Chivu dopo il derby: “Bonny ha vomitato tutta la notte, Pio aveva la febbre. Abbiamo improvvisato”

Immagine
Il tecnico dell’Inter spiega così la scelta di giocare con una sola punta contro il Milan. Non è stato un azzardo né una scelta tattica. “Abbiamo avuto giocatori con virus intestinale in questi giorni e siamo stati costretti a improvvisare”.

"Non è mai facile avere la stessa fame da un anno all'altro". La frase che pronuncia Chivu al termine del derby perso 3-1 contro il Milan introduce un tema interessante. Dà la risposta alle amnesie di una squadra che ha perso solidità, certezze e finora se l'è cavata compiendo rimonte esaltanti. Ma questa sera non c'era Lautaro Martinez, che ha spesso tolto le castagne dal fuoco e quando lo hai là davanti accanto a Thuram (o a Pio) è tutta un'altra cosa. E poi il piano, forzato dall'emergenza, di schierare una sola punta (Thuram) è andato male. Perché questa mossa? Non è stato un azzardo, il tecnico non aveva scelta. Pure questo è un fattore che allarga il campo della riflessione su come sono andate le cose.

"Abbiamo dovuto improvvisare, abbiamo avuto emergenze saltate fuori negli ultimi due giorni – dice Chivu -. Siamo stati costretti a cambiare, Bonny ha vomitato tutta la notte, aveva la febbre e ci ha dato disponibilità solo all'ultimo. Abbiamo avuto giocatori con virus intestinale in questi giorni. Pio aveva avuto la febbre. Abbiamo provato a giocare tra le linee: Diouf doveva attaccare di più lo spazio, pensavamo che fosse la soluzione migliore, abbiamo dovuto adattarci alle emergenze".

Detto questo, il fatto che l'Inter non riesca a vincere un derby da due anni ha messo il dito nella piaga. Certe gare le vinci, o le puoi vincere, solo se hai testa, cuore e gambe connesse. E questa formazione ha spesso dimostrato blackout nel circuito.

"Fa male perdere un derby con aspettative alte da parte nostra. Abbiamo sbagliato l'approccio, non è tutto da buttare, abbiamo reagito, potevamo pareggiare con quella parata di Maignan. Ci dispiace, ci aspettavamo di fare meglio, ci aspettavamo di fare qualcosa di più. Dobbiamo migliorare su approccio, atteggiamento e determinazione che in alcuni momenti ci manca. Dobbiamo voltare pagina perché tra 3 giorni c'è una partita altrettanto importante".

Immagine

È qui il nocciolo della questione. Quel ‘provincialismo' sottolineato in conferenza. Cosa intendeva? La consapevolezza di essere una squadra è un'arma a doppio taglio, soprattutto se non hai più abbastanza anticorpi per restare solida e con la percezione del pericolo, quella che in determinate occasioni ti porta a fare cose semplici, anche ‘sporche'.

"Non cerco scuse, alibi e non guardo al passato ma bisogna ammetterlo. Facciamo fatica a trovare la cattiveria se non quando si va sotto e a volte è un po' tardi. Abbiamo le nostre colpe per l'atteggiamento, per la leggerezza quando difendiamo. L'anno scorso avevamo più cattiveria, bisogna ritrovarla".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views