Jannik Sinner e le scelte di famiglia: “Capisco mamma. Quando qualcuno non c’è più, poi te ne penti”

Jannik Sinner ogni volta che vince ringrazia il suo staff, il suo team che lo aiuta e lo supporta. È come una seconda famiglia. Quella vera è ovviamente al primo posto, ma per uno sportivo di altissimo livello stare con la famiglia è molto complicato. Si gira il mondo e sin da ragazzini tocca fare sacrifici, che significa anche lasciare casa. E questo tema anche in modo deciso lo ha toccato il numero 1 ATP dopo la vittoria del torneo di Madrid.
Sinner e il quinto torneo 1000 vinto
Il miglior tennista italiano di tutti i tempi ha spazzato via Zverev e facendolo ha conquistato l'ennesimo record. Ma questo non gli importa più di tanto e anzi si mostra sempre sin troppo umile: "Significa tanto per me vincere cinque tornei 1000 di fila, ma non posso confrontarmi con Rafa, Roger e Novak che hanno fatto cose incredibili. Io non gioco per questi record, gioco per me stesso e per la mia squadra, che sa cosa c'è dietro. Gioco anche per la mia famiglia perché la famiglia è la cosa principale. Anche loro non hanno mai cambiato il modo in cui sono con me".
Il pensiero sulla famiglia e sui genitori
Poi è andato nello specifico parlando della sua famiglia: "Sono genitori semplici e quando sono con loro mi sento molto al sicuro. Quando sono a casa non parliamo mai di tennis. La nostra è una grandissima relazione. Dietro c'è tanta disciplina, tanti sacrifici".
Ed ha ricordato un momento forte, quello che lo vide lasciare il porto sicuro, cioè casa sua, quando era ancora un ragazzino. E quello fu un momento molto duro per i genitori, in particolare per la madre: "Quando avevo 13 anni ho lasciato casa per andare in un centro ad allenarmi. Per i miei genitori questo è molto difficile, specialmente per una madre. Quando qualcuno non c’è più, allora te ne penti".