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Giro d'Italia 2026

Davide Cassani: “Non vedo chi possa battere Vingegaard al Giro. Pellizzari a 22 anni è da podio”

Fanpage ha sentito Davide Cassani con cui abbiamo analizzato questa prima parte di stagione dedicata alle Classiche e in vista dell’imminente Giro d’Italia. Un viaggio straordinario e mai banale da parte di chi, come pochi altri, ama, vive e respira ciclismo.
A cura di Alessio Pediglieri
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Parlare di ciclismo con Davide Cassani significa interrogare la memoria storica e il futuro di questo sport. Professionista dal 1982 al 1996, Cassani è stato il "regista in corsa" di campioni come Roche e Argentin, prima di diventare la voce tecnica più amata d'Italia e il Commissario Tecnico che ha riportato la Nazionale sul tetto d’Europa. Con la sua consueta lucidità, a Fanpage.it, Cassani ha analizzato un ciclismo che viaggia a velocità doppia, dove i confini tra giovinezza e maturità si sono dissolti. "Io sono di un altro ciclismo", ammette con onestà, eppure è proprio il suo sguardo esperto a inquadrare lo shock generazionale rappresentato da Paul Seixas.

A soli 19 anni, il francese è l'emblema di un'epoca in cui non si aspetta più il proprio turno tra i fenomeni mondiali che riscrivono le regole, con un Pogacar "straordinario" e un Vingegaard favorito assoluto per il Giro d’Italia nonostante i dubbi fisici. Ma se Seixas è l’eccezione che corre verso il Tour, Cassani difende con forza la "via italiana" alla crescita: il percorso di Lorenzo Finn, gestito con la sapienza di chi sa che la pressione può essere un freno se non dosata correttamente. E guarda con fiducia alla rinascita azzurra. Nonostante la mancanza di una corazzata italiana nel WorldTour, come furono le "sue" Carrera o Ariostea, Cassani difende il modello delle nostre squadre Professional: "Sono ben contento se continueremo con le squadre di Reverberi o di Ivan Basso: danno la possibilità ai nostri giovani di crescere".

Il nome caldo è quello di Giulio Pellizzari: "Quest'anno i miglioramenti si sono visti: ha tutto quello che serve per un ottimo Giro d'Italia. Da lui ci aspettiamo un podio". Infine, un omaggio alla longevità di Domenico Pozzovivo, simbolo di un amore per la bicicletta che sfida l'anagrafe: "È sicuramente un esempio, mi viene in mente il povero Davide Rebellin quando correva a quell’età". In un ciclismo di giovanissimi, c'è ancora spazio per la leggenda.

Davide Cassani in attività ha partecipato a 11 Giro d’Italia, 9 Tour de France, 19 classiche monumento e 9 Campionati del Mondo su strada élite
Davide Cassani in attività ha partecipato a 11 Giro d’Italia, 9 Tour de France, 19 classiche monumento e 9 Campionati del Mondo su strada élite

Cassani, chi ha maggiormente deluso o sorpreso in questa prima parte di stagione dedicata alle grandi Classiche?
Mi ha sorpreso, in primis sicuramente Seixas perché ha vinto la Freccia Vallone, è arrivato secondo alla Liegi Bastogne Liegi, tra l'altro ha vinto anche il Giro dei Paesi Bassi. Dato che parliamo di un ragazzo di 19 anni è stato davvero la grande sorpresa anche se di lui si parlava già dall'anno scorso. Però ora ha fatto un ulteriore salto e devo dire che è stato veramente impressionante.

E tra i big?
È stata straordinaria la vittoria di di Wout Van Aert alla Roubaix, sicuramente. Dopo tanta sfortuna, dopo tanti piazzamenti è andato a vincere probabilmente la corsa dei suoi sogni e quindi è stato bellissimo soprattutto per lui.

Passiamo a Pogacar…
È brutto dirlo, ma Pogacar ha fatto quello che tutti ci aspettavamo, nel senso che ha vinto e stravinto, anche se non è riuscito a vincere la Roubaix: è arrivato secondo… ma in cinque Classiche fare quattro primi e un secondo… cosa vuoi andare a dirgli? Come sempre straordinario e in più non è che sia stato neanche tanto fortunato perché alla Sanremo è caduto, e di solito quando uno cade a 5-6 km dall'imbocco della Cipressa viene tagliato fuori. Lui non solo è rientrato in gruppo, ma poi è riuscito a fare quello che aveva già in mente la mattina.

Davide Cassani ha ricoperto il ruolo di CT della nazionale italiana di ciclismo dal 2014 al 2021: sotto la sua gestione, 2 titoli mondiali a cronometro e 4 titoli europei in linea e 1 argento mondiale
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E per quanto riguarda invece Remco Evenepoel?
Ha vinto l'Amstel però non c'era nessuno dei grandi, mancavano i fenomeni e quindi sinceramente pensavo che potesse fare molto di più alla Liegi. Invece, come è successo l'anno scorso, si è staccato sulla Redoute e devo dire che quello è stato un passo falso per un corridore che aveva comunque messo tra i suoi obiettivi una grande Classica.

Tornando a Seixas salta all'occhio la differenza gestione di due quasi coetanei, lui e il nostro Lorenzo Finn che, al contrario è stato lasciato tra gli Under23. Scelta corretta?
Finn alla fine la sta facendo praticamente lo stesso percorso che ha fatto Tadej Pogacar e che fanno il 96% dei corridori. Pogacar ha fatto due anni tra gli Under23, poi al secondo anno ha vinto il Tour dell'Avvenire e l'anno dopo è passato professionista. Finn sta facendo lo stesso percorso e penso che sia la strada migliore.

Perché, a suo parere?
Corre tra i professionisti e vince tra gli Under23. In questa maniera fermano un po' quel minimo di pressione, perché lui con la maglia di campione del mondo, quando corre tra gli Under23, naturalmente è l'uomo da battere e tutti guardano a  lui. E riesce a vincere e questo, secondo me, lo aiuta anche a crescere. Dall'altra parte, fa comunque corse come ha fatto in Sardegna, come doveva fare al Tour of the Alps, dove è caduto, ma farà altre gare importanti. Quindi io penso che il percorso di Finn sia perfetto. Seixas è un'eccezione: è talmente forte che i suoi dirigenti hanno deciso di farlo passare professionista e sta già vincendo. Quindi ritengo che Seixas sicuramente va bene e lo vediamo dai risultati, ma sono assolutamente convinto che anche e soprattutto il percorso di Lorenzo Finn sia quello ideale per poi ritrovarcelo fra qualche anno, come campione.

Lorenzo Mark Finn (Red Bull Bora) è il talento più vivo tra i giovani italiani: campione del mondo Under23, per Cassani sarà il campione del futuro
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Nell'elenco che abbiamo fatto manca un nome: Jonas Vingegaard che ha fatto una preparazione diversa e sta puntando tutto al Giro. È il momento giusto per prendersi la Terza Corona?
Penso di sì, perché Jonas Vingegaard ha avuto sì un problema a gennaio, però alla Parigini-Nizza ha "giocato" e alla Vuelta ciclistica a Catalogna uguale. Vuol dire che comunque è nettamente il più forte, soprattutto quando non c'è Tadej Pogacar. Vuol dire che al Giro d'Italia è l'uomo da battere e difficilmente ci sarà uno che possa farlo. Naturalmente in una corsa di tre settimane di inconvenienti ce ne possono essere tanti, però sulla carta non vedo qualcuno che possa riuscirci.

Poi oltretutto mancherà Almeida che era capitano designato per la UAE  e non ci sarà neanche Carapaz. Insomma: è la volta buona per vedere un Giulio Pellizzari da podio e forse qualcosina di più?
Giulio Pellizzari l'anno scorso ha corso da gregario per un paio di settimane, ha aspettato Roglic in un paio di occasioni e quando Roglic si è ritirato, si è messo in proprio ed è arrivato 6°, guadagnando posizioni in classifica. Alla Vuelta ha vinto una tappa. E quest'anno devo dire che i miglioramenti si sono visti: ha fatto 3° alla Tirreno e ha vinto il Tour of the Alps. È migliorato a cronometro, ma soprattutto penso che abbia tutto quello che gli serva per fare un ottimo Giro d'Italia. È naturale che lotterà per il podio, per lui sarà un ottimo un bel banco di prova.

Potrebbe essere un corridore da Grandi Giri?
Non dimentichiamoci che è comunque relativamente giovane, ha 22 anni e sì: è comunque la nostra speranza per le grandi corse del futuro. Se continua a migliorare in questa maniera. Da lui quest'anno ci aspettiamo un podio e sarebbe già un ottimo risultato, però in prospettiva ci aspettiamo anche di più nei prossimi anni.

A proposito di italiani e Grandi Giri, c'è Antonio Tiberi invece che sta puntando il Tour. Certo non per vincerlo, ma potrà essere protagonista?
Antonio Tiberi è riuscito a fare un bel Giro di Italia un paio d'anni fa. L'anno scorso è stato anche sfortunato perché alla fine è caduto. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più, ma mi sembra che gli manchi ancora qualcosina. Anche lui è relativamente giovane, quindi speriamo che possa diventare un combattente.

Giulio Pellizzari (Bora Red Bull), ha vinto il TotA e si prepara al Giro d’Italia tra i protagonisti: Cassani lo vede sul podio
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Tanti nomi di giovani promettenti, dunque finalmente il ciclismo italiano sta preparando campioni per il futuro?
Sai, il movimento italiano è comunque ancora oggi uno dei movimenti più importanti del calendario del ciclismo mondiale e alla fine, se vai a vedere nelle WorldTour, pur senza squadre italiane, siamo tra le nazioni con il maggior numero corridori. Vuol dire che comunque siamo presenti. Poi ci vuole anche un pizzico di fortuna. La Francia sta aspettando un corridore come Seixas da 50 anni… Nel tennis noi abbiamo aspettato 50 anni prima di vedere Sinner. Abbiamo dei giovani interessanti e forti. Sicuramente stavamo meglio un po' di anni fa… però non siamo poi messi così male, perché alla fine il movimento c'è.

Cosa si deve fare per preservare al meglio questi talenti in erba?
Dobbiamo stare molto attenti e cercare di curare il movimento ciclistico giovanile perché quello che sta soffrendo maggiormente. Però, qualche giovane interessante l'abbiamo.

Quanto incide la mancata di una WorldTour italiana, come ai suoi tempi quando imperavano le Carrera, la MG, la Saeco, l'Ariostea?
Guarda, per come stiamo messi oggi, io sono ben contento se continueremo con le squadre Professional che abbiamo.

Perché?
Perché alla fine anche quelle sono squadre che danno la possibilità ai nostri giovani di crescere. Guarda solo  la squadra di Ivan Basso [General Manager e co-fondatore del Team Polti VisitMalta, ndr] o quella di Reverberi [Roberto Reverberi ds della Bardiani CSF 7 Saber, ndr]: se vai a vedere la classifica generale della Tirreno-Adriatico di quest'anno i tre italiani che erano in quella classifica, Giulio Pellegrini, Giulio Ciccone e Pinarello sono cresciuti con Bruno Reverberi. Significa che io spero che continuino queste squadre perché avremo l'opportunità di far crescere dei giovani.

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Un ultimo pensiero: abbiamo parlato di tanti giovani, però c'è un vecchietto terribile che è ritornato in sella a 43 anni. Domenico Pozzovivo. Che dirgli?
Beh, è sicuramente un esempio per quello che sta facendo. E mi viene in mente il povero Davide Rebellin quando correva, perché anche lui a quell'età andava ancora fortissimo. E quindi cosa cosa vuoi che ti dica? Aveva smesso e sentivo comunque anch'io Vincenzo Nibali che mi diceva: "Guarda che c'è il Pozzo che va, che va come quando correva". Quindi può essere sicuramente un bellissimo esempio per quei giovani che riescono a capire che con la buona volontà, con la costanza, la determinazione, la voglia e la passione si possono ottenere risultati insperati.

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