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Il topless non ha rischi se usi bene la crema solare, il dermatologo: “Una scottatura può però risultare più dolorosa”

Prendere il sole in topless può essere sicuramente liberatorio, ma secondo molti comporterebbe anche dei rischi maggiori per la salute della pelle. Fanpage.it ha parlato con il dermatologo Mercuri che ha chiarito una volta per tutte se il seno corra maggiori rischi rispetto ad altre zone quando esposto al sole.
Intervista a Dott. Santo Raffaele Mercuri
Primario di Dermatologia e Cosmetologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e associato di Dermatologia all’Università Vita-Salute San Raffaele.
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Per una donna poche cose nella quotidianità eguagliano il piacere di togliersi il reggiseno una volta arrivate a casa. Con un solo movimento spariscono tensioni al collo, alla schiena e si è immediatamente più comode. Ancora più liberatorio è poi togliersi il pezzo sopra del costume in spiaggia e rilassarsi al sole, chiaccherando, dormendo o ascoltando un po' di musica. Tuttavia, oltre a controllare quando e se effettivamente sia concesso nella litorale in questione, c'è un dubbio che accompagna la pratica del topless da sempre: prendere il sole direttamente sul seno fa male? Come sappiamo bene, negli ultimi anni l'attenzione verso la salute della pelle è cresciuta esponenzialmente tra skincare e altre attenzioni quotidiane, e la paura di possibili ripercussioni sulla salute supera ormai di gran lunga quella di non avere l’abbronzatura perfetta una volta rientrati dalle vacanze. Fanpage.it ne ha parlato con Santo Raffaele Mercuri, primario di Dermatologia e Cosmetologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e associato di Dermatologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, che ci ha chiarito quale sia il rischio reale del prendere il sole in topless.

Dal punto di vista dermatologico, prendere il sole nudi o in topless comporta rischi diversi rispetto all’esposizione con il costume?

Il tipo di danno provocato dai raggi ultravioletti non cambia: a parità di dose ricevuta, la pelle del seno, dei glutei o dei genitali esterni può andare incontro agli stessi processi che interessano volto, schiena o arti, ossia eritema solare, danno del DNA, fotoinvecchiamento, alterazioni della pigmentazione e aumento del rischio di tumori cutanei. La differenza pratica è che il topless e il nudismo espongono una superficie corporea maggiore e, soprattutto, zone generalmente coperte. Queste aree possono scottarsi rapidamente perché non sono abitualmente esposte e spesso vengono dimenticate durante l’applicazione della protezione solare. Acqua e sabbia riflettono inoltre una parte della radiazione e possono aumentare la dose complessiva ricevuta. L’esposizione dei genitali può provocare ustioni particolarmente dolorose, edema e irritazione aggravata da sudore, sale, sabbia e sfregamento. Le porzioni mucose o semimucose, come glande, superficie interna del prepuzio, piccole labbra e vestibolo vulvare, non dovrebbero essere deliberatamente esposte al sole e sono più opportunamente protette mediante un costume o un tessuto coprente. Non esiste un’abbronzatura “sicura”: anche in assenza di arrossamento visibile si verifica un danno biologico, e la crema solare non deve essere utilizzata per prolungare intenzionalmente il tempo trascorso al sole.

È vero che i capezzoli sono una zona del corpo più sensibile e fragile ai raggi UV? Ci sono differenze tra uomini e donne?

Non è dimostrato che capezzolo e areola possiedano una particolare “ipersensibilità” biologica ai raggi UV rispetto a qualunque altra area di pelle dello stesso fototipo. Sono però zone abitualmente coperte e molto sensibili dal punto di vista percettivo: una scottatura può quindi risultare particolarmente dolorosa e fastidiosa, soprattutto per il contatto continuo con indumenti, reggiseno, sudore e acqua salata. Il colore più scuro dell’areola non deve essere considerato una protezione solare sufficiente. La pigmentazione può ridurre parzialmente la tendenza all’eritema, ma non impedisce il danno del DNA né elimina la possibilità di scottature e tumori cutanei. Le raccomandazioni di fotoprotezione valgono per ogni fototipo e per tutte le aree esposte. Non risultano differenze clinicamente rilevanti tra uomini e donne nella risposta della pelle del capezzolo alla stessa quantità di radiazione UV. In pratica, la protezione richiesta è la medesima. Nelle donne possono tuttavia essere presenti condizioni che rendono la zona più reattiva o delicata (per esempio eczema, fissurazioni, gravidanza o allattamento) ma si tratta di una maggiore sensibilità individuale e non di una diversa azione dei raggi UV in base al sesso.

Ci sono prodotti o accorgimenti particolari da seguire per queste zone?

Su capezzoli, areole e restante cute del seno integra può essere utilizzato un normale prodotto solare ad ampio spettro contro UVA e UVB, resistente all’acqua e con SPF 50 o 50+. Non è necessario acquistare una crema specifica per i capezzoli. Il prodotto deve essere applicato uniformemente sulla pelle asciutta prima dell’esposizione e rinnovato circa ogni due ore, dopo il bagno, dopo un’intensa sudorazione e dopo essersi asciugati con l’asciugamano. Quando la zona è molto sensibile, soggetta a eczema o già irritata, possono essere meglio tollerate formulazioni prive di profumo e alcol, contenenti filtri minerali come ossido di zinco o biossido di titanio. È opportuno provare il prodotto su una piccola area prima di utilizzarlo estesamente. Le creme solari sono destinate all’uso cutaneo esterno: non devono essere applicate sulle mucose, su ferite, fissurazioni o cute intensamente infiammata. Per glande, piccole labbra e altre superfici mucose la protezione più sicura è il costume o un indumento opaco. Non vanno utilizzati oli abbronzanti privi di SPF o prodotti che promettono di accelerare l’abbronzatura. Anche una crema con SPF elevato non sostituisce ombra e copertura fisica, che rimangono le strategie più affidabili.

L’esposizione solare di queste zone aumenta il rischio di tumori della pelle o di altri danni?

Sì. Ogni nuova esposizione aggiunge una dose di radiazione ultravioletta alla pelle interessata. Il rischio dipende soprattutto dalla quantità complessiva di UV ricevuta, dalle scottature, dal fototipo, dal numero di nevi, dall’età, dalla familiarità e dall’eventuale immunodepressione, non dal fatto che la zona venga comunemente mostrata o mantenuta coperta. Melanoma, carcinoma basocellulare e carcinoma squamocellulare possono comparire anche sul complesso capezzolo-areola, sebbene in questa sede siano eccezionali proprio perché normalmente poco esposta. Sono stati comunque descritti sia melanomi sia carcinomi basocellulari del capezzolo e dell’areola. Anche la cute dei genitali può sviluppare tumori, compreso il melanoma, ma non tutti i tumori genitali sono provocati dal sole: in queste sedi intervengono anche fattori biologici differenti. Ciò non rende utile o innocua l’esposizione solare; significa semplicemente che il rapporto tra UV e tumore è meno diretto rispetto alle aree abitualmente fotoesposte. Gli altri possibili danni comprendono ustioni, edema, prurito, discromie persistenti, accentuazione di nevi e macchie, fotoinvecchiamento e riacutizzazione di dermatiti. Una lesione pigmentata nuova o in evoluzione, un’erosione che non guarisce, una crosta persistente, un sanguinamento o una dermatite monolaterale del capezzolo che non risponde alle normali cure devono essere valutati dal dermatologo.

Come prendere il sole in topless o nudi in sicurezza?

Non è possibile rendere l’esposizione intenzionale completamente priva di rischio, ma il rischio può essere ridotto. È preferibile evitare le ore centrali della giornata e controllare l’indice UV. Ombra e indumenti rimangono più affidabili della sola crema solare. La protezione SPF 50 o 50+ ad ampio spettro e resistente all’acqua deve essere applicata su tutta la cute esposta, comprendendo capezzoli, areole, lati del seno, glutei, parte posteriore delle cosce, dorso dei piedi e cute genitale esterna. Per coprire adeguatamente l’intero corpo di un adulto occorrono approssimativamente 30 millilitri di prodotto, con variazioni in base alla corporatura. L’applicazione va effettuata circa 15 minuti prima di esporsi e ripetuta ogni due ore e dopo bagno, sudorazione o asciugatura. Le superfici mucose genitali devono essere coperte e non trattate con comuni creme solari. Nelle prime esposizioni bisogna essere particolarmente prudenti: non si deve attendere la comparsa del rossore per rivestirsi, perché l’eritema solare diventa visibile soltanto alcune ore dopo che il danno è già avvenuto. È inoltre opportuno evitare l’esposizione in caso di scottature recenti, dermatiti attive, ferite, interventi chirurgici recenti o assunzione di farmaci fotosensibilizzanti. Infine, è bene chiarire che le lampade abbronzanti non preparano la pelle in modo sicuro e aggiungono ulteriore radiazione cancerogena.

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