Dating down, scegliere un partner considerato inferiore. La psicologa Montesi: “Alimenta l’autostima”

Sui social potreste esservi imbattuti in video che spiegano la tendenza del momento, nel mondo degli appuntamenti. Ultimamente ci sono tante parole, nate per definire i diversi modi di frequentarsi, relazionarsi, impostare le relazioni. Quiet dating, per esempio, significa frequentare qualcuno senza parlarne troppo agli amici, così da avere meno stress e meno idealizzazione. Essere chalant significa mostrare interesse senza giochini tossici, senza tecniche studiate a tavolino, senza la paura di farsi vedere coinvolti e fragili. Dare nomi ci aiuta forse a semplificare, a sentirci parte di un sistema, perché sappiamo bene quanto caotico sia diventato il mondo degli appuntamenti: una giungla in cui è difficile orientarsi. L'espressione virale del momento è "dating down".
Questo approccio consiste nel frequentare persone ritenute "inferiori": persone che hanno una situazione economica precaria, o che hanno alle spalle una famiglia poco solida, o "inferiori" dal punto di vista fisico, ritenute poco attraenti quindi. Si tratta di parametri generici, di standard più o meno superficiali: una persona che guadagna di meno, una persona che si considera meno gradevole esteticamente, che ha una reputazione sociale non ottimale. Vale tutto, purché sia al di sotto del proprio livello.
Chi ne parla su TikTok usa espressioni come "She's dating down" ossia "Sta uscendo con una persona inferiore rispetto a lei". La psicologa e psicoterapeuta Lucia Montesi a Fanpage.it ha spiegato che il problema principale di questa dinamica sta nel disequilibrio: c'è un dislivello, che per quanto possa sembrare assurdo, è chiaro a entrambi i membri della coppia. La persona "up" sceglie consapevolmente un partner "inferiore" che a sua volta, trova in quella inferiorità la sua ragione di esistere.
Perché scegliere un partner di cui si ha una bassa considerazione, che si ritiene inferiore dal punto di vista sociale, economico o estetico?
Perché permette di avere potere e controllo sull'altro e sulla relazione, fa sentire meno a rischio di essere giudicati e rifiutati, meno in competizione, meno in discussione. Illude anche di essere maggiormente al riparo da infedeltà e dall'abbandono, poiché si pensa che il partner abbia meno chances di attrarre altre persone, che abbia meno capacità o ambizione per "spiccare il volo" e quindi con più probabilità resti lì, che sia persino grato e riconoscente per il privilegio di essere stato scelto e quindi resti maggiormente legato. Permette poi di salvaguardare e alimentare la propria autostima grazie al continuo confronto con l'inferiorità del partner. D'altra parte, questa scelta può dipendere da una mancanza di autostima: in questo caso si sceglie un partner inferiore perché si è convinti di non meritare di meglio, di non poter aspirare ad altro.
Che profilo ha la persona che segue questo schema nella ricerca di un partner? Può derivare da logiche apprese in famiglia o è paura di restare soli?
La scelta del partner è sempre influenzata dalla propria storia familiare, dal legame con i propri genitori e dal tipo di coppia genitoriale sperimentato. Anche la paura di restare soli, che è una delle motivazioni per accontentarsi di un partner inferiore, ha origine nella propria storia. A volte la scelta del partner ripropone le stesse dinamiche osservate nei propri genitori, altre volte va nella direzione opposta proprio nel tentativo di avere un destino diverso, ma in ogni caso ne è sempre influenzata. Ad esempio, scegliere un partner anaffettivo (in questo caso, inferiore come capacità emotive) può ripetere un copione familiare in cui le manifestazioni d'affetto erano carenti; scegliere un partner di basso status socioeconomico può essere la ribellione a un copione familiare in cui ricchezza e potere avevano un ruolo prioritario a discapito degli affetti.
Che tipo di relazione si instaura in questo modo?
È una relazione sbilanciata e mancante di reciprocità, in cui uno ha più potere dell'altro. Manca una vera condivisione, manca il rispetto, manca l'incoraggiamento alla crescita dell'altro, che anzi viene bloccata proprio perché resti in una condizione di inferiorità. La convinzione che l’altro resterà comunque nel legame perché non può trovare di meglio, porta ad approfittarsene, a irrigidirsi e non ammettere errori, a non scendere a compromessi, certi che tanto non c’è il rischio di perderlo.
Il partner “inferiore” che accetta questo tipo di schema, che persona è?
Una persona che ricerca l'approvazione e l'autostima attraverso l'esibizione di un partner superiore per aspetto, status socio economico o qualunque altra caratteristica. Essere scelto da chi considera superiore è una convalida del suo valore, che diventa poi una convalida pubblica anche di fronte agli altri. Si tratta insomma di un modo per sentirsi apprezzati, il che appare paradossale, dal momento che la motivazione che spinge il partner a scegliere questa persona è proprio la sua inferiorità. Eppure, la persona che accetta questa dinamica la percepisce davvero come un privilegio per cui vale la pena accettare la posizione down. Inoltre, a un livello più profondo, la persona in posizione inferiore avverte di avere in realtà tanto potere quanto ne ha il partner, anche se non è visibile: anche il partner ha bisogno di lei e della sua inferiorità, e non andrà molto lontano a cercare di meglio, proprio perché i loro bisogni si incastrano perfettamente. Essere quello inferiore può rappresentare anche un utile alibi: consente di percepire meno responsabilità, meno pressione e meno competizione, lasciando al partner il compito di attivarsi e assumersi carichi di vario tipo.
Accontentarsi: quando funziona e quando non funziona?
Funziona quando è un segno di flessibilità, di non pretendere che l'altro sia perfetto e rispecchi tutto ciò che vorremmo da un partner, quando insomma riflette una visione realistica e non idealizzata della coppia. Quando si accompagna alla stima e all'apprezzamento del partner, che sono componenti irrinunciabili in una coppia sana. Quando significa accettare l'altro per quello che è amando le sue caratteristiche o comunque accogliendole, senza che questo significhi subirle quando provocano sofferenza. Non funziona quando nasconde il bisogno di dominare, di sentirsi superiori, o la paura di confrontarsi con qualcuno alla propria altezza. Occorre una grande onestà per distinguere dentro di sé la reale motivazione che porta ad accontentarsi, ed eventualmente lavorarci per fondare la coppia su una base più sana.