altri rivenditori, conservare sempre lo scontrino e pagare con strumenti tracciabili. Se qualcosa non convince, è meglio rinunciare all’acquisto piuttosto che pentirsene dopo.

Cosa cambia, sul piano dei diritti, tra acquisto online e in negozio fisico?

La differenza principale è il diritto di ripensamento. Se acquisto online, anche durante i saldi, di regola ho 14 giorni di tempo dalla consegna per restituire il prodotto senza dover dare alcuna spiegazione e ottenere il rimborso. In negozio, invece, questa possibilità non è prevista per legge: una volta acquistato un prodotto conforme, non posso pretendere di restituirlo solo perché ho cambiato idea (salvo policy della singola catena). In entrambi i casi, però, resta identica la tutela contro i prodotti difettosi attraverso la garanzia legale di conformità. Il consiglio che do sempre è di non lasciarsi guidare solo dalla percentuale di sconto. Il vero affare non è comprare tanto, ma comprare bene: confrontare i prezzi, conservare lo scontrino e ricordare che i saldi non fanno venir meno i diritti dei consumatori.

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