Cloud #07156, significato della nube di nebbia di Fujiko Nakaya a Parigi: una riflessione su presenza e visibilità

C'è arte senza materia? La risposta arriva da Fujiko Nakaya, che ha realizzato un'installazione presentata nell'ambito della mostra "Clair-obscur" alla Rotonda della Bourse de Commerce di Parigi. Il biglietto per la mostra e per l'opera di nebbia, ammirabile fino al 14 settembre 2026, costa 15 euro a prezzo intero, ma sono previste riduzioni.
Cloud #07156 prosegue la ricerca dell'artista intorno alle Fog Sculptures di cui è assoluta maestra. È una sorta di nuvola impalpabile, una fitta nebbia fatta di minuscole gocce d'acqua. In un continuo apparire e scomparire, materializzarsi e smaterializzarsi, i visitatori vengono prima completamente avvolti dalla nube immateriale, per poi riemergere.
Fujiko Nakaya ha approfondito la Fog Sculpture per tutta la sua vita e tutta la sua carriera, è stato un costante lavoro sulla materia, sviluppato svincolandosi dal linguaggio tradizionale e andando oltre, approfondendo soprattutto il legame con i fenomeni atmosferici, che sono diventati l'oggetto principale della sua ricerca artistica. Una ricerca, che si è spinta anche in direzione della tecnologia. Le sue opere, infatti, sono rese possibili grazie a un sistema messo a punto nel 1969 insieme all'ingegnere americano Thomas Mee: il congegno consente di produrre nebbia attraverso pompe ad alta pressione e tubi nebulizzanti.
Volutamente, sin dall'inizio non viene impiegato alcun additivo chimico per creare l'effetto finale, che non è mai prevedibile e mai uguale al precedente. Ogni Fog Sculpture, infatti, viene concepita per un luogo specifico, proprio perché la resa dipende dalla temperatura, dall'umidità, dalla luce, dalle condizioni atmosferiche specifiche di quel posto, che in un altro sarebbero per forza diverse rendendo l'opera diversa a sua volta. Ci sono specifici studi preventivi sia fisici che chimici, dietro, oltre che tecnici.
Uno dei suoi lavori più celebri resta la Fog Sculpture realizzata per il Pepsi Pavilion nel 1970, considerata la prima grande scultura di nebbia della storia. Altre sono state realizzate presso l'Exploratorium a San Francisco a New Canaan (Connecticut), nei parchi della città di Boston.

Stavolta, l'installazione è stata posizionata alla Bourse de Commerce, nello spazio dove il cilindro di cemento realizzato da Tadao Ando dialoga con la storica Rotonda ottocentesca con cupola. Le silhouette dei visitatori si confondono nella nebbia, appaiono e scompaiono, di dissolvono e poi si materializzano di nuovo, cambiando continuamente la fisionomia del posto.
La riflessione non è solo sulla materia, ma anche sulla crisi dell'oggetto artistico tradizionalmente inteso e sull'interazione tra opera e pubblico, che si fanno sempre più connessi. Cloud #07156 gioca sul concetto di "visibilità": in una percezione così alterata, cosa esiste e cosa no? Cosa è vero e cosa no? Chi osserva l'opera non lo fa dall'esterno, si fonde con essa, diventa un tutt'uno. Il visitatore deve accettare una condizione di dissolvenza, in cui si smette di essere visibili. Tutto questo in un'epoca in cui essere perennemente in vista è diventato essenziale e si cerca una costante esposizione allo sguardo altrui. È quel filtro, che determina ciò che esiste e cosa no. Qui invece bisogna accettare di esistere in un paesaggio nebbioso e fugace, dove nulla è come sembra, dove si scompare. Il patto segreto con l'opera, prevede di diventare nient'altro che sagome invisibili, senza per questo smettere di esistere.