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Dua Lipa ha trovato l’amore col Manifesting, la psicologa Montesi: “Non significa attendere passivamente senza agire”

Manifestare per trovare l’amore: così ha fatto Dua Lipa per incontrare Callum Turner. La psicologa Lucia Montesi spiega potenzialità e limiti di questo metodo.
Intervista a Lucia Montesi
psicologa e psicoterapeuta
Dua Lipa e Callum Turner
Dua Lipa e Callum Turner

Dua Lipa nella canzone Training Season parla del desiderio di avere una relazione adulta, con una persona sana capace di capire i suoi bisogni; qualcuno che la ami e la rispetti, a cui non dover fare da madre né da psicologa. Quel brano è stato pubblicato poco prima che il desiderio della cantante si realizzasse, poco prima che nella sua vita entrasse Callum Turner, l'uomo che ha da poco sposato. Un verso della canzone recita appunto: "Ho bisogno di qualcuno che mi stringa forte, più profondamente di quanto abbia mai conosciuto. Il cui amore sembri un rodeo, che sappia esattamente come prendere il controllo. Quando sono vulnerabile, parla con sincerità direttamente alla mia anima. Una conversazione così intensa da farmi venire le vertigini". Queste righe per Dua Lipa sono state un vero e proprio mantra, hanno guidato la sua vita, nella ricerca del partner giusto, che effettivamente è arrivato.

Il principe azzurro più che piovuto casualmente dal cielo, è stato la concretizzazione di un progetto che lei aveva ben chiaro nella sua testa. Dalle precedenti relazioni, la cantante aveva capito i propri bisogni, le proprie esigenze, aveva compreso che tipo di persona volesse al proprio fianco. Queste consapevolezze si sono materializzate nella persona di Callum Turner, dopo un processo chiamato manifesting. Questa tecnica consiste nel manifestare i propri desideri per renderli reali: che sia scrivendoli, o confidandoli allo specchio o urlandoli al vento, l'importante è credere davvero in ciò che si dice. Insomma, si attrae nella propria vita quello che si pensa, quello che si desidera, quello che si dice a voce alta con convinzione; i nostri pensieri plasmano la nostra realtà. La psicologa e psicoterapeuta Lucia Montesi ha approfondito con Fanpage.it di cosa si tratta, esponendo potenzialità e limiti.

I nostri pensieri plasmano la nostra realtà? 

Sì, il modo in cui pensiamo e interpretiamo la realtà è in grado di plasmare la realtà stessa, perché influenza il nostro agire e può produrre cambiamenti concreti. Se penso di me stesso che non sarò mai capace di trovare un lavoro, di conseguenza non mi attivo, non leggo gli annunci, non mando curriculum e non mi propongo, abbassando di fatto la possibilità di trovarlo. Se penso che il cancro sia una malattia contro cui è inutile lottare, non mi attivo per le terapie e per migliorare il mio stile di vita, diminuendo di fatto la possibilità di curarlo. Questo non significa che volere è sempre potere, purtroppo ci sono limiti invalicabili di fronte a cui siamo costretti a fermarci, ma certamente il modo in cui pensiamo può in parte influenzare la realtà, su cui abbiamo quindi almeno una quota di potere e controllo.

La pratica del manifesting può aiutare a far avverare i propri desideri? 

Sì, certamente, può aiutare anche se non lo garantisce. Ma non si tratta di nulla di nuovo. Il manifesting non fa altro che attingere al repertorio di tecniche ben note e usate da decenni nell'ambito della psicologia cognitivo comportamentale. La definizione chiara e precisa dell'obiettivo che si vuole ottenere non è altro che l'applicazione della tecnica SMART, per cui è più probabile che raggiungeremo un obiettivo se lo scegliamo specifico, misurabile, raggiungibile, rilevante per noi e definito nel tempo. La visualizzazione del raggiungimento dell'obiettivo è semplicemente una delle numerose tecniche di visualizzazione, in questo caso volta a diminuire l'ansia e aumentare il senso di auto efficacia. Le frasi motivazionali da ripetere a voce o scrivere sono una forma di ridefinizione del modo con cui parliamo a noi stessi, una tecnica fondamentale della psicoterapia cognitivo comportamentale che mira a rendere più flessibile e meno critico il dialogo interiore. Infine, l'azione è il passo che permette di attivarsi in prima persona, piuttosto che attendere passivamente un cambiamento dall'esterno. Il rischio del manifesting è però una positività tossica, che mira ad eliminare ogni pensiero o emozione negativi, interpretati come un ostacolo al raggiungimento dell'obiettivo. In psicologia tutte le emozioni hanno una funzione e necessitano di uno spazio. Emozioni negative e pensieri pessimistici sono segnali da ascoltare, possono indicare ad esempio se il nostro obiettivo è irrealistico, fuori dalla nostra portata o addirittura dannoso. Inoltre, la positività tossica finisce per colpevolizzare chi non riesce a raggiungere ciò che desidera, per motivi che possono essere fuori dal suo controllo.

Dal punto di vista sentimentale, come ci si predispone in modo sano alla ricerca di un partner? Manifestarlo è sufficiente per attrarre la persona che si desidera?

Può essere una buona base da cui partire, se manifesting significa avere ben chiaro che tipo di relazione vogliamo, quali confini vogliamo mettere, che cosa non siamo disposti a tollerare, se significa pensarci in grado di attrarre un'altra persona e poi attivarci concretamente per favorire le possibilità di incontro, piuttosto che chiuderci in casa avviliti. Se invece manifesting significa essere ossessivi nella ricerca, sopravvalutarci ed essere troppo insistenti, non faremo che allontanare gli altri. In ogni caso, la possibilità di una relazione dipende da molte variabili fuori dal nostro controllo, noi possiamo solo creare un terreno favorevole.

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