Vasseur spiega il vero errore dalla Ferrari in Austria: fare una gara da Mercedes non avendo una Mercedes

Il GP d'Austria della Ferrari non è stato soltanto una domenica storta. È stato soprattutto una gara letta male. Le Rosse partivano dalla seconda e terza posizione con Charles Leclerc e Lewis Hamilton, ma hanno chiuso lontanissime dal podio: quinto posto per l'inglese, ottavo per il monegasco. Il dato più pesante, però, non è solo il risultato. È la spiegazione data da Frederic Vasseur, che ha indicato il vero errore della scuderia da lui guidata: la Ferrari ha corso una gara che, in realtà, non era sua.
Il team principal lo ha ammesso con chiarezza nel post gara: "Col senno di poi, oggi ci siamo concentrati troppo sulle Mercedes spingendo molto nei primi giri. Poi però siamo stati fin troppo aggressivi con la strategia, cercando di restare con loro quando, realisticamente, non era la nostra gara". È il passaggio chiave che spiega le difficoltà del weekend e, soprattutto, della gara della domenica: la Ferrari, forte anche del primo aggiornamento alla power unit grazie all'ADUO, ha inseguito il riferimento sbagliato, provando a restare agganciata a George Russell e Kimi Antonelli senza avere il passo, la gestione del degrado gomme e la velocità in rettilineo per farlo.

La strategia a tre soste nasce da un errore di valutazione
La scelta delle tre soste non è stata quindi il problema originario, ma la conseguenza. Lewis Hamilton ha montato le medie, poi le hard al giro 12, le soft al giro 25 e ancora le hard al giro 42. Leclerc è partito sulle medie, poi è passato alle dure al giro 13, di nuovo dure al giro 37 e quindi le soft al giro 59. Un piano aggressivo, costruito per provare a rimanere nella scia dei primi, ma che non ha dato i risultati sperati.
Il punto è che la Ferrari non aveva preparato la gara con dati abbastanza solidi. Vasseur ha ricordato le difficoltà del venerdì, con FP1 e FP2 complicate e senza simulazioni gara davvero rappresentative. In qualifica la SF-26 aveva recuperato bene sul giro secco (anche se, realisticamente, senza l'incidente di Verstappen si sarebbe ritrovata ad essere tra la seconda e la terza fila della griglia), ma quel miglioramento ha forse mascherato il problema più grande: sul passo, in condizioni di gara, la macchina non era nella stessa finestra prestazionale di Mercedes e Red Bull (almeno quella di Max Verstappen).

Hamilton e Leclerc confermano i limiti della SF-26
Hamilton ha parlato di una gara "estremamente calda e impegnativa", ammettendo che la Ferrari ha continuato a soffrire sui rettilinei e con un degrado gomme elevato. E in un altro passaggio ha spiegato anche il limite sul deployment, divenuto oggetto di discussione nel retropodio di Spielberg: in uscita curva la macchina sembra avere spinta, ma poi l'energia cala, mentre la Mercedes "continua ad andare".
Leclerc ha aggiunto l'altro pezzo del puzzle: l'assetto scelto, simile a quello dello scorso anno, ha funzionato in qualifica ma non in gara. Il monegasco ha faticato soprattutto con il posteriore, scivolando molto e pagando subito quando la SF-26 è uscita dalla finestra corretta.
Il vero errore Ferrari, dunque, è stato scambiare una discreta qualifica per competitività reale. Il team di Maranello ha provato a fare la gara delle Mercedes, ma non aveva una Mercedes. E così, invece di difendere il massimo possibile, ha forzato ritmo e strategia fino a perdere anche terreno su chi, come Piastri, Norris e Hadjar, ha letto meglio la propria corsa.