Milan, derby vinto in 10 minuti: Pulisic e Rabiot stendono l’Inter, poi Moreira fa impazzire San Siro

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La squadra di Amorim costruisce il successo (3-1) con un avvio bruciante. Gol di Pulisic e Rabiot, Bastoni illude i nerazzurri. Poi Moreira disegna un capolavoro su punizione. Fallisce il piano di Chivu che schiera una sola punta.

Il Milan vince il derby 3-1 con l'Inter in dieci minuti. E questa volta la squadra di Chivu non ha la forza per compiere la rimonta. La può solo accarezzare, è una pazza idea che le balena in testa quando Bastoni accorcia le distanze a metà del primo tempo. Ma è pura illusione in capo a una serata iniziata malissimo (Pulisic e Rabiot la bucano due volte in 10 minuti) e poi compromessa del tutto quando Moreira chiede a Modric il permesso di battere una punizione dal limite. Vai pure, gli dice il croato. Il boato di San Siro rossonera scandisce una rete bellissima su punizione. Va tutto bene ad Amorim, che riscatta la scoppola presa col Bologna. Va tutto storto a Chivu, il piano di affrontare la sfida con Thuram punta unica fallisce subito. E domani la Lazio di Gattuso può scattare da sola in testa al campionato se batte in casa il Cagliari.

Due sberle prese in dieci minuti. L'avvio del derby è uno shock per l'Inter, sorpresa dalla partenza bruciante del Milan e messa male (davvero male) in difesa sulle azioni che portano i rossoneri al doppio vantaggio in dieci minuti. Pulisic, lasciato solo in area, ringrazia e la mette dentro di testa a pochi passi dalla porta. Rabiot è il più lesto di tutti su schema da calcio d'angolo e lascia gli avversari a guardarsi in faccia imbambolati: lui esulta, loro nemmeno hanno capito da dove ‘è sbucato. Non è nemmeno la prima volta che succede una cosa del genere in campionato. Tendenza pericolosa, quasi autolesionista dei nerazzurri che sembrano entrare veramente in partita solo in condizioni del genere. Il canovaccio è quello: te lo aspetti che l'Inter si faccia (finalmente) viva.

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Dopo venti minuti di blackout totale, come se fosse ancora rimasta negli spogliatoi, accende le luci a San Siro e inizia a giocare. L'effetto è immediato, questa volta a sparire dal campo è la squadra di Amorim che subisce, sbanda, caracolla ma resta in piedi perché Maignan ci mette una mano provvidenziale in un paio di occasioni (Calhanoglu e Spence). Poi, però, affiorano vecchi difetti su palla inattiva: Bastoni ne approfitta e legittima l'inerzia a favore dei suoi con una rete che è una boccata d'ossigeno. È il segnale della rimonta? No. Perché Thuram là davanti è tutto solo. E perché Barella combina una sciocchezza fatale: non spazza davanti all'area, commette un fallo ingenuo su Musah e concede al Milan l'agio di spezzare la trama migliore degli avversari. Anzi, al diavolo va di lusso: Modric lascia la battuta a Moreira, lui sfodera una punizione a giro che s'alza e s'abbassa all'improvviso all'incrocio dei pali. Che mazzata per l'Inter, rispedita sotto la doccia con 3 reti sul groppone.

Inter a una punta, Chivu cambia? No. Alla ripresa lascia tutto com'è. Continua a giocarsela così, nonostante la presenza in area sia impalpabile e Thuram schiacciato nella morsa degli avversari. Al 70° riflette, si consulta. Pio Esposito è più in là a scaldarsi, ogni tanto dà un'occhiata alla panchina. Ma non arriva alcun segnale. Il tecnico è convinto si possa ‘sfondare' sugli esterni usando (anche) i piedi buoni dei centrocampisti e mette dentro Zielinski, Mhkitaryan che i colpi li hanno. Va avanti ancora per un po' poi vede il cronometro che scorre inesorabile e si convince. Tutti dentro, a cominciare da Esposito (compresi Bonny e Dimarco) per gli ultimi assalti.

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