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Valentino Rossi in TV non ha riso dell’incidente di Alex Marquez a Barcellona: perché è stato travisato

Valentino Rossi criticato per una risatina parlando in TV dell’incidente di Alex Marquez nel GP Barcellona della MotoGP: cosa ha detto davvero a Sky e perché è stato travisato.
A cura di Michele Mazzeo
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Valentino Rossi è finito al centro di una polemica social dopo la gara del GP della Catalogna della MotoGP 2026, segnata dai terribili incidenti di Alex Marquez e Johann Zarco. A far discutere non è stato solo ciò che ha detto a Sky, ma soprattutto il modo in cui lo ha detto: una risatina, la sua solita risata nervosa con cui spesso alleggerisce argomenti seri, è stata interpretata da alcuni come un tentativo di normalizzare il pericolo. Ma ascoltando il senso completo del ragionamento, il significato è tutt'altro.

Il nove volte iridato nel Motomondiale non stava ridendo dell'incidente di Alex Marquez, né stava sminuendo la violenza dello schianto. Il Dottore si è prima interessato delle condizioni dei piloti rimasti coinvolti e finiti in ospedale (sia dello spagnolo del team Gresini che di Zarco), poi ha provato a spiegare cosa succede nella testa di un pilota quando, dopo uno spavento enorme, viene dichiarato idoneo e deve decidere se tornare in pista.

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Il passaggio diventato virale è questo: "Non è che hai tanta scelta, non è che puoi rientrare ai box e dire: ‘Basta, ho preso paura, vado a casa'. Poi è la forza della disperazione, le sensazioni sono buone e vai…". È una frase dura, quasi brutale, ma non è una celebrazione del rischio. È la descrizione del meccanismo mentale di chi corre in MotoGP: la paura esiste, ma se il corpo risponde, se i medici danno l'ok e se la gara riparte, il pilota spesso la mette da parte.

Perché quella risatina è stata travisata sui social

La polemica nasce proprio da qui: dalla confusione tra tono e contenuto. La risatina di Rossi è stata letta da qualcuno come leggerezza davanti a un incidente gravissimo. In realtà è più simile a un tic comunicativo, a una risata di scarico davanti a una verità scomoda del motociclismo. Il 47enne di Tavullia non dice che sia normale farsi male, né che i piloti debbano ignorare il pericolo. Dice che quel mondo funziona così: quando hai paura, se puoi, continui.

Attribuirgli una mancanza di sensibilità è una forzatura anche per la sua storia.  Il "Dottore" è stato spesso in prima linea quando si è parlato di sicurezza dei piloti e conosce meglio di quasi chiunque altro il confine sottile tra spettacolo e tragedia. Nel 2020, in Austria, vide la moto di Franco Morbidelli passargli a pochi centimetri dalla testa dopo il contatto con Johann Zarco: un episodio che la leggenda della MotoGP definì tra i più spaventosi della sua carriera, con Rossi poi tornato in pista dopo la bandiera rossa. E ancora più profondo è il peso di Sepang 2011, quando Valentino fu coinvolto, insieme a Colin Edwards, nell'incidente mortale di Marco Simoncelli, suo amico e collega.

E poi non si può non tenere conto del contesto in cui quell’intervista è stata rilasciata. Rossi ha parlato a Sky quasi due ore dopo l’incidente di Alex Marquez, non nell’immediatezza dello schianto, e mentre nel box VR46 si stava celebrando la vittoria di Fabio Di Giannantonio, pilota del suo team. Una vittoria arrivata in una gara folle, nella quale anche lo stesso Diggia era stato coinvolto indirettamente proprio nel maxi-incidente del rettilineo: il romano si era visto passare davanti parti della moto di Alex Marquez, era stato colpito da un detrito, era finito a terra e aveva accusato dolore al braccio, prima di riuscire a ripartire e andare poi a vincere il GP della Catalogna. Anche per questo il tono di Rossi non può essere letto come una risata sull’incidente: era dentro una situazione emotivamente già cambiata, con le prime informazioni sulle condizioni dei piloti e con il successo del suo team da commentare dopo una gara vissuta sul filo.

Mettendo tutto assieme dunque tutto si fa più chiaro. È tenendo a mente tutto ciò che va letta la risata di Valentino Rossi. Non come una risata sul dolore di Alex Marquez, che ha riportato la frattura marginale della settima vertebra cervicale e la frattura della clavicola destra, né un tentativo di sminuire e/o normalizzare la pericolosità del motociclismo ma come il racconto crudo di chi sa, perché lo ha vissuto sulla propria pelle, che un pilota convive con la paura anche quando non può mostrarla. La sua intervista è stata travisata perché un frammento è stato separato dal contesto. Il messaggio, in realtà, era l'opposto: in MotoGP il coraggio non cancella il pericolo, lo attraversa.

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