L’allarme su Marc Marquez dopo il GP MotoGP a Jerez: “Non è più lo stesso, si vede da come sta in moto”

Il GP di Spagna della MotoGP 2026 ha lasciato in eredità un'immagine difficile da ignorare: Marc Marquez a terra dopo appena due giri, fuori dalla gara di Jerez mentre il fratello Alex volava verso la vittoria. Il sabato aveva raccontato un'altra storia, con la pole e il successo nella Sprint in condizioni caotiche, ma la domenica ha riportato tutto al punto di partenza: il nove volte campione del mondo della Ducati non sembra ancora quello dominante della scorsa stagione.
La caduta alla curva 11, dopo il sorpasso subito dal fratello, ha riaperto i dubbi sulle sue reali condizioni fisiche. Non solo per l'errore in sé, che Marc ha provato a derubricare con la solita lucidità: "Il 90% delle cadute è colpa del pilota, ma a volte è meglio non cercare il perché di alcune cadute. Così però non posso lottare per il titolo". Il problema è ciò che si vede prima e dopo la caduta: una guida meno naturale, una postura più rigida, una Ducati GP26 che non sembra ancora seguirlo come vorrebbe.

Lorenzo e Acosta vedono lo stesso problema: Marc Marquez non è ancora al 100%
A mettere in fila i segnali è stato soprattutto Jorge Lorenzo, che su DAZN Spagna ha letto il momento del Cabronçito partendo dal linguaggio del corpo. L'ex rivale e compagno di box in Honda non ha parlato solo della caduta di Jerez, ma di un disagio più profondo: "Sta quasi accettando la situazione negativa che sta vivendo. Davvero, come ho ripetuto questo fine settimana, non lo vedo stare bene".
Il riferimento è alla spalla destra, alla gestualità vista già ad Austin e poi di nuovo a Jerez, dove il pilota di Cervera è sembrato più contratto del solito. Lorenzo ha insistito su un concetto preciso: "Marc non sta guidando con disinvoltura, non è veloce, non ha il passo e sta persino faticando a essere il pilota Ducati più veloce". Un vero e proprio campanello d'allarme, dunque, perché sposta il discorso dal singolo errore al rendimento generale del pacchetto moto-pilota.

La stessa sensazione è arrivata da Pedro Acosta, che ha osservato da vicino il momento del nove volte iridato (di cui l'anno prossimo sarà compagno di squadra nel team factory della casa di Borgo Panigale) con uno sguardo tecnico ma diretto: "È chiaro che, dall'Indonesia dell'anno scorso, qualche problema deve averlo. Perché non è normale vedere questo in Marc". Il pilota KTM ha poi spiegato il punto in modo semplice rifacendosi al modo in cui Marquez sta in moto oggi: quando un pilota è abituato a guidare in un certo modo e deve cambiare per compensare un limite fisico (e lo si vede proprio dalla postura che ha ora in sella alla Ducati), nel momento in cui deve spingere davvero tutto diventa più complicato.
La spalla destra, la Ducati GP26 e un Mondiale che si complica
Il nodo resta l'infortunio rimediato nel 2025 a Mandalika, dopo il contatto con Marco Bezzecchi, che aveva costretto Marquez a chiudere in anticipo la stagione. Ducati aveva provato a rassicurare l'ambiente, con Gigi Dall'Igna convinto che Marc sarebbe arrivato a Jerez al 100%, ma la pista ha restituito un quadro meno lineare.

Marquez stesso, prima del weekend, aveva ammesso di non guidare ancora con la fluidità di un anno fa: quando è più rigido sulla moto, non riesce a usare il corpo nello stesso modo e tende a cercare il tempo nei punti in cui si sente più forte. In pratica, deve forzare di più, e quando forza di più ovviamente aumenta anche il margine d'errore.
La classifica ora pesa. Marco Bezzecchi guida il Mondiale con l'Aprilia, seguito dal suo compagno di squadra Jorge Martin e il campione del mondo in carica è invece scivolato a 44 punti dalla vetta. Il campionato è ancora lungo, ma due zeri nelle gare della domenica in quattro appuntamenti sono un campanello d'allarme enorme per chi partiva con l'obiettivo dichiarato di difendere il titolo.

La Ducati, intanto, deve anche trovare risposte anche sul piano tecnico. La GP26 non sembra più la moto di riferimento assoluto, mentre l'Aprilia ha iniziato la stagione con una solidità che ha cambiato gli equilibri. Per questo l'allarme di Lorenzo e Acosta non può essere sottovalutato: perché evidenzia che Marquez e la sua moto oggi non lavorano ancora in simbiosi come prima. E per uno come lui, abituato a trasformare l'aggressività in vantaggio, non si tratta certo di un aspetto secondario.