Dopo la notizia della sua positività, e di quella della moglie Jelena e di coloro che ha frequentato in occasione dell'Adria Tour, il clima intorno a Novak Djokovic è diventato sempre più irrespirabile. Il numero uno al mondo, sta infatti pagando la sua folle leggerezza incassando critiche e polemiche sempre più dure e pesanti. Specialmente quelle che arrivano dal suo paese e da quelli vicini come la Croazia. L'ultimo attacco al campione di tennis è infatti arrivato da Spalato, dove nella notte qualcuno ha imbrattato un muro di una via cittadina con una minaccia di morte per lui.

La minaccia di morte

"È nostro desiderio che tu muoia per questo (Covid). Saluti da Spalato. Muori, Dio. Muori, Djokovic". L'inquietante messaggio, scritto con uno spray blu, ha ovviamente colpito il giocatore e messo in moto le autorità locali che, dopo aver pulito il muro e rimosso la minaccia, hanno aperto un'indagine contro ignoti. Nonostante le pubbliche scuse di Djokovic ("Mi scuso profondamente con tutti e spero di non aver causato nessun problema di salute alle persone che hanno preso parte all'evento"), sono dunque in molti a non aver perdonato il trentatreenne di Belgrado.

La caccia all'untore Djokovic

"Le accuse su mio figlio? E' terribile e terrificante ciò che stiamo leggendo ma eravamo pronti e ci siamo abituati – ha fatto sapere mamma Dijana – Novak è uno che dà fastidio, non si aspetta occasione per ucciderlo". Organizzato per uno scopo benefico, l'Adria Tour si è dunque trasformato prima in un pericoloso focolaio di Covid-19 (a causa della totale mancanza di mascherine e distanziamento sociale), e poi in un'inaspettata quanto violenta crociata contro il numero uno del ranking ATP: indicato da tutti come il pericoloso ‘untore' che ha dato il via all'escalation di tamponi positivi tra i partecipanti del torneo.