Adalberto Buzzin a 71 anni torna per la 21esima volta in Siberia: “Ti invitano in casa per sentirti parlare italiano”
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Ha cominciato a 18 anni e non si è più fermato: oggi, a 71 anni, Adalberto Buzzin conserva intatto quel desiderio di avventure e di scoperta che lo ha spinto in ogni parte del mondo, anche le più remote. Per la Maturità, mentre i suoi amici partivano per il mare, lui stupì tutti annunciando che avrebbe attraversato l'Africa in autostop. È stato il primo viaggio, quello che gli ha aperto la mente. Dopo, anno dopo anno, grazie anche a un lavoro che gli lasciava molto tempo libero, ha potuto continuare a coltivare la sua passione: India, Cina, Indonesia, Siberia. Quest'ultimo è un posto che porta particolarmente nel cuore. A Fanpage.it ha raccontato perché ci è tornato 21 volte, pronto a scoprirne ogni angolo e ogni aspetto.
Adalberto, quando comincia la tua storia di viaggiatore?
Da ragazzo ero rimasto impressionato dal libro di Marco Polo. Leggendolo pensavo: "Che bella vita, vedere cose nuove ogni giorno, conoscere culture, storie, tradizioni". È stata la molla. Appena mi sono diplomato sono andato in Africa. I più avventurosi tra i miei compagni andavano al massimo a Rimini al mare! Alla cena della Maturità mi hanno chiesto: "Tu cosa fai?". E io ho risposto: "Voglio attraversare l'Africa da solo in autostop". E così ho fatto, appena diplomato. Poi sono diventato operatore finanziario e lavoravo per una multinazionale, avevo molto tempo libero: anche 5 mesi all'anno. E quindi occupavo questi mesi per fare dei viaggi sempre di un certo spessore: per capire i posti, per raccontarli. La vacanza è un'altra cosa, è quella che fai in Grecia al mare. Stupendo eh! Mi piace anche quello logicamente. Ma diciamo che da 20 anni a questa parte cerco sempre itinerari lontani dal turismo.
Di recente dove sei stato?
A ottobre sono ritornato dopo 22 anni in Transnistria, una terra soffocata fra la Moldova e l'Ucraina. È lunga 200 km, larga 60 e non è riconosciuta da nessuno. E l'ho trovata completamente cambiata. Un mio amico una volta mi ha detto: "Quando ritorni in un posto dopo tanti anni resti deluso". E infatti sono rimasto molto deluso, perché 22 anni fa dove c'era un piccolo hotel dove mi fermavo a dormire, adesso c'è una banca a otto piani. Poi sono tornato in Siberia a gennaio 2026.
Quando sei stato la prima volta in Siberia?
Ci sono stato per pura combinazione. Io nell'86 avevo ospitato in Italia delle bambine di Chernobyl. C'era un interprete, un carissimo amico, che mi ha detto: "Sei andato in tanti posti e non hai mai considerato la Russia". Così ho provato. Ho fatto un viaggio da Mosca in Mongolia col treno, di cinque giorni. Lì ho pensato che sarebbe stato ancora più bello in macchina. E così nel 1999 siamo andati con le macchine fino a Vladivostok in inverno. Avevo anche trovato gli sponsor, all'epoca era più facile trovarne. La Renault mi aveva fornito le vetture, tutte sistemate e preparate per l'inverno. E così ho fatto la prima traversata in Siberia con queste Kangoo Renault. Era gennaio del 1999. D'inverno lì si parla di temperature da -30 a -50. In tutto ci sono stato 21 volte.
Cosa ti ha colpito così tanto da portarti lì 21 volte?
È un ambiente completamente genuino, coi suoi pro e i suoi contro, però io ho sempre trovato molti sorrisi, ospitalità, gentilezza, ci sono persone che se sei in difficoltà ti aiutano. Poi sai, la Russia è più o meno tre volte l'Europa: devi fare parecchi viaggi per vederla, anche perché ogni regione ha le sue caratteristiche quindi è sempre differente. La Russia bianca che va praticamente fino agli Urali è un'altra Russia: vedi grandi città, tutte super organizzate, c'è di tutto di più. Mosca e San Pietroburgo sono il massimo, perché sono le due città principali. Poi quando superi gli Urali e entri in Siberia, entri in un altro mondo. Trovi i villaggi, i piccoli paesini: si parla di migliaia di chilometri con la neve, in cui sei immerso in un paesaggio da favola, bucolico. Quando ti fermi, ovviamente sei l'unico turista.
Lì non sanno proprio cosa sia l'overtourism!
No, infatti loro ti invitano subito a casa a bere qualcosa, vogliono sentirti parlare in italiano perché non hanno mai sentito la tua lingua.
Che altri Paesi hai visitato, che ti sono rimasti impressi?
È molto bella l'India. La Cina è fantastica, è veramente un altro mondo: hanno 5000 anni di storia! Una sera in un mercato ho visto un uomo appoggiato su un tavolino con una lente e un pennello piccolissimo in mano. Non capivo cosa facesse. Mi sono avvicinato: c'era un chicco di riso e lui ci stava disegnando sopra un monastero.
Ci sono stati momenti di pericolo in cui hai temuto che non saresti tornato a casa?
Ovviamente le cose brutte possono succedere anche in Italia! Però una volta in Indonesia sono andato a fare un bagno al tramonto. Vedevo tutti quanti entrare in acqua con delle pinne giganti. Pensavo non sapessero nuotare e invece no! Lì al tramonto ci sono le onde che ti portano via, c'è un risucchio che ti trascina indietro. E a me è successo proprio questo. Lì ho pensato: "Quando la vedo dura". Dopo due onde che mi hanno portato indietro, per fortuna la terza mi ha spinto avanti e mi sono messo a nuotare. Lì ho capito! Le pinne lunghissime ti tengono a galla, con una bracciata è come farne dieci. Poi un'altra volta in Albania quando era appena crollato il regime sono andato a fotografare i bunker. Si è fermata una macchina, c'erano dei banditi a bordo che mi hanno minacciato. Mi hanno detto che non potevo fare foto: dovevo dargli 1000 dollari o tutta l'apparecchiatura fotografica. Per fortuna in tasca avevo un biglietto da visita di un ministro che conoscevo e ho detto: "Sto facendo un servizio fotografico per questa persona". Loro hanno visto il biglietto e sono andati via nascondendo la targa. Sono stato fortunato!