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I Paccheri alla Vittorio diventano una torta da 60 euro: l’omaggio al piatto di pasta sulla scia della frutta realistica

Dalla frutta realistica alla torta che sembra un piatto di pasta: è nata per i 60 anni del ristorante della famiglia Cerea, ispirata agli iconici paccheri.
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La frutta realistica è ovunque: ha invaso i social e le vetrine delle pasticcerie, che propongono la tendenza virale del momento. Dalla fragola al limone, dalla mora alla mela: il trend ha scatenato un'ondata di fantasia, per realizzare versioni quanto più fedeli agli originali, non solo nella forma. Oltre a ricalcare perfettamente la forma dei frutti veri, infatti, la frutta realistica dovrebbe anche richiamarne il sapore. Dentro lo scrigno croccante, la ricetta prevede che ci sia una mousse ispirata al gusto del frutto prescelto, spesso combinata anche con una base biscotto o comunque con un altro elemento che possa far giocare con differenti consistenze. La famiglia Cerea ha presentato al pubblico qualcosa di simile.

La torta Pacchero Da Vittorio è il dessert inventato per celebrare i 60 anni di storia di uno dei ristoranti più famosi e apprezzati del nostro Paese, un nome iconico della nostra tradizione: un'istituzione vera e propria, riconosciuta a livello internazionale, in attività per l'appunto da 60 anni. Il locale fu aperto nel 1966 a Bergamo da Bruna e Vittorio Cerea. Questo traguardo dei 60 anni andava necessariamente festeggiato in grande stile e per farlo, la famiglia Cerea ha deciso di reinventare il suo piatto più memorabile, dandogli una veste nuova, contemporanea, originale.

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Il piatto di pasta originale è una ricetta famosissima: sono paccheri mantecati al tavolo con una salsa ai tre pomodori, parmigiano e burro, serviti fornendo ai commensali un bavaglio, prevedendo già schizzi di sugo. Un piatto realizzato con ingredienti essenziali, insomma, che dietro la sua semplicità nasconde un perfetto bilanciamento di sapori ben studiati. E lo stesso vale per la torta ad esso ispirata. Il dessert appena presentato e messo in vendita, è una riproduzione fedelissima, in ogni sua parte: ci sono i paccheri, c'è il sugo, ci sono i pomodorini, c'è persino il pentolino. Ma è tutta un'illusione, un inganno: niente è come sembra.

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I sapori, ovviamente, sono dolci: è una torta a base di pan di Spagna, cioccolato bianco e fragole, con crema chantilly, bagna alla vaniglia, in superficie una copertura croccante allo yuzu che dà un tocco di freschezza e vivacità. Della frutta realistica c'è il concetto di "realismo", essendo una riproduzione fedele di un altro piatto, quindi il trompe-l’œil, l'imitazione di una forma reale. Nel caso della Torta Pacchero, però, non c'è come nell'altro caso il richiamo anche al sapore, essendo un dolce, non qualcosa di salato.

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Si tratta di un dessert, non di un primo piatto. Questa torta conferma quanto questa famiglia sia legata alla propria tradizione, ai propri valori, a custodire radici e memoria, ma al tempo stesso abbia voglia di guardare al futuro, di cimentarsi sempre in nuove sfide per evolversi e stare al passo coi tempi, senza snaturarsi.

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