Siamo disposti a spendere 18 euro per la frutta realistica: è il prezzo per dire “L’ho assaggiata anche io”

Nell'ambito artistico esiste una tecnica pittorica chiamata trompe l'œil: letteralmente la tradizione dal francese è "inganna l'occhio". E proprio di questo si tratta: sui quadri, la superficie bidimensionale viene abilmente trasformata in una scena tridimensionale. Sembra di avere davanti un oggetto reale, ottenuto lavorando di chiaroscuri, prospettiva. La moda se ne è appropriata proponendo le sue illusioni su tessuto e anche il mondo della pasticceria ha fatto altrettanto: perché se parliamo di frutta realistica, sempre di un'illusione parliamo. Sono dolci che sembrano frutti veri, che ricalcano esternamente in tutto e per tutto, in ogni dettaglio le more, le mele, le pesche, le fragole. Il ripieno goloso invece gioca con diverse consistenze: mousse, basi croccanti, creme, gelatine.
Tornando indietro nel tempo, si può considerare antenato della frutta realistica la frutta martorana siciliana, ma venendo alla storia recente, quella diventata tendenza vera e propria, il nome che spicca su tutti è quello del pasticciere Cédric Grolet. È stato lui il primo a sperimentare questi prodotti iperrealistici, già diversi anni fa, ma è solo quando i social hanno intercettato e reso virali i suoi video che l'interesse è diventato quasi ossessione.

I video in cui il pasticciere mostra questi prodotti hanno fatto il giro del mondo su Instagram e Tiktok: parliamo di video con decine di milioni di visualizzazioni. In effetti, il prodotto si presta molto: è decisamente instagrammabile. Gli ingredienti ci sono tutti: c'è la parte aesthetic, c'è persino l'elemento ASMR. Perché l'occhio vuole sempre la sua parte, ma l'orecchio pure, dunque è essenziale nei video far ascoltare bene il tipico crack che il frutto produce quando viene rotto il guscio esterno, rivelando poi l'interno morbido e cremoso. Tutto molto food porn, insomma.

La frutta realistica funziona sui social perché la sua estetica rispecchia tutti i requisiti che fanno presa sul pubblico, generando un effetto di curiosità a catena. Tutti vogliono replicare l'experience, tutti vogliono pubblicare il video col fatidico crack, tutti vogliono dire: "L'ho assaggiata anche io". Uno degli elementi essenziali affinché un fenomeno diventi virale, è che deve generare un coinvolgimento, deve dare vita a una sorta di comunità in cui riconoscersi, a cui appartenere. Ecco perché da Grolet in poi tutti hanno cominciato a replicare lo stesso video, lo stesso assaggio dando vita alla stessa domanda: "Ma ne vale la pena?". E per trovare la risposta, si alimenta necessariamente il trend, perché bisogna provare, nessuno è disposto a farselo raccontare: tutti vogliono esserci.

Gli scettici hanno mosso molte critiche alla frutta realistica, principalmente per un aspetto: il suo prezzo. Parliamo di monoporzioni che vanno dai 17 ai 20 euro, orientativamente. E quello che potrebbe sembrare un limite, è invece paradossalmente un punto di forza. Perché è vero che è un costo esagerato, ma per un piccolo lusso: un lusso quindi accessibile. Si tratta pur sempre del prodotto più ambito di Internet! Diventa difficile separare l'esperienza dal prezzo, perché nel secondo è incluso anche il primo. Se paghiamo quella cifra è per poter mettere il video online, per poterlo raccontare agli amici.
Un'altra critica è proprio strettamente legata al rapporto qualità prezzo: insomma, se effettivamente il dolce valga quella cifra qualitativamente parlando, escludendo la parte social. Vero è che c'è molto di artigianalità dietro: c'è design, c'è tecnica, c'è maestria nella lavorazione, c'è impiego di materie prime di alto livello. Questo per lo meno per i professionisti, perché inevitabilmente sono nate sul mercato anche copie commerciali da supermercato. Qui ovviamente si gioca di risparmio: si asseconda il trend, ma un po' meno il gusto.
Fino a qualche mese fa pensare a un frutto di lusso faceva pensare alla banana di Cattelan, adesso alla mela verde di Cedric Grolet.