“Non usatela nemmeno come crema idratante”: il dermatologo Mercuri spiega perché una crema solare scaduta va eliminata

Ogni estate, con il ritorno del sole e delle tanto agognate vacanze, ci assilla un dubbio: le creme solari dell'anno scorso sono ancora efficaci? Tra date di scadenza, simboli diversi e poco chiari e modalità di conversazione, non è proprio facile e immediato capire quando quando effettivamente un prodotto sia da buttare davvero. Fanpage.it ne ha parlato con Santo Raffaele Mercuri, primario di Dermatologia e Cosmetologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e associato di Dermatologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, che ha chiarito come leggere le indicazioni presenti sulle etichette e perché un solare scaduto è inutile nella protezione della pelle dai raggi solari.
Sui solari sono spesso indicate date di scadenza. Come funziona, indicano la scadenza dal momento dell’apertura o da quando si è comprato?
Sulla confezione possono comparire due indicazioni diverse. La data di durata minima, generalmente accompagnata dal simbolo della clessidra o dalla dicitura “da utilizzare preferibilmente entro…”, indica fino a quando il prodotto, correttamente conservato e ancora integro, mantiene le caratteristiche dichiarate. Non decorre né dall’acquisto né dall’apertura: è stabilita dal produttore sulla base della formulazione, della confezione e delle prove di stabilità. Il PAO, cioè il periodo dopo l’apertura, è invece rappresentato dal simbolo di un vasetto aperto seguito, per esempio, da “6M”, “12M” o “18M”. Significa che il prodotto dovrebbe essere utilizzato rispettivamente entro 6, 12 o 18 mesi dalla prima apertura. Per ricordarlo può essere utile scrivere sul flacone il mese e l’anno in cui è stato aperto. Nell’Unione europea la data di durata minima è obbligatoria per i cosmetici che durano non più di 30 mesi. Quando la durata minima supera i 30 mesi, può non essere riportata una data e viene normalmente indicato il PAO, salvo i prodotti per i quali il concetto di apertura non è rilevante. I solari commercializzati in Italia sono classificati come cosmetici e seguono questa normativa europea. La data di acquisto, quindi, non è di per sé una “data zero”. È importante distinguere se il prodotto sia rimasto sigillato oppure sia stato aperto e, in quest’ultimo caso, da quanto tempo.
Possiamo usarle anche se sono scadute? Che rischio si corre eventualmente?
Una crema solare che ha superato la data di durata minima o il PAO non dovrebbe essere utilizzata per proteggersi dal sole. Il superamento della data non significa che il giorno successivo il prodotto diventi improvvisamente tossico, ma che il produttore non garantisce più la stabilità della formulazione, la sicurezza microbiologica e soprattutto il livello di protezione UVA e UVB indicato sulla confezione. Il rischio principale è applicare apparentemente una protezione SPF 30 o 50 ricevendo, in realtà, una protezione inferiore o non uniforme. Questo può favorire eritemi, ustioni, danno cumulativo da radiazioni ultraviolette, fotoinvecchiamento e aumento del rischio di tumori cutanei. L’efficacia di un solare dipende infatti dall’intera formulazione e dalla corretta distribuzione dei filtri nella crema, non soltanto dalla presenza nominale dei singoli ingredienti. Con il tempo possono inoltre verificarsi separazione dell’emulsione, alterazione dei filtri e degli eccipienti, riduzione dell’efficacia dei conservanti o contaminazione dopo ripetute aperture. Odore rancido o insolito, cambiamento di colore, grumi, parte acquosa separata, consistenza troppo liquida o difficoltà a stendere uniformemente il prodotto impongono di eliminarlo anche prima della scadenza. L’assenza di cambiamenti visibili, tuttavia, non dimostra che l’SPF sia rimasto invariato. Anche la conservazione incide: il flacone non dovrebbe essere lasciato per ore sotto il sole, sulla sabbia rovente, nel bagagliaio o nell’abitacolo di un’automobile. Le autorità sanitarie raccomandano di proteggerlo dal calore eccessivo e dalla luce diretta, tenendolo possibilmente all’ombra o all’interno di una borsa.
Se non è indicata la data di scadenza e ho comprato la crema un anno fa, posso usarla o ha perso la sua efficacia?
Non ha necessariamente perso efficacia. In Europa l’assenza di una data di durata minima generalmente significa che il prodotto è stato formulato per avere, prima dell’apertura e nelle corrette condizioni di conservazione, una durata superiore a 30 mesi. Bisogna però cercare il simbolo del vasetto aperto e controllare il PAO. Se la crema è stata aperta un anno fa e riporta “12M”, ha raggiunto il limite indicato e dovrebbe essere sostituita. Se riporta “6M”, è già oltre il periodo previsto; se riporta “18M” ed è stata ben conservata, è ancora formalmente entro il PAO. Se il flacone è stato acquistato un anno fa ma non è mai stato aperto, la confezione è integra e il prodotto è stato conservato lontano da calore e sole, in genere può ancora essere utilizzato. Se invece è rimasto tutta l’estate in automobile, è stato ripetutamente surriscaldato, non si ricorda quando sia stato aperto oppure non si riesce a individuare alcuna indicazione di durata, è più prudente sostituirlo. È utile controllare anche il numero di lotto e, in caso di dubbio su un prodotto costoso o mai aperto, chiedere direttamente al produttore di verificarne l’età. Colore, odore e consistenza devono essere normali, ma questo controllo non permette da solo di confermare il valore SPF.
Se scade come filtro solare, posso usarla come crema idratante?
È preferibile non farlo. La scadenza o il superamento del PAO riguarda il prodotto nel suo complesso, non soltanto i filtri solari. Non sono più garantite la stabilità dell’emulsione, l’efficacia dei conservanti, la qualità degli eccipienti e la sicurezza microbiologica dopo l’apertura. Le autorità sanitarie raccomandano pertanto di eliminare i solari scaduti, perché potrebbero non essere più sicuri o efficaci. Una crema solare scaduta potrebbe conservare una certa capacità emolliente, ma non offre vantaggi rispetto a una normale crema idratante non scaduta e può causare irritazione, follicolite o dermatite da contatto se la formulazione si è alterata. Non dovrebbe essere utilizzata neppure come “base idratante” sotto un nuovo solare, perché potrebbe interferire con la formazione uniforme della pellicola protettiva. La scelta corretta è smaltirla e utilizzare separatamente un idratante integro e un nuovo prodotto solare, applicato nella quantità adeguata.