
Cosa sono stati questi Giochi Olimpici per l’Italia? Questa è la domanda che ci ponevamo ben prima di cominciare, portandoci avanti senza nemmeno aver visto, mentre si pascolava nell’indifferenza soprattutto della città di Milano, poi però riscopertasi calda nei confronti dei tanti atleti e tifosi che hanno accompagnato questo evento.
Ce la siamo posta durante i Giochi, scoprendo impianti di buono se non ottimo livello, un’ottima organizzazione e qualche disagio dovuto a una logistica diversa rispetto agli altri eventi olimpici. Venivamo da tre edizioni olimpiche invernali all’insegna della magniloquenza, nel 2014 a Sochi per la volontà di dimostrare quanto la Russia si sentisse ancora impero, nel 2018 a Pyeongchang, in cui la Corea del Sud voleva alzare la voce per non sembrare solo una fra le tante nazioni del cuore del mondo di oggi, l’Asia, nel 2022 Pechino, dove la Cina ha detto al mondo che poteva reggere qualsiasi confronto.
Noi eravamo e siamo piccola cosa geopolitica al confronto di questi colossi e siamo stati bravi a non sfidarli nella granduer, ma affidandoci a quello che natura ci ha dato. Se le tre sedi precedenti infatti erano del tutto neutre, dalla tv si vedevano anonime piste e palazzetti in mezzo al quasi nulla, Milano ma soprattutto le altre sedi olimpiche, con Cortina in testa, ci hanno ridato immagini meravigliose. Siamo alla cartolina italiana, sì, però che cartolina!
Al di là dell’impressione generale e dei conti che si faranno non oggi ma fra 20-30 anni, quando davvero capiremo cosa resterà di questa Milano-Cortina 2026, c’è lo sport, il cuore di tutto e lo sport per quel che riguarda gli azzurri ha parlato chiaro. Questa è stata evidentemente l’Olimpiade delle donne leggendarie, atlete già grandi e già vincenti ma che continueranno a gareggiare e soprattutto a vivere con il marchio di Milano-Cortina ben impresso sulla pelle.
Prima fra tutte Federica Brignone. Per parlare di lei oramai bisogna scomodare poeti e filosofi perché tornare dopo un infortunio del genere era già incredibile, ma vincere due medaglie d’oro è inenarrabile (per questo si chiede aiuto ai versi). Con questa Olimpiade Brignone è leggenda dello sport italiano e non ha più nessun paragone possibile se non con i Pantani, i Tomba, i Valentino Rossi, i Roberto Baggio. Diciamo che se stai parlando di sport e dici “Federica”, oggi non sai scegliere fra Brignone e Pellegrini. Ma quello è il livello.

Poi c’è Francesca Lollobrigida che in questi Giochi è riuscita a emergere da almeno un paio di etichette attaccatele per sintesi e semplificazione. Non è più la parente (non si capiscono nemmeno bene i gradi di parentela) di Gina, non è più la pattinatrice con i colori sgargianti su capelli e unghie, non è nemmeno più la mamma d’oro, anche se in questo caso il cartellino non viene via con facilità. Vincendo due ori possiamo chiamarla semplicemente campionessa e non aggiungere nient’altro, che sollievo.
Terza leggenda fatta, finita e da monumento equestre è Arianna Fontana. Lei in effetti ha un po’ esagerato, non solo ha vinto altre due medaglie nella sua sesta Olimpiade ma ha anche superato Edoardo Mangiarotti e con 14 è l’atleta più medagliata di sempre nello sport italiano. Guida un gruppo in cui ci sono lo stesso Mangiarotti ma poi anche Belmondo, Di Centa, Nedo Nadi, Vezzali, Eugenio Monti, Piero D’Inzeo, siamo nella stratosfera dello sport italiano e se non è leggenda questa.
Ci sono poi altre due leggende da considerare: Dorothea Wierer che ha fatto diventare pop il biathlon, uno sport che in Italia non si filava nessuno e che oggi ha sorpassato ed è lontanissimo da un nostro sport storico come lo sci di fondo. Se questo è successo in buona parte è dovuto a Wierer e quando cambi la traiettoria di uno sport nell’immaginario collettivo di un Paese allora sei, appunto, una leggenda. C’è ancora un’altra leggenda che Milano-Cortina ha voluto rinsaldare, come se ce ne fosse bisogno. In realtà lui non è né una donna né un’atleta ma è semplicemente Armin Zöggeler.

Zöggeler ha prima vinto sei medaglie olimpiche da atleta e le teniamo lì, poi ha preso la direzione tecnica del nostro slittino, ha ricominciato da zero perché dopo di lui il diluvio e sulla pista di Cortina ha contribuito alla vittoria di due medaglie d’oro e due di bronzo, affrontando avversari che per carriera, caratura e materiali erano superiori.
Qui si fermano le leggende scolpite su pietra nella nostra storia futura, ma anche tante altre atlete e atleti hanno disputato una grandiosa Olimpiade avendo anche molto più futuro davanti a sé. Prima fra tutte Lisa Vittozzi (sperando resti in gara), argento con la staffetta mixed e soprattutto oro nell’Inseguimento. Il biathlon è sport complicato e ondivago ma lei ha tutto per continuare a vincere.
Michela Moioli invece non smette di vincere nello snowboardcross: oro a Pyeongchang 2018, argento a Pechino 2022 e questa volta due medaglie, il bronzo nella gara individuale e l'argento in quella mixed con Lorenzo Sommariva. Quando Milano-Cortina sono state scelte come sedi olimpiche lei era una delle nostre facce e non si è smentita.
L’altra faccia era quella di Sofia Goggia che ha vinto il bronzo in Discesa libera, completando il trittico di medaglie olimpiche dopo l’oro di Pyeongchang e l’argento di Pechino. Le altre gare non sono andate al meglio ma come si fa a criticare una campionessa per la terza volta di fila sul podio olimpico in una specialità così difficile? Quelle che sono finite insieme a lei sul podio nelle precedenti edizioni non si sono avvicinate nemmeno lontanamente al podio in questa edizione.

Un po’ di futuro a medio-lungo termine per fortuna lo abbiamo visto. Riccardo Lorello è un 2002 che può solo crescere nello speed skating, Giovanni Franzoni è l’unico vero sciatore uomo su cui puntare nei prossimi anni, Flora Tabanelli è una meraviglia: se con il crociato rotto vince un bronzo olimpico, cosa potrà mai fare in futuro?
Milano Cortina presentava 16 sport, abbiamo preso medaglie in 10 con l'eccezione di skeleton, sci alpinismo, bob, hockey ghiaccio, combinata nordica (quarti nella gara di squadra) e salto con gli sci. Se togliamo biathlon, pattinaggio di velocità (soprattutto con il terzetto dell’inseguimento), short track, snowboard (dovevamo prenderci tanto se non tutto nel gigante uomini e invece le medaglie sono arrivate da altri lidi) e sci freestyle (soprattutto Deromedis), le altre medaglie potevano essere sperate ma di sicuro non preventivate fin dall’inizio.
Capitolo a parte poi per lo sci alpino in cui vincere non è mai ovvio e meno che mai con Brignone dopo quello che ha vissuto. Siamo andati quindi oltre le più rosee aspettative e come era accaduto anche a Parigi alcune punte sono saltate (Pietro Sighel, anche se ha un oro e un bronzo di squadra, Tommaso Giacomel, Davide Ghiotto nei 10000, la valanga azzurra su tavola del gigante di snowboard che domina in Coppa del mondo), mentre alcuni outsider hanno fatto la gara della vita (i due doppi nello slittino, Federico Tomasoni, Lucia Dalmasso, Riccardo Lorello). In questo senso l’equilibrio della bilancia ci appare di sicuro positivo.

Altra prospettiva possibile sono i giorni di gara. In 16 giorni siamo andati a medaglia in 12, con l'8 febbraio come giornata azzurra in cui abbiamo vinto 6 medaglie, anche se il 12 febbraio con 2 ori e 4 medaglie totali non è male. Belli e pieni sono stati i giorni di Milano-Cortina e torniamo all'inizio. Cosa resterà? Restano prima di tutto 30 medaglie, un record impensabile all’inizio e difficilmente battibile nel prossimo futuro.
A proposito di futuro, se restassero le strutture sempre funzionanti e la passione percepita fra le persone per questi sport sarebbe un successo. Se arrivassero poi capitali interni o esteri per la nascita di squadre private (ad esempio di hockey), per la realizzazione di altri eventi e per la crescita economica dei diversi settori, allora avremmo davvero fatto la storia. Intanto godiamoci 30 medaglie che parametrando tutto sono molto più difficili delle 40 nelle ultime due edizioni dei Giochi estivi e costruiamo per il domani perché il paragone è lì già che aspetta nell’ombra.