Kimi Antonelli campione del mondo sulle spalle di Hamilton e Verstappen: a 16 anni ci raccontò le sue paure
Max Verstappen e Lewis Hamilton che sollevano Kimi Antonelli sulle proprie spalle. Quattro titoli mondiali il primo, sette il secondo. In mezzo a loro un ragazzo di vent'anni che ha appena conquistato il suo primo Mondiale di Formula 1. È l'immagine più bella del Gran Premio del Messico, forse quella che meglio racconta ciò che è successo domenica all'Autodromo Hermanos Rodriguez. Due piloti che hanno segnato un'epoca portano in trionfo quello che potrebbe essere il protagonista della prossima. E pensare che appena quattro anni fa, quando lo intervistai per Fanpage.it, il neo campione del mondo mi raccontava quanto fosse difficile convivere con le aspettative riposte in lui. E parlava proprio di Hamilton, dei consigli che gli aveva dato e di quanto fosse importante imparare a gestire la pressione.
Era la fine del 2022. Kimi aveva 16 anni, aveva appena vinto i campionati italiano e tedesco di Formula 4 e si preparava al passaggio in Formula Regional. Mercedes aveva già deciso di investire sul suo talento, ma lui frequentava ancora le superiori e doveva organizzare le giornate tra lezioni, allenamenti e gare. La Formula 1 era il suo obiettivo, il Mondiale qualcosa di ancora più lontano. Quattro anni dopo si è ritrovato sul podio del Messico, terzo dietro Verstappen e Hamilton, con il titolo già matematicamente conquistato. Il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1. Il primo italiano a riuscirci dopo Alberto Ascari, nel 1953.

La confessione di Kimi Antonelli a 16 anni: la pressione e i consigli di Hamilton
In quella lunga intervista esclusiva gli chiesi come vivesse le grandi aspettative che si stavano creando attorno a lui. Antonelli non provò a nascondere le proprie difficoltà. "Da piccolo ero uno che soffriva tanto la pressione", confessò, spiegando che soprattutto dopo l'ingresso nell'Academy Mercedes aveva avvertito il peso di ciò che gli altri si aspettavano da lui.
Quando gli domandai quali fossero i suoi punti deboli, indicò proprio la gestione emotiva. Raccontò che a volte, quando le cose andavano male, la frustrazione lo spingeva a forzare troppo e finiva per fargli commettere altri errori. Sapeva già di dover lavorare su quell'aspetto, nonostante la velocità che aveva mostrato fin dai kart.
Gli chiesi anche dei suoi incontri con i piloti della Mercedes. Mi spiegò di aver conosciuto Lewis Hamilton e George Russell alla presentazione della monoposto del 2022. Entrambi gli avevano raccomandato di restare umile, mantenere i piedi per terra, credere nelle proprie possibilità e continuare a lavorare. Per Kimi erano indicazioni importanti, ricevute da due piloti che avevano già raggiunto ciò che lui sognava.
A quattro anni di distanza, proprio Hamilton lo ha sollevato sulle spalle per festeggiare il suo primo Mondiale. Il sette volte campione del mondo, che il bolognese aveva conosciuto da ragazzino quando correva ancora in Formula 4, era accanto a lui sul podio. L'uomo che aveva lasciato il proprio sedile Mercedes nel 2025, permettendo al giovane italiano di debuttare nella squadra, ha condiviso con lui uno dei momenti più importanti della sua carriera.

Da Toto Wolff alle lacrime del 2025: il percorso che lo ha cambiato
Nella nostra intervista Antonelli raccontò anche un episodio del 2018, quando Toto Wolff lo invitò al Gran Premio di Monaco. Aveva appena undici anni. Il manager austriaco lo fece entrare nell'area degli ingegneri Mercedes e gli consegnò delle cuffie per ascoltare le comunicazioni radio dei piloti durante le prove libere. Kimi lo ricordava come uno dei momenti più belli della sua infanzia.
Da allora Wolff ha continuato a credere in lui. Lo ha accompagnato attraverso le categorie giovanili, gli ha fatto saltare la Formula 3 e gli ha affidato una Mercedes di Formula 1 a diciotto anni, accettando il rischio di una scelta che molti consideravano prematura.
E i momenti difficili sono arrivati. Prima l'incidente nelle prove libere di Monza nel 2024, quando Antonelli era ancora alla vigilia del debutto. Poi il 2025, con il primo podio in Canada ma anche errori, eliminazioni in qualifica e le lacrime dopo un venerdì particolarmente difficile a Spa. In seguito Kimi avrebbe ammesso che quella pressione lo aveva travolto, facendogli temere di deludere proprio le persone che avevano puntato su di lui.
Il numero uno della Mercedes non gli ha risparmiato rimproveri, ma non ha mai rimesso in discussione la fiducia nel suo talento. Il 2026 gli ha dato ragione. Antonelli ha vinto in Cina, Giappone, Miami, Canada, Monaco, Belgio, Monza, Spagna e Austin. Nove successi prima ancora di arrivare in Messico, con un vantaggio in classifica che nessuno degli avversari è riuscito a colmare.
Il talento che tutti avevano visto nelle categorie minori era rimasto lo stesso. Era cambiato il modo di affrontare gli errori, la pressione e le responsabilità di un pilota chiamato a vincere il Mondiale.

In Messico la paura è tornata, poi le lacrime da campione del mondo
Eppure il fine settimana decisivo non è stato semplice. Antonelli è arrivato a Città del Messico dopo alcuni giorni di malattia, ancora debilitato, e dopo le qualifiche ha ammesso di essersi sentito più teso del solito. I continui discorsi sul Mondiale, che tutti davano ormai per scontato, avevano finito per condizionarlo. Non era riuscito a esprimersi come avrebbe voluto, proprio mentre si preparava ad affrontare la gara più importante della sua vita.
Domenica gli sarebbe bastato un nono posto. Ha chiuso terzo, alle spalle di Verstappen e Hamilton, dopo una corsa interrotta dalla bandiera rossa per l'incidente di Bottas e complicata da una successiva Safety Car. Alla ripartenza ha superato Charles Leclerc, conquistando un podio che non gli serviva per la matematica del titolo, ma che ha dato ancora più valore alla sua domenica.
Poi è arrivata la bandiera a scacchi. Peter Bonnington, il suo ingegnere di pista, gli ha comunicato via radio che era campione del mondo. Kimi è scoppiato a piangere. Per alcuni istanti non è riuscito neppure a parlare. Poi ha ringraziato la squadra, mentre anche Wolff interveniva per festeggiare il traguardo raggiunto insieme.
Le lacrime di chi aveva sofferto la pressione nel 2022, di chi era andato in difficoltà durante il primo anno di Formula 1, erano diventate quelle di un campione del mondo. Questa volta non c'era un errore da dimenticare o una prestazione da spiegare. C'era un Mondiale da festeggiare.

Quando, a sedici anni, gli chiesi quale fosse il suo obiettivo a lungo termine, Antonelli mi rispose: "Arrivare in Formula 1. È questo il mio sogno nel cassetto". Non parlava di titoli mondiali, anche se aveva già vinto tutto nelle categorie affrontate fino a quel momento. Era consapevole di avere ancora molta strada da percorrere.
Quella strada lo ha portato fino al podio del Messico, dove Lewis Hamilton e Max Verstappen lo hanno sollevato sulle proprie spalle davanti al pubblico. Undici titoli mondiali in due, che per qualche istante hanno lasciato la scena al ragazzo che aveva appena conquistato il suo primo. E che, per celebrare quell'impresa, hanno deciso di portarlo sulle proprie spalle.
Quattro anni fa ci raccontava quanto fosse difficile gestire le aspettative. Oggi è il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1. E chi aveva già raggiunto quel traguardo prima di lui è lì a portarlo in trionfo.