Mara Sangiorgio: “Kimi Antonelli ha avuto una fase durissima, ho visto le lacrime. È scaramantico in modo pazzesco”

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Mara Sangiorgio da tanti anni è inviata di Sky in Formula 1 e ha seguito da vicino il percorso e la crescita di Kimi Antonelli, che in Messico molto probabilmente conquisterà il titolo Mondiale a 20 anni.

Kimi Antonelli oggi ha la chance concreta di vincere il Mondiale di Formula 1 nel GP del Messico. Sarà il primo italiano a trionfare dal 1953 e sarà il più giovane pilota di sempre ad aggiudicarsi il titolo. Mara Sangiorgio, nota e apprezzata giornalista di Sky che da anni si occupa di Formula 1, è presenza fissa nei GP ai box, conosce bene Antonelli e in un'intervista a Fanpage.it ha parlato del talento di Kimi, della grandissima crescita che ha avuto il pilota italiano in quest'ultimo anno, ma anche dell'Antonelli che si vede a telecamere spente, che è lo stesso di quello he appare pubblicamente.

Kimi è a un passo dal titolo Mondiale F1, ormai ci siamo. In Messico lo celebrerà?
Non è finita finché non è finita. Sicuramente non sarà una passeggiata. La classifica e le combinazioni sembrano dire il contrario, ma in una gara motoristica ci può sempre essere un incoveniente.

Tu lo hai visto crescere in questi anni, cosa ti ha impressionato maggiormente? 
A me ciò che impressiona di Kimi è la capacità di gestire la pressione, a me quello che lui sta vivendo e gestendo farebbe perdere il sonno; invece Antonelli è molto capace ed è bravo a gestire una situazione che lo sta per portare a realizzare qualcosa di immenso. A livello umano si è vista una grandissima crescita, perché è in un'età in cui si cresce e si matura. Andando nello specifico racchiudo la sua crescita in tre ambiti.

Che sarebbero?
Il primo è quello fisico. Perché questi ragazzi passano in pochi mesi dall'essere ragazzini a essere uomini, solo da gennaio a oggi è cambiato tanto nelle spalle nel collo. Poi c'è una crescita mentale, perché affrontano sfide enormi ogni volta che sono in pista, facendolo con maturità e coscienza. Infine c'è stata una crescita a livello tecnico, insomma come pilota è migliorato progressivamente.

Adesso si prepara la festa, il panorama è totalmente diverso da quello dell'estate del 2025?
Sì. Lo scorso anno l'ho visto attraversare una fase dura, una fase delicata, una delle più difficili della sua carriera, considerando anche le formule minori. L'anno da rookie non è stato facile, aveva più dubbi che risposte, le gare europee lo hanno portato alle lacrime agli occhi, l'ho visto nella sua vulnerabilità, come quando venne eliminato in Q1 in Ungheria.

Da quel momento è cambiato tutto e stiamo vedendo un pilota che ha dominato il campionato. 
Vedere cosa ha fatto in questa seconda stagione di F1, ovvero adattarsi meglio di altri a nuove tipologie di macchine, tenere testa a un campione come il compagno di squadra, che era ingombrante ed era il favorito numero 1, è qualcosa di eccezionale. Il metro per capire la portata dei risultati di Kimi ce lo da George Russell, è vero che Kimi aveva soprattutto all'inizio dell'anno una vettura superiore, ma questa Mercedes avrebbe vinto lo stesso il campionato con Russell? Ha affrontato una sfida nuova meglio degli altri, mantenendo i nervi saldi, senza soffrire la pressione e, ti dico, ha fatto questo rimanendo se stesso, sta facendo ciò che ama: guidare, scherzare, divertirsi.

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Mara Sangiorgio da 14 anni è presenza fissa per Sky in Formula 1.

Antonelli, considerata anche l'età, sembra viva una vita da sogno e dà l'idea di divertirsi tanto.
Lui è nato in un ambiente dove si mangiavano pane e motorsport, si diverte e si vede, è in sintonia con tutto il suo mondo. Il papà è lì perché Kimi vuole lì, non è una figura ingombrante, ma è lì, è presente perché gli dà ulteriori certezze, gli dà serenità.

La famiglia ha giocato un ruolo importante nella crescita, soprattutto umana, di Kimi, che ne pensi?
Kimi è l'esempio di come la famiglia nella crescita di un ragazzo, di uno sportivo, sia fondamentale. Conosco un pochino lui e la famiglia in cui è cresciuto e mi permetto di dire che dopo aver vinto il primo Mondiale si smalizierà, crescerà, maturerà, diventerà qualcosa altro nel suo percorso di crescita, ma grazie alla famiglia che gli ha dato capisaldi, dei muri portanti, non cambierà più di tanto anche se finirà in una dimensione diversa.

Per voi che lo raccontate è molto emozionante.
Sì. Kimi è come se facesse parte della nostra famiglia, è entrato nella nostra casa, l'ha fatto con quel suo modo di essere, da ragazzino scherzoso, che ha bisogno dello scherzo, del contatto fisico, è un ragazzino profondamente italiano. Inoltre lui sta dimostrando anche cosa vuol dire lo sport, al di là del tifo. Le sue vittorie uniscono, portano gioia e passione. Basta pensare a Monza, dove i tifosi vestiti di rosso cantavano per lui.

Infatti rapidamente ha conquistato tantissimi tifosi con le sue vittorie e il suo modo di essere.
Kimi sta unendo con i modi, con il suo linguaggio, la sua età e unisce travalicando le generazioni. Ha portato tanti ragazzini a tifare, in generale rappresenta lo sport nella sua totalità, non si può non essere felici che un ragazzo con questi valori e questo talento stia per raggiungere un traguardo eccezionale.

Un ragazzo di talento che ha dovuto anche lavorare tanto per migliorarsi.
Il talento c'è ma non basta da solo perché c'è anche tanto sacrificio della sua famiglia e della famiglia adottiva, la Mercedes. I risultati non arrivano dal cielo, ed è questo per cui tutti dovremmo gioire, è l'Italia che sogna, è questo che ci sta portando a realizzare: una gioia collettiva. Questo è il quattordicesimo Mondiale che seguo in pista, ognuno è diverso, ma questo è inglobante perché a vincerlo è un italiano.

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Antonelli ha vinto 9 Gp nel 2026, 7 le pole position.

Sui social c'è qualcuno che vi accusa di faziosità, come rispondi?
Non facciamo il tifo, stiamo cercando di valorizzare quello che sta facendo, noi dobbiamo essere il più obiettivi possibile, c'è un pilota italiano in pista e ovviamente lo segui più da vicino. Ma credo che si è nell'ordine della normalità, poi ognuno scriva ciò che vuole sui social ed è giusto sia così.

Il Kimi fuori dalla pista com'è? Tu hai avuto anche modo di sfidarlo sui kart.
Kimi è esattamente uguale, quello che vedi ‘on' è lo stesso che vedi ‘off'. Lui non si è costruito addosso un personaggio, è naturale come lo si vede, è identico in pista e fuori. Poi quando si mette il casco escono le sue qualità, il talento innato, la qualità di guida, la gestione. Ma fuori dalla pista non è per niente diverso: se sta sui kart o con gli amici è lo stesso, è un ragazzo, vive la sua adolescenza facendo le cose che gli piacciono.

Al di là dei primati che ha battuto e batterà, dell'Antonelli in pista c'è una cosa che ti colpisce maggiormente?
Se pensi che ha ottenuto le stesse vittorie di Leclerc capisci quanto stia andando veloce, poi ha battuto tutti i record di precocità della F1. In generale posso dire che Kimi impara dai suoi errori in modo formidabile ed è un'altra cosa in cui è migliorato tanto. Un altro momento di crescita c'è stato in Canada. Nella Sprint ci fu un contatto con Russell, il giorno dopo ha vissuto la stessa situazione e ha fatto la stessa cosa e in modo diverso.

Determinanti per il suo percorso sono stati Toto Wolff e la Mercedes che hanno deciso di puntare su di lui anni fa, prima di metterlo al volante al posto di Hamilton.
Toto e le persone del suo entourage hanno visto il vero talento di quel ragazzino. Hanno creduto in lui, gli hanno fatto fare migliaia di chilometri nei test, investendo tanti soldi, lo hanno fatto crescere, dandogli fiducia. In generale credo che alle persone serva fiducia, nel percorso di crescita delle persone è fondamentale, Toto non l'ha fatta mancare a Kimi.

È vero che Antonelli è così scaramantico?
Pazzesco, è una cosa incredibile. Uno che va a lavare la macchina, va sottolineato che a lui piace anche lavare la macchina, prima di partire per il GP, ogni volta, nello stesso autolavaggio, fa sorridere, ma cose del genere lo rendono tanto umano.

Nel 2025 a Miami hai fatto un giro in macchina con Kimi andando a 260 km/h, come è stato? 
Divertente. Perché avevo una fiducia incondizionata, quando sei con una persona che sa cosa sta facendo ti godi il momento. Perché fondamentalmente il fattore paura è cancellato. Inoltre è stato bello vedere come lui si diverte. Lui è nato per fare quella cosa. Per la prima volta, lì a Miami, ho notato che quando fa una cosa nella quale è super concentrato ha un vezzo: tira fuori la lingua, e mi ha fatto molto sorridere perché ho scoperto un'altra caratteristica.

Quando è stato momento in cui hai pensato: ‘ok, è fatta, vincerà il titolo quest'anno'?
Ci ho pensato per la prima volta a Monaco, ma il sigillo definitivo me lo ha dato la gara di Monza. In primis per la rimonta. Ha gestito la pressione della gara di casa molto bene, anche se in parte gli era stata tolta con il cambio del motore. Però lì c'è stata una sorta di chiusura del cerchio. Due anni fa fu divorato dalla pressione quando venne messo in macchina al posto di Hamilton e commise un errore, e quell'errore gli creò problemi. La vittoria di Monza è stata la chiusura di un cerco.

Kimi è diventato un pilota amato a livello trasversale.
Davvero. Gli vogliono tutti bene, gliene vogliono anche tanti sportivi, ma non solo chi fa sport motoristici come Bezzecchi o Rossi, ma penso a Sinner o ad Alberto Tomba, che fa parte di un'altra generazione, ma anche Furlani e Franzoni, giovani atleti che praticano altri sport.

Soprattutto è apprezzato dai big della F1: da Hamilton a Verstappen. 
I suoi colleghi lo rispettano. Si vede il rispetto tra campioni. Lui piace a tutti per la sua umanità, non c'è collega, di altre nazioni, che non ami il suo modo di fare. Piace a tutti, perché mette assieme tante generazioni, la sua, quella dei giovani, ma anche gli appassionati che sono più grandi. Quello che vedete è.

La gara del Messico non la seguirai dal vivo, sarai a condurre in studio prima e dopo il GP.
Mi troverò fuori dalla comfort zone, ma nella vita non bisogna mai stare seduti. La pista è la mia confort zone, io come Kimi in pista mi sento bene, respiro. Se va bene anche lo studio sono contenta, spero di farla diventare una cosa naturale, di emozionarmi, di far arrivare alla gente quella che sono. Faccio quello che mi appassiona e non lo faccio per i social né per diventare un influencer. Domenica sarà una giornata importante, il mio obiettivo sarà non emozionarmi troppo.

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