4 Novembre 2022
18:44

Siamo più belle dopo aver pianto? La tristezza è il nuovo trend di TikTok

Se le vostre mamme vi hanno mai detto che il pianto fa gli occhi belli sappiate che stavano anticipando la tendenza del momento, il Crying make-up: ma è giusto ridurre l’angoscia a un trend virale?
A cura di Beatrice Manca
foto via tiktok @zoekimkelanye
foto via tiktok @zoekimkelanye

Pretty when you cry, cantava Lana del Rey, popstar e icona di stile: "Sei bella quando piangi". Le adolescenti di tutto il mondo sembrano averla presa alla lettera su TikTok con video in cui insegnano a simulare con il trucco lo sguardo languido e arrossato di quando singhiozziamo. Se anche le vostre mamme vi dicevano che il pianto fa gli occhi belli, sappiate che stavano anticipando la tendenza beauty del momento: il Crying make-up.

Cos'è il "crying make-up" che spopola su TikTok

La piattaforma TikTok è un fenomenale incubatore di tendenze: qui sono nati beauty trick di successo – come l'eyliner siren eyes – ma anche polemiche sull'appropriazione culturale di alcune tendenze della comunità nera e latina (ricordate il caos sulle labbra glassate di Hailey Bieber?). L'ultima tendenza in fatto di make up è quella del sad girl beauty: lo scopo è ricreare, con gloss e ombretti rossi, l'aria di chi ha appena pianto.

Se una volta correttore e cipria servivano a nascondere i segni del pianto e a "dissimulare" la tristezza, adesso lo scopo è esattamente l'opposto, ricreando l'umidità delle lacrime con il gloss e "arrossando" ad arte occhi e naso con il blush. I tutorial più famosi sono di Zoe Kim Kenealy, subito imitata da dozzine di ragazze in tutto il mondo: perfino Nicola Peltz ha pubblicato alcuni scatti "in lacrime" sui social.

Il tutorial di @Zoekimkenealy via TikTok
Il tutorial di @Zoekimkenealy via TikTok

La malinconia è di tendenza?

Ma cosa c'è dietro gli hashtag "crying makeup" e "unstable girl"? Sicuramente la tendenza può essere letta come un nuovo modo di normalizzare le nostre emozioni: se i millennials su Instagram volevano (o dovevano) mostrarsi sempre felici, la generazione Z non ha paura della fragilità e di manifestare la propria malinconia. Del resto, con una guerra sullo sfondo e lo spettro di una nuova crisi economica, l'angoscia è un sentimento comune: tanto vale smettere di nasconderla a tutti i costi.

Nicola Peltz Beckham in versione
Nicola Peltz Beckham in versione "sad girl beauty"

D'altro canto, però, c'è chi accusa i content creator di sfruttare il tema per il proprio tornaconto, riducendo il dibattito sulla salute mentale a un banale trend passeggero solo per collezionare clic facili. Chi sceglie di condividere un momento di fragilità sui social lancia un messaggio potente di empatia e umanità: è giusto banalizzare il pianto riducendolo a una tendenza glamour?

Sicuramente, gli adolescenti riescono a parlare più apertamente delle proprie emozioni, anche quelle difficili, rompendo l'ultimo tabù: sì, si può piangere in pubblico. E non perché il pianto ti fa bella: perché non c'è nulla di cui vergognarsi.

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