La frase sussurrata da Marco Antonelli a Toto Wolff nella festa: “Dove sono ora tutte quelle persone?”
"Dove sono ora tutte quelle persone?". Papà Marco non la urla quella frase. La sussurra a Toto Wolff mentre si abbracciano e il garage Mercedes è in festa per la conquista in Messico del Mondiale F1 di suo figlio, Kimi Antonelli. Basta a capire tutta la storia. Perché se oggi sono in tanti a salire sul carro del vincitore per dire che ci avevano creduto, un anno fa non era così. Per niente.
Quando Kimi era sotto attacco: "L'anno scorso è stato durissimo"
Veronica, la mamma di Kimi, l'ha detto senza giri di parole: "L'anno scorso è stato durissimo. Pieno di critiche ad Andrea, alla famiglia, a Toto. È stato difficile. Ed essere qua, oggi, è incredibile". E ha ragione perché certe cose non le dimentichi. All'inizio sembrava una favola. Quarto posto in Australia al debutto, poi Miami e il podio in Canada. Roba da pizzicotto sulla guancia e da occhi stropicciati. A Montreal si spense la luce all'improvviso. Quella W16 con la sospensione nuova dietro, proprio non si guidava. Kimi non sentiva la macchina. E quando ti capita una sensazione del genere, in F1 non resisti. Male a Spa. Malissimo a Monza. Lo stesso Team Principal parlò di week-end deludente. E lì è partito il processo al pilota troppo giovane, alla scelta azzardata di accordargli fiducia. Per alcuni non era pronto, per altri era già bruciato. Gli dicevano che non doveva stare lì.
Social, giornali, podcast. Il peso della responsabilità e delle aspettative divenne insostenibile per Antonelli. La cosa che non si vedeva chiaramente in tv è che Kimi ha corso il rischio di affogare in quel mare di (pre)giudizi. "Ho lasciato che la pressione mi distruggesse", disse allora. Il problema vero era nella testa. Kimi pensava troppo. Al risultato. A cosa avrebbero detto. Alle voci sul futuro. Alla scommessa onerosa che era stata fatta investendo su di lui, solo un ragazzo. Ha dubitato di se stesso, pianto molto e avuto paura di essere risucchiato da quel periodo buio.

E se è vero che gli esami non finiscono mai, convivere con la sensazione di dover dimostrare che meritava il sedile della Mercedes deve essere stato frustrante. Un giovanissimo pilota, arrivato in una grande scuderia che aveva salutato Lewis Hamilton, sette volte campione del mondo, con affianco George Russell e tutto il paddock che ha gli occhi puntati su di te. Chiunque sarebbe crollato. Due sponsor lasciarono Mercedes quando la scuderia decise di prenderlo al posto del britannico oggi in Ferrari. I partner dubitavano della scelta, ma Wolff no. E ha vinto la scommessa: Kimi, ce l'ha fatta. Non da solo.
Dopo Monza, Wolff lo ha chiuso in una stanza: cosa si sono detti davvero
E qui entra in gioco Toto Wolff. Non lo ha mollato. Lui e Mercedes lo hanno sempre difeso. Hanno ammesso che la macchina aveva problemi e che Kimi stava pagando per quelli. Wolff ha detto che i momenti difficili fanno parte del processo di diventare campione e ha mantenuto la fiducia ("non cambia nulla riguardo al mio sostegno e alla mia fiducia nel suo futuro"). Lo ha preso da parte. Gli ha parlato faccia a faccia. Lo ha guardato dritto negli occhi. Gli ha spiegato tutto: cosa sbagliava, dove doveva migliorare. Lo scosse usando le parole giuste.

Non gli ha regalato niente. Lo ha tenuto dentro quando sarebbe stato più facile metterlo da parte. La scuderia ha lavorato per lui, il resto lo ha fatto Kimi che è ripartito da zero. Dalla guida. Lasciando fuori tutto il resto. La Mercedes gli consegnò una monoposto più governabile. E Antonelli è tornato piano piano. Segnali di ripresa ad Austin, un altro in Messico, poi i podi a Interlagos in Brasile e a Las Vegas.
"Il campione l'ho visto l'anno scorso": cosa intende davvero papà Marco
"Il campione per me lo abbiamo visto lo scorso anno, come ha risalito la china dopo un periodo buio". Papà Marco lo dice per tutto quello che c'è stato prima. Ecco perché quel grazie a Wolff è sentito davvero. "Dobbiamo dire grazie alla Mercedes tutta, a Toto Wolff: se non avesse creduto in lui fin da subito noi non saremmo qua". Oggi Kimi Antonelli è campione del Mondo. Non deve più dimostrare niente a nessuno. E la domanda di suo padre fa molto rumore anche se detta voce: Dove sono ora tutte quelle persone?